«CONCERT FOR DIANA - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - CONCERT FOR DIANA - la recensione

Recensione del 29 ott 2007

La recensione

Lo scorso primo luglio, presso il nuovo Wembley Stadium di Londra, i principini d’Inghilterra William e Henry organizzarono “Concert for Diana”, un mega-concerto per celebrare quello che sarebbe stato il 46esimo compleanno della loro defunta madre. La manifestazione ebbe chiaramente successo (63.000 spettatori più mezzo milione di persone collegate via tv), ma forse non suscitò l’entusiasmo che sarebbe stato lecito aspettarsi da un evento di tale portata. Proprio in questi giorni Clarence House ha annunciato l’incasso, buono ma non strabiliante, del Concerto: un milione e 730 mila euro che saranno devoluti in beneficenza agli otto enti benefici selezionati dai figli di Diana.
Ora, come da programma, viene dato alle stampe il DVD dell’evento, una sontuosa pubblicazione divisa in due dischi a loro volta suddivisi in tre atti: il filmato alterna esibizioni dal vivo, autorevoli presentazioni e i ricordi (in video) di persone che furono vicine alla Principessa del Galles.
Il primo atto si apre con il piano di Elton John che intona “Your song” e scalda il palco ai due principini che aprono ufficialmente l’evento. William e Henry lasciano il posto ai Duran Duran (“Sunrise”, “Wild boys e “Rio”) e successivamente all’esibizione chitarra, voce e tastiera di James Morrison (“You give me stomething”, “Wonderful world”), la carica della pop-star Lily Allen (“Ldn” e “Smile”), Fergie (“Glamorous”, “Big girls don’t cry”), The Feeling (“Fill it in my world”, “I love it when you call”), Pharrell Williams (“Drop it like it’s hot”, “She wants to move”) e Nelly Furtado (“Say it right”, “I’m like a bird”, “Maneater”).
Il secondo atto parte da una band storica del rock britannico come gli Status Quo (“Rockin’ all over the world”), proseguendo poi con una splendida Joss Stone che a piedi nudi intona “You had me” ed una versione soul di “Under pressure” dei Queen, un medley tastiera, chitarra e voce di Roger Hodgson dei Supertramp (“Dreamer”, “The logical song”, “Breakfast in America”, “Give a little bit”), i giovani Orson (“Happiness”, “No tomorrow”), il veterano Tom Jones accompagnato prima da Joe Perry degli Aerosmith (“Kiss” e la cover soul di “I bet you look good on the dance floor” degli Arctic Monkeys) e poi raggiunto da Joss Stone per “Ain’t that a lot of love”. Chiudono il primo disco e la prima parte del secondo atto Will Young (“Switch on”) e Natasha Bedingfield (“Unwritten”).
Il secondo disco comincia con la seconda parte del secondo atto (si perdoni la produzione per questa suddivisione) che parte con l’ex Roxy Music Bryan Ferry (“Slave to love”, “Make you feel my love”, “Let's stick together”) per poi passare all’amore di Diana per i musical di Andrew Lloyd Webber: ecco così Anastacia per “Jesus Christ Superstar”, Connie Fisher e Andrea Ross per “Memory ouverture” da “Il fantasma dell’opera”, Andrea Bocelli per “Music of the night” sempre da “Il fantasma dell’opera”, Sarah Brightman e Josh Groban per “All I ask of you” da “Cats” e Donny Osmond, James Donovan e Lee Mead per “Any dream will do” da “Joseph and the amazing technicolor dreamcoat”.
Finalmente si giunge al terzo atto, aperto da un calcio al pallone di Rod Stewart (“Maggie May”, “Baby Jane”, “Sailing”) e prolungato da un set di cinque brani del rapper Kanye West (“Gold digger”, “Touch the sky”, “Stronger”, “Diamonds from Sierra Leone”, “Jesus walks”), il suo collega P.Diddy (“I’ll be missing you”, ri-arrangiamento di “Every breath you take” dei Police) ed i Take That (“Shine”, “Patience”, “Back for good”). La serata si chiude così come si era aperta: con l’esibizione di uno degli amici più cari di Lady D come Elton John (”Saturday night's alright for fighting”, “Tiny dancer”, “Are you ready for love”) ed il saluto dei principini che ringraziano il pubblico.
“Concert for Diana” è una pubblicazione inevitabilmente lunga e fastosa, vista la portata dell’evento. Si poteva però organizzare il prodotto in modo più semplice, senza suddividere il tutto in atti e parti che rendono la visione ancora più complicata. Consigliato a chi ama gli eventi mondani e le celebrazioni postume: la musica in questo caso è solo un pretesto.
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