Con “Battle studies” Mayer medita sul tema scivoloso della fine delle storie d’amore e, sulla scia del singolo suadente e semiacustico “Who says”, propone una raccolta elegante, forse a tratti troppo patinata, decisamente distante dalle radici classiche che ne hanno lanciato la carriera. Il blues che ha dentro, però, riemerge nei suoi momenti lirici migliori, quando distilla l’autoironia tipica dei ‘padri’ (“Non ricordo di averti mai visto più bella di così – però, dopo tutto, non ricordo di averti mai visto”), e quando la sua chitarra si fa strada in una stupenda cover del classico “Crossroads” di Robert Johnson in cui, partendo dalla celebre versione dei Cream, viene denudata, sporcata e distorta fino a recuperarle un suono alla ZZ Top.
Dopo 13 milioni di copie vendute nel mondo, “Battle studies” ripropone John Mayer con Steve Jordan in co-produzione e si candida ad un altro disco di platino americano; di qua dall’Oceano, il suo pop-rock di classe è destinato a conquistargli schiere di fans sempre più eterogenee.