Steve Earle - I'LL NEVER GET OUT OF THIS WORLD ALIVE - la recensione

Recensione del 16 mag 2011

Con i suoi tre ultimi lavori, “Revolution starts now”, “Washington Square Serenade” (2008) e l'maggio a Townes Van Zandt (“Townes”, 2009), Steve Earle ha raccolto grandissime soddisfazioni, nonché tre Grammy Award.
Ora, prendendo in prestito per il titolo il nome dell'ultimo singolo inciso da uno dei suoi mentori Hank Williams poco prima di morire, ecco il suo nuovo album “I'll never get out of this world alive”.
Il disco ha un sound maggiormente delicato e folk-country, ma sempre dai testi impegnati e schierati, accentuato dalla produzione di T-Bone Burnett e dalla presenza di musicisti di grande spessore come Dennis Crouch e Jay Bellerose alla sezione ritmica, Greg Leisz alla steel guitar, mentre Allen Toussaint appare ai fiati nella conclusiva “This city”, dedicata alla città di New Orleans.
Steve Earle, classe 1955 e una vita turbolenta alle spalle, pubblicherà a breve con lo stesso titolo di questo disco il suo primo racconto sulle vicende di Doc Ebersole, una sorta di medico dipendente da morfina che prese in cura lo stesso Hank Williams per farlo guarire dalla sua dipendenza dall'alcool.

Tracklist

01. Waitin' on the sky
02. Little emperor
03. The Gulf of Mexico
04. Molly – O
05. God is God
06. Meet me in the Alleyway
07. Every part of me
08. Lonely are the free
09. Heaven or hell
10. I am a wanderer
11. This city

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