John Mayer - BATTLE STUDIES - la recensione

Recensione del 01 dic 2009

Torna John Mayer, uno dei più puri talenti chitarristici emersi in questo decennio dalle brume del blues che, in terra americana, continua a sfornare nuovi episodi validi almeno ogni lustro. E torna dopo un’esposizione mediatica degna di una star della televisione, soprattutto a margine della relazione con Jennifer Aniston, che rischiava di averlo distratto o di averne inaridito la vena. E torna, infine, dopo “Continuum”, l’album capolavoro del 2006 che fece incetta di Grammy e dischi di platino.

Con “Battle studies” Mayer medita sul tema scivoloso della fine delle storie d’amore e, sulla scia del singolo suadente e semiacustico “Who says”, propone una raccolta elegante, forse a tratti troppo patinata, decisamente distante dalle radici classiche che ne hanno lanciato la carriera. Il blues che ha dentro, però, riemerge nei suoi momenti lirici migliori, quando distilla l’autoironia tipica dei ‘padri’ (“Non ricordo di averti mai visto più bella di così – però, dopo tutto, non ricordo di averti mai visto”), e quando la sua chitarra si fa strada in una stupenda cover del classico “Crossroads” di Robert Johnson in cui, partendo dalla celebre versione dei Cream, viene denudata, sporcata e distorta fino a recuperarle un suono alla ZZ Top.
Dopo 13 milioni di copie vendute nel mondo, “Battle studies” ripropone John Mayer con Steve Jordan in co-produzione e si candida ad un altro disco di platino americano; di qua dall’Oceano, il suo pop-rock di classe è destinato a conquistargli schiere di fans sempre più eterogenee.

Tracklist

01. Heartbreak warfare
02. All we ever do is say goodbye
03. Half of my heart
04. Who says
05. Perfectly lonely
06. Assassin
07. Crossroads
08. War of my life
09. Edge of desire
10. Do you know me
11. Friends, lovers or nothing

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