«ALEX CHILTON – UN UOMO CHIAMATO DISTRUZIONE - Holly George-Warren» la recensione di Rockol

Holly George-Warren - ALEX CHILTON – UN UOMO CHIAMATO DISTRUZIONE - la recensione

Recensione del 24 apr 2020

La recensione

Provo invidia, lo confesso, per gli autori anglosassoni di libri di argomento musicale. Anche favoriti dal fatto di scrivere in una lingua pressoché franca, nel senso che conoscere l’inglese è sostanzialmente un obbligo per gli appassionati di musica di tutto il mondo, ma anche dall’occuparsi di personaggi noti internazionalmente, riescono a lavorare con la dovuta attenzione, avendo a disposizione il tempo necessario e (soprattutto) venendo remunerati decorosamente.

Senza stare a scomodare la titanica impresa in cui è impegnato Mark Lewisohn, che ai tre volumi della sua biografia “definitiva” dei Beatles ha previsto di dedicare più di vent’anni di lavoro (dal 2005 al 2028), e che per questa missione ha ricevuto dal suo editore un anticipo di un milione di sterline, basta leggere la postfazione a questo libro da poco edito da Jimenez. L’autrice, una ex musicista e oggi giornalista musicale statunitense, che con Chilton ha avuto frequentazioni sia personali sia professionali, spiega di aver dedicato all’opera “tre anni e passa di lavoro”, e fa l’elenco delle persone che hanno collaborato con lei – a pagamento, s’intende – alle ricerche, alle verifiche e alla redazione del volume. E così si è potuta prendere il lusso di scrivere di un nome abbastanza oscuro, per quanto glorioso, della scena rock statunitense: non una boyband, non un fenomeno del pop o del rap, ma un musicista come Alex Chilton, uno per il quale la qualifica “di culto” è assolutamente legittima.

Di Chilton, la scrittrice ripercorre la vita e la carriera – nel primo capitolo addirittura ne ricostruisce l’albero genealogico dal 1660 (sì, ho scritto giusto: milleseicentosessanta) – toccando sia il periodo da quasi-teen idol con i Box Tops (“The letter”, 1967), sia quello da leader dei Big Star (1971-1974), sia quello da solista. E lo fa intervistando decine di persone, rileggendo centinaia di articoli e riascoltando centinaia di ore di registrazioni, così raccogliendo una mole imponente di materiale, riordinare la quale non dev’essere stato impresa semplice.

Del resto l’autrice ha esperienza: fra i suoi lavori precedenti segnalo una recente biografia di Janis Joplin, un libro su Woodstock scritto a quattro mani con Michael Lang, ideatore del Festival, e una lunga collaborazione con l’“Encyclopedia of Rock & Roll”. Ecco; se questo libro ha un limite, oltre a quello dell’impegno che richiede per essere letto per intero – e così motivo anche il ritardo con cui ve ne sto riferendo – è forse l’eccesso “enciclopedico” di minuziosità, l’affollamento di informazioni, la sovrabbondanza di dettagli: il che ne fa senz’altro il libro di riferimento per i fan di Alex Chilton che fossero rimasti insoddisfatti o insaziati da “Radio Citry” di Bruce Eaton, o da “Big Star” di Rob Jovanovic – ma un cimento troppo impegnativo per chi non abbia Chilton come (appunto) musicista di culto.

Franco Zanetti

 

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