«LA MUSICA CHE RESTA - Federico Pistone» la recensione di Rockol

Federico Pistone - LA MUSICA CHE RESTA - la recensione

Recensione del 13 apr 2021 a cura di Franco Zanetti

Voto 8/10

La recensione

Il titolo è rubato a una canzone di Roberto Vecchioni, "Il cielo capovolto" ("A chi darai... la musica che resta e che non canterai"); e con questo titolo Federico Pistone firma il suo sesto libro in meno di tre anni (cominciando da "I migliori anni della nostra musica", 2018, e proseguendo con i monografico "tutto" dedicati a Fabrizio De André, Paolo Conte, Francesco De Gregori e Francesco Guccini).
Pistone, l'ho già scritto, è un giornalista di razza (si informa, si documenta, verifica) ed è un grande appassionato di musica - solo una grande passione può motivare e giustificare la fatica di scrivere libri che, nella situazione attuale del mercato editoriale, non possono generare redditi significativi.

Questo libro gli è costato sangue sudore e lacrime, mesi di lavoro matto e disperatissimo, e raccoglie - come da sottotitolo - "Cinquecento canzoni per illuminare la notte". O, come spiega la quarta di copertina, "le canzoni più intime e intense di ogni artista italiano". Non è proprio così, perché l'autore predilige i cantautori, e infatti tutte le cinquecento (!) canzoni trattate nel suo libro sono produzioni cantautorali.
A me, lo sapete, i cantautori vanno un po' per traverso - quasi tutti e quasi sempre sono troppo impegnativi per chi dalle canzoni cerca svago e spensieratezza. Ma rispetto l'approccio di Pistone, che in sostanza presenta una selezione ragionata secondo i criteri di intimità e intensità del repertorio di 54 cantautori, da Adamo a Renato Zero, passando inevitabilmente per i suoi prediletti Ivan Della Mea e Renzo Zenobi. E per ognuno costruisce un percorso ben motivato e ben strutturato.
Cinquecento canzoni sono tante, ma - come scrive l'autore nell'introduzione - "mancano tanti brani, tanti artisti, tanti gioielli di sentimento, di impegno, di ironia, che andrebebro fuori tema 'esistenziale' e che potrebbero riempire - non è una minaccia - un secondo volume di 'musica che resta'".
Mi piacerebbe leggerlo, un secondo volume; magari senza 'impegno' e con più leggerezza.

Franco Zanetti
 

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