Andrew Bird - BREAK IT YOURSELF - la recensione

Recensione del 05 mar 2012

Voto 8/10
Andrew Bird, a tre anni di distanza dal suo ultimo lavoro “Noble beast”, torna per presentare il suo sesto capitolo discografico “Break it yourself”.
Il disco è stato registrato in un granaio appena fuori Chicago (ristrutturato dal violinista americano qualche anno fa) con il supporto di un registratore ad otto tracce e con l'ausilio di tre musicisti come Jeremy Ylvisaker (chitarra, tastiere), Mike Lewis (basso) e Martin Dosh (batteria).
I quattordici brani qui presenti sono incentrati principalmente sui sentimenti e le emozioni, anche se non mancano ad esempio episodi dedicati alla natura come “Desperation breeds...” in cui si narra l'estinzione delle api e le conseguenze sulla nostra specie.
Musicalmente il disco resta nei territori del precedente album, con in primo piano il violino e la voce di Bird, su sonorità che spaziano tra indie-folk malinconico, echi di atmosfere irlandesi e caraibiche e riferimenti a maestri come Paul Simon e Beck.
Da segnalare il duetto con la cantante St.Vincent nel brano “Lusitania”.

Tracklist

01. Desperation breeds
02. Polynation
03. Danse Caribe
04. Give it away
05. Eyeoneye
06. Lazy projector
07. Near death experience experience
08. Behind the barn
09. Lusitania
10. Orpheo looks back
11. Sifters
12. Fatal shore
13. Hole in the ocean floor
14. Belles

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