Alejandro Escovedo - BIG STATION - la recensione

Recensione del 01 ago 2012

Voto 7/10
Alejandro Escovedo è uno con la pelle dura. Nato in Texas da migranti messicani, il cantautore ha dovuto affrontare (e superare) diversi ostacoli nella sua vita. Dapprima la morte della moglie, quando aveva appena deciso di intraprendere la carriera solista (prima militava nei Nuns) e poi una grave forma di epatite C, dalla quale è riuscito a guarire definitivamente nel 2005.

“Big station”, titolo del suo nuovo album, giunge a due anni di distanza dal precedente capitolo “Street songs of love” (prodotto ancora una volta da Tony Visconti), un lavoro in cui si incontrano le diverse anime di Escovedo, da quella country-folk a quella messicana, passando per il punk (valorizzato dalla sua band, The Sensitive Boys) ed anche sfumature glam.
Diversi episodi sono stati composti con la collaborazione del cantautore californiano Chuck Prophet. Da segnalare una cover del classico messicano di Alvaro Carillo del 1959 “Sabor a mi”, primo brano inciso in spagnolo da Escovedo.

Tracklist

01. Man of the world
02. Big station
03. Sally was a cop
04. Bottom of the world
05. Can't make me run
06. San Antonio rain
07. Headstrong crazy fools
08. Common mistake
09. Never stood a chance
10. Party people
11. Too many tears
12. Sabor a mi

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