Rusties - MOVE ALONG - la recensione

Recensione del 09 lug 2009

Non fosse per la pronuncia “straniera”, verrebbe quasi da pensare di avere messo le mani sulla ristampa di un gioiellino di West Coast psichedelica fine Sessanta, primi Settanta. Invece sono i Rusties di Bergamo e dintorni, noti fino ad oggi come
cover band di Neil Young con un buon seguito anche in Svizzera e in Germania. Il primo album di “originali” del quintetto, “autoproduzione vera e autenticamente indipendente” nelle parole degli autori, è un disco evocativo e piacevolissimo per chi ama le sonorità di cui sopra. Paga debiti evidenti al nume tutelare (le chitarre e l’incedere “Low spirits”, puro “Zuma” e “Everybody knows…” ), a Crosby, Stills & Nash , a Gram Parsons e a certo folk rock britannico (“Above everyman” potrebbe arrivare dal repertorio degli ultimi Fairpor Convention), ma Marco Grompi (cantante, chitarrista e giornalista musicale) e Osvaldo Arlenghi (chitarre, dobro e backing vocals ), i due songwriter , sono all’altezza del compito, capaci di reinventare un suono fluido, luminoso e organico in una sequenza di motivi ipnoticamente insinuanti (“Eclipse”) e ariosi ritornelli (“The show” ), in bell’equilibrio tra ricamo acustico e liberatoria svisata elettrica, cori celestiali e riff autenticamente rock. Ben scelti anche gli ospiti: la voce flessibile e cristallina della “guest star” Cristina Donà nella soave ballata alt.country che intitola il disco, la chitarra solista puntuale e ficcante di Robi Zonca su “You’ll never know”, i violini mediorientali di Jada Salem nel crescendo finale di “Sinking”. Molto più di una
tribute band .

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