«MATERIA (TERRA) - Marco Mengoni» la recensione di Rockol

Marco Mengoni riscopre le sue radici con "Materia (Terra)", tra soul, gospel e ballate senza tempo

Un album suonato da musicisti in carne ed ossa - nel 2021 fa notizia - e registrato senza andare, stavolta, dall'altra parte del mondo a lavorare con produttori e turnisti di grido: il cantante trova la sua maturità scavando nelle sue radici.

Recensione del 21 dic 2021 a cura di Redazione

Voto 8,5/10

La recensione

Il disco più maturo della carriera di Marco Mengoni finora? Per la cura e l'amore che ci ha messo dentro, si direbbe proprio di sì. "Materia (Terra)" è il disco che il cantante laziale, come lui stesso ha raccontato, sognava di fare da tempo: il titolo richiama da un lato le radici di Mengoni, nello specifico quelle musicali, e dunque gli artisti simbolo della black music con i quali è cresciuto, dalla Motown a Amy Winehouse, passando per Stevie Wonder, e dall'altro la consistenza sonora che caratterizza i brani che compongono l'album.

Suonati da musicisti in carne ed ossa - nel 2021 un disco suonato, ma suonato davvero, finisce per fare notizia - e registrati senza andare, stavolta, dall'altra parte del mondo a lavorare con produttori e turnisti di grido.

Le canzoni di "Materia (Terra)" sono nate nello studio di Mengoni a Milano e solo in una fase successiva sono state impreziosite dal tocco di star come Rob Moose (già braccio destro di Bon Iver e Paul Simon), che qui ha curato gli archi di "Proibito", o di rivelazioni come Tino Piontek aka Purple Disco Machine, che ha prodotto "Ma stasera" e "Mi fiderò", i pezzi più elettronici del disco (perché ad un certo punto - come fa notare giustamente Mengoni - dalla scena musicale afroamericana sono emerse anche Donna Summer e Diana Ross e se usati con gusto e stile, in fondo, i synth non sono così male). "Ho voluto ritornare a qualcosa che istintivamente mi viene facile riconoscere come terreno. La musica afroamericana, il blues, il gospel mi hanno sempre riportato alla sostanza, a qualcosa di pragmatico”, ha raccontato il cantante a Rockol. 

In "Cambia un uomo" c'è il tocco di Mace e di Venerus: è il pezzo-manifesto dell'album, per suoni e atmosfere. Una ballata retrò (non avrebbe sfigurato a Sanremo) con un suono caldissimo: “È un disco da club, che odora di legno, di soffitti bassi, di velluto”, ha sottolineato Mengoni. Ha diversi corrispettivi nel disco, da "Una canzone triste" (sarà il prossimo singolo?) a "Luce". "Il meno possibile" è un duetto con Gazzelle, che guarda al soul bianco d'oltremanica. In "Mi fiderò" c'è Madame. Nel disco ci sono anche due appunti vocali che risalgono alla fase di scrittura delle canzoni che avrebbero composto l'album, che fungono da ideale preludio di "Proibito" e "Luce", tra le canzoni più intense dell'album.

“Materia (Terra)” è il primo lavoro di una trilogia che dovrebbe completarsi entro la fine del 2022: "Idealmente avevo già molto chiare i tri dischi, cosa dovessero parlare e cosa dovessero dire. Sono già molto avanti sul secondo, mentalmente: il problema è che uscito un disco, ora mi concentro su questo e magari mi farà cambiare il secondo. È ancora tutto in divenire", spiega Mengoni. La sfida, ora, sarà portare questi pezzi nella dimensione degli stadi, dove il cantante si esibirà - per la prima volta in carriera - la prossima estate (il 19 giugno sarà a San Siro, a Milano, il 22 all'Olimpico di Roma): "È un disco da club, che odora di legno, di soffitti bassi, di velluto. Cercherò di ricreare queste atmosfere, almeno per questi pezzi”.

TRACKLIST

01. Cambia Un Uomo (03:55)
02. Una Canzone Triste (03:34)
03. Il Meno Possibile (feat. Gazzelle) (02:59)
04. In Due Minuti (02:59)
05. Mi Fiderò (feat. Madame) (03:30)
06. Ma stasera (03:43)
08. Proibito (03:08)
10. Luce (04:04)
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