«IL CANTANTE AL MICROFONO - Eugenio Finardi e Sentieri Selvaggi» la recensione di Rockol

Eugenio Finardi e Sentieri Selvaggi - IL CANTANTE AL MICROFONO - la recensione

Recensione del 08 mar 2011

La recensione

Un noto adagio recita: da cosa nasce cosa. Spesso è proprio così !
Filippo Del Corno di Sentieri Selvaggi, uno degli ensemble in maggiore vista della musica contemporanea italiana, chiacchierando con Elio De Capitani, attore e autore teatrale tra i migliori in Italia, viene a conoscenza della poliedrica figura di Vladimir Vysotsky e si incuriosisce. Si incuriosisce e rimane affascinato a tal punto da pensare di proporre una piccola parte della sua opera tradotta e rivisitata. L’intuizione dei Sentieri Selvaggi va oltre e - mancando di una voce - la proposta viene inoltrata a Eugenio Finardi, sperimentatore delle potenzialità della voce e degli stili musicali, basti pensare alle più o meno recenti incursioni nel fado e nel blues. Il cantante milanese accetta di buon grado la sfida ed ecco realizzarsi un tour e, nel febbraio 2008, il cd “Il cantante al microfono” che vincerà nello stesso anno il Premio Tenco. A inizio 2011 arriva nei negozi l’omonimo dvd che altro non è che la registrazione di un concerto di quel tour, nello specifico del concerto tenutosi al Teatro Comunale di Monfalcone l’11 novembre 2008. Dodici canzoni che esaltano le doti interpretative oltre che vocali veramente eccellenti di Eugenio Finardi e la precisione musicale dell'ensemble Sentieri Selvaggi diretti da Carlo Boccadoro. Tra i contenuti speciali nel dvd un dietro le quinte del progetto “Il cantante al microfono” e i testi nella traduzione italiana curati da Sergio Secondiano Sacchi.
Ma chi è Vladimir Vysotsky ? Attore, poeta, cantante e chitarrista russo, classe 1938, non conoscerà le gioie e le miserie della vecchiaia poiché passerà a miglior vita per un problema cardiaco nel 1980. Seppur comunista era inviso al regime di Mosca per l’insopprimibile anelito di libertà e ironia che soffia potente in ogni sua composizione. Amatissimo dal popolo russo, questa sorta di Fabrizio De Andrè sovietico, ebbe quasi un milione di persone al suo funerale nonostante la notizia della sua scomparsa venne taciuta dagli organi ufficiali di informazione.
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