Marti - BETTER MISTAKES - la recensione

Recensione del 30 mag 2011

Sono trascorsi ben cinque anni da quando i Marti diedero alle stampe il disco d'esordio “Unmade beds”, un lavoro che conquistò numerosi consensi in ambito nazionale ed internazionale, consentendo loro anche di aprire concerti per Patty Smith e Joan As Police Woman.

In questo periodo Andrea Bruschi, la mente del progetto, è stato impegnato su diversi fronti, in particolar modo come attore, anche per registi del calibro di Guido Chiesa, Catherine Hardwicke, Peter Greenaway e Giuseppe Ferrara.
Anticipato lo scorso anno dal singolo “Per pochi attimi” (versione italiana di “The price we pay”, con testo curato da Francesco Bianconi dei Baustelle), ecco finalmente il secondo capitolo discografico dei Marti “Better mistakes”, un lavoro registrato in quel di Amsterdam con il produttore Bob Rose.
Bruschi, genovese di nascita ed attualmente residente a Berlino, è stato affiancato dai fidi multistrumentisti Simone Maggi e Claudia Natili, oltre che da ospiti d'eccezione come il batterista Clive Deamer, già al fianco di Portishead e Robert Plant.
Il disco è incentrato su atmosfere noir che attingono da scenari cinematografici, il tutto su un tappeto in bilico tra jazz, rock e testi cupi che ricordano il timbro inconfondibile di Nick Cave.

Tracklist

01. Intro
02. The price we pay
03. In flagrante delicto
04. Wouldn't it be fine
05. The return of the dishwasher
06. 10 long years
07. Havana bride
08. Better mistakes
09. The most implausible thing
10. No stains
11. It doesn't make me happy
12. The girl that turns off street lamps

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