«PINK FLOYD A BRESCIA – IL CONCERTO - Mirko Boroni» la recensione di Rockol

Mirko Boroni - PINK FLOYD A BRESCIA – IL CONCERTO - la recensione

Recensione del 19 giu 2021 a cura di Nino Gatti

Voto 8,5/10

La recensione

Immaginare un libro realizzato partendo da zero, anzi soltanto da una data – quel fatidico 19 giugno 1971, quando i Pink Floyd si esibirono a Brescia – potrebbe risultare per molti un'impresa pazzesca, impossibile. Un percorso impervio, uno sforzo immane quasi quanto quello di Sisifo, per restare in ambito floydiano, soprattutto se sei alla prima esperienza editoriale. Eppure la passione, la tenacia e la dedizione di alcuni fan, sono stati gli ingredienti imprescindibili per giungere a questo piccolo miracolo. 
Ho tra le mani questo prezioso volume intitolato “Pink Floyd a Brescia.

Il concerto”, del quale ho avuto l’onore di seguire la genesi. Realizzato dalla Liberedizioni di Gavardo (BS), ha formato A4 ed è completamente a colori. La copertina è rigida ed è impreziosita dalla presenza, in allegato, delle riproduzioni del biglietto, di una foto e di due articoli, preziose memorabilia relativa al concerto di Brescia. .

Questo libro nasce da una ricerca effettuata da quattro appassionati, che si sono autodefiniti con sorprendente semplicità come GDR (Gruppo Di Ricerca). Da un’insana idea risalente all’estate 2018, questo collettivo di temerari è stato in grado di realizzare un volume, il cui risultato era tutt’altro che scontato. Sono in quattro a dividersi i meriti di aver scandagliato a fondo il territorio – e non solo quello bresciano – con l’audacia e la tenacia necessari per portare alla luce i ricordi di quell’evento. Si tratta di Mirko Boroni, colui che ha poi curato il volume, Gabriele Nani, Paolo Belotti e Amedeo Bressanelli. 

Il libro è strutturato come un lungo ricordo raccontato da un fan bresciano, il 45enne Mirko, troppo giovane per aver assistito allo show del 1971, ma tenacemente audace al punto tale da salire sull’astronave floydiana, pronto ad affrontare un viaggio a ritroso nel tempo pieno di incognite.

La prefazione è firmata da Armando Gallo, noto a quelli un po’ più attempati per essere stato uno storico collaboratore del settimanale musicale Ciao 2001 e testimone del successo dei Genesis sin dai primi concerti italiani. Gallo seguì i Pink Floyd durante il mini tour italiano del 1971 proprio per Ciao 2001, la rivista che promuoveva le due date di quel tour. Segue la premessa firmata da Gabriele Nani, dove si assaporano le varie fasi vissute dal GDR. .
Sin dalle prime pagine il libro racconta della situazione dei concerti in Italia di quei mesi, una storicizzazione di quel momento difficile, necessaria per inquadrare e ripercorrere quel clima di profondo disagio culturale, sociale e politico. Il libro ricostruisce le cronache di quella lunga scia di disordini, le conseguenti cariche della polizia per contrastare momenti di disturbo, realizzati ad arte e che ebbero il loro culmine nel tristemente noto show dei Led Zeppelin al Vigorelli di Milano in occasione del Cantagiro. Furono quei disordini a suggerire alle autorità di annullare l’annunciato show dei Pink Floyd al Palaghiaccio di Milano e il successivo e rocambolesco spostamento a Brescia.

Opportunamente, il libro propone alcuni materiali iconografici relativi ad altri concerti che ebbero luogo in Italia in quelle settimane. Dei Pink Floyd viene ricostruita l’evoluzione dei live show dal 1967 al 1971. Il libro riserva ovviamente spazio agli show di Brescia e Roma, che diedero alla band la consapevolezza di essere sulla buona strada. Quasi metà volume offre le preziose testimonianze di chi quella sera era presente nel 'ciambellone' bresciano, sforzandosi di recuperare ricordi ed emozioni di quelle ore che sono ancora impresse nella memoria dei protagonisti.

Tra le testimonianze, quelle prestigiose di Aldo Tagliapietra, basso e voce storica delle Orme e di Francesco Sanavio, orgoglioso organizzatore di quello spettacolo.  Alcune testimonianze sorprendono, altre sono nebulose come i fumi azzurri della marijuana che circolava tra i giovani seduti sul cemento del palazzetto. Ricordi assolutamente emozionanti, vero spaccato di un’epoca che è consegnata alla memoria e alla storia. Emerge da queste pagine il ricordo di un evento unico, inaspettato, da raccontare con orgoglio a figli e nipoti, in una città alla prima vera esperienza col rock, quello che conta. Il racconto è avvincente, pervaso d’amore e della genuina meraviglia dell’autore e dei protagonisti per un evento che la città di Brescia vive ancora oggi con immutato stupore. 

Tra le pagine si narra anche di una delle meraviglie che caratterizzavano il suono dei primi Pink Floyd, quel Binson Echorec completamente “made in Italy”, grazie a una lunga e precisa ricostruzione dell’azienda milanese che lo produceva. Mirko si avventura così nella ricostruzione di quella che era l’attrezzatura utilizzata dalla band per lo spettacolo bresciano, analizzando con piglio certosino strumenti, amplificazione e quant’altro si evince dall’attenta osservazione delle foto di quella serata. 

A proposito di foto, sono tanti gli scatti relativi allo show ospitato dal Palazzetto EIB di Brescia, alcuni mai visti prima, vero pezzo forte del volume.

Ci sono scatti inediti effettuati nelle prime ore del pomeriggio, quando il pubblico stava lentamente riempendo il piazzale esterno e l’interno del palazzetto, oltre ad altri negativi, professionali e non, rimasti nel cassetto per quasi 50 anni. Altro fiore all'occhiello di questa avvincente ricerca è la definitiva localizzazione dell’albergo bresciano che ospitò gli artisti a fine concerto, prima della partenza alla volta di Roma per il secondo show del 20 giugno. Conclude il libro una sezione riservata ai bootleg del concerto bresciano e un’appendice che confronta la strumentazione usata nel 1971 da artisti come T. Rex, Faces, Yes, Led Zeppelin, E.L. & P., Jethro Tull, per arrivare ai Pink Floyd. .

Un libro gradevole, genuino e sincero come l’amore di quanti hanno lavorato duramente per realizzarlo e che ringraziamo per aver fissato su carta un evento che a distanza di 50 anni riempie d’orgoglio l’Italia intera. (ng)

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