La breve, tormentata e complessivamente sfortunata vita di Christa Paffgen in arte Nico è già stata raccontata in almeno tre libri (nessuno dei quali, mi risulta, tradotto in italiano; il più equilibrato è “Songs they never play on the radio” di Richard Witts) e in due film-documentari (“Nico-Icon”, che se volete – e ve lo raccomando - potete vedere qui per intero, e il recente “Nico, 1988” dell’italiana Susanna Nicchiarelli).
Alla chanteuse tedesca dei primi Velvet Underground hanno dedicato libri in italiano anche Gabriele Lunati, nel 2006, e più recentemente Valeria Arnaldi.
Lo scrittore romano Massimo Palma sceglie un approccio meno documentaristico e più romanzato, ricreando episodi veri o verosimili dei quali la sua eroina è (o potrebbe) essere stata protagonista, e trasformandola in un personaggio più letterario che reale; non tanto per quello che di lei viene raccontato, quanto per il modo e il linguaggio con il quale Nico è ricreata agli occhi del lettore. Così incontriamo lungo le pagine anche tutti gli uomini che hanno attraversato e in diversi modi segnato l’esistenza di Nico: Federico Fellini e Andy Warhol, Lou Reed e John Cale, Bob Dylan e Leonard Cohen e Jackson Browne e Jim Morrison e Iggy Pop, e il suo unico figlio Ari.
Palma scrive molto bene e si è ben documentato; il risultato è che il suo libro suscita una grande e profonda empatia, facendoci partecipare emotivamente della parabola umana e artistica dell’artista.
(Franco Zanetti)