Ryan Adams - ASHES & FIRE - la recensione
Recensione del 01 ott 2011
Dopo un disco metal (“Orion”) che ha sconcertato i fan della prima ora, una doppia raccolta di outtakes con i Cardinals e una pausa dovuta a motivi personali e di salute, Ryan Adams inaugura una nuova fase della sua turbinosa carriera con uno dei suoi migliori dischi di sempre: un album alt.country (come ai tempi di “Heartbreaker”, o prima ancora dei Whiskeytown), melodico e spesso sottovoce, composto prevalentemente da ballate, guidato dalla mano esperta dello storico produttore Glyn Johns (Beatles, Rolling Stones, Who, Clash..), arricchito dalla voce di Norah Jones e dalle tastiere di Benmont Tench, dominato dai suoni caldi e analogici delle chitarre e della lap steel. Ma a fare la differenza è il repertorio: undici canzoni omogenee, ispirate e senza cedimenti, che confermano un talento pienamente ritrovato.
Tracklist
01. Dirty rain
02. Ashes & fire
03. Come home
04. Rocks
05. Do I want
06. Chains of love
07. Invisible riverside
08. Save me
09. Kindness
10. Lucky man
11. I love you but I don’t know what to say