Non fosse per la pronuncia “straniera”, verrebbe quasi da pensare di avere messo le mani sulla ristampa di un gioiellino di West Coast psichedelica fine Sessanta, primi Settanta. Invece sono i Rusties di Bergamo e dintorni, noti fino ad oggi come
cover band
di
Neil Young
con un buon seguito anche in Svizzera e in Germania. Il primo album di “originali” del quintetto, “autoproduzione vera e autenticamente indipendente” nelle parole degli autori, è un disco evocativo e piacevolissimo per chi ama le sonorità di cui sopra. Paga debiti evidenti al nume tutelare (le chitarre e l’incedere “Low spirits”, puro “Zuma” e “Everybody knows…” ), a
Crosby, Stills & Nash
, a Gram Parsons e a certo folk rock britannico (“Above everyman” potrebbe arrivare dal repertorio degli ultimi Fairpor Convention), ma Marco Grompi (cantante, chitarrista e giornalista musicale) e Osvaldo Arlenghi (chitarre, dobro e
backing vocals
), i due
songwriter
, sono all’altezza del compito, capaci di reinventare un suono fluido, luminoso e organico in una sequenza di motivi ipnoticamente insinuanti (“Eclipse”) e ariosi ritornelli (“The show” ), in bell’equilibrio tra ricamo acustico e liberatoria svisata elettrica, cori celestiali e riff autenticamente rock. Ben scelti anche gli ospiti: la voce flessibile e cristallina della “guest star” Cristina Donà nella soave ballata
alt.country
che intitola il disco, la chitarra solista puntuale e ficcante di Robi Zonca su “You’ll never know”, i violini mediorientali di Jada Salem nel crescendo finale di “Sinking”. Molto più di una
tribute band
.