Conosco Massimo Bonelli da un bel po’ – da quando suonava negli Alibia all’inizio degli anni Duemila, da quando lavorava alla Compagnia Nuove Indye qualche anno più tardi, e ne ho seguito l’itinerario professionale fino ad oggi, quando è direttore (e fondatore) di iCompany e direttore artistico del Concertone del Primo Maggio. Posso dunque testimoniare che non gli mancano l’esperienza e la competenza per (tentare di) insegnare “come costruire una carriera musicale nell’era del digitale”, come recita il sottotitolo del libro.
Posso anche testimoniare, avendo letto il libro per intero, che nelle sue pagine si trovano contemporaneamente una precisa fotografia della scena musicale e discografica odierna e un “manuale di istruzioni” per chi di questa scena ambisce a far parte.
Certo, chi – come me – in questa scena è entrato a metà degli anni Settanta, vede un panorama non solo radicalmente mutato, ma anche decisamente meno divertente, affascinante e romantico di quello che vedevamo noi. Per quanto Bonelli non manchi di sottolineare ogni volta che può che poi, alla fine, sono le canzoni a fare la differenza, è abbastanza desolante rendersi conto che il marketing digitale, le sue prassi e i suoi strumenti sono diventati assolutamente prioritari rispetto alla passione confusa e felice che spingeva chi “ci provava” quarant’anni fa. Leggendo le raccomandazioni (peraltro fondatissime) dell’autore, se io fossi oggi un musicista di belle speranze mi arrenderei senza combattere alla pletora di adempimenti necessari per poter sperare di mettersi in luce (“scrivi il brand position statement” – eh?).
Ma, appunto, i giovani d’oggi sono più svegli dei giovani dei tempi miei. O almeno glielo auguro, perché da quello che scrive Bonelli oggi non basta saper scrivere belle canzoni e/o saperle cantare in maniera convincente: bisogna avere un sacco di altre cose e fare un sacco di altre cose, e bisogna sostanzialmente farsele da soli. Se ve la sentite, “La musica attuale” può aiutarvi.
(PS ho chiesto a Bonelli come mai il libro non tocca né il tema dei concorsi né quello dei talent show, mi ha risposto che sarebbe stato un argomento lungo e complicato, e il libro aveva già abbastanza pagine. Magari per la prossima ristampa, dico io...).
Franco Zanetti