«LA MORTE MI FA RIDERE, LA VITA NO - Elisa Giobbi» la recensione di Rockol

Elisa Giobbi - LA MORTE MI FA RIDERE, LA VITA NO - la recensione

Recensione del 02 feb 2021 a cura di Franco Zanetti

Voto 6,5/10

La recensione

"Maledetti e dimenticati della canzone italiana" è il sottotitolo di questo libro in cui l'autrice racconta sette artisti scomparsi.

Le prime 180 pagine sono dedicate a Fred Buscaglione, Piero Ciampi, Luigi Tenco, Franco Califano, Gabriella Ferri, Mia Martini e Rino Gaetano; ed ogni capitolo è costituito da un racconto delle vita e della carriera del personaggio al quale è dedicato, completato da un'intervista (a Michele Manzotti per Buscaglione, a Enrico De Angelis per Piero Ciampi, a Elisabetta Malantrucco per Luigi Tenco, ad Antonio Gaudini per Franco Califano, a Federico Guglielmi e Bianca Giovannini per Gabriella Ferri, a Paolo Redaelli per Mia Martini, ad Arturo Stalteri per Rino Gaetano). Una buona idea; che sarebbe potuta - e secondo me dovuta - essere il vero filo conduttore del libro, giacché le pur ampie schede biografiche che precedono le interviste sono, più o meno inevitabilmente, ripetizioni (per quanto ben confezionate) di informazioni già ampiamente disponibili, e risultano tutto sommato pleonastiche.
Ancora meglio sono le (troppo poche) pagine della seconda parte del libro, in cui Attilio Pace ricorda il padre Daniele, Vito Vita scrive di Ugolino e Stefano Rosso, Timisoara Pinto di Enzo del Re, Giò Alajmo di Guido Toffoletti (al quale ha recentemente dedicato un libro, che abbiamo recensito qui https://www.rockol.it/recensioni-musicali/libri/1066/gio-alajmo-bluesman), Claudia Riva del fratello Massimo e l'autrice di Franco Fanigliulo. La stessa modalità si sarebbe potuta applicare per altri artisti ricordati troppo velocemente e sbrigativamente nelle pagine dalla 181 alla 187: cito ad esempio Lucio Quarantotto, Renzo Zenobi, Enzo Carella, Mauro Pelosi, Herbert Pagani, Alfreedo Cohen, Freak Antoni e Giuni Russo, ognuno dei quali avrebbe meritato qualche pagina e non solo poche righe. E forse se il libro fosse stato costruito tutto con questa modalità sarebbe risultato più originale.

Franco Zanetti

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