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«I DON'T LIVE HERE ANYMORE - War On Drugs» la recensione di Rockol

I War On Drugs sono i nuovi Wilco?

La band di Adam Granduciel pubblica "I don't live here anymore", punto di arrivo di una carriera che li ha resi tra le più importanti realtà del rock contemporaneo

Recensione del 30 ott 2021 a cura di Gianni Sibilla

Voto 7,5/10

La recensione

Madison Square Garden, il tempio americano dell'intrattenimento, uno dei più noti e grandi palazzetti al mondo, 20.000 persone nel centro di Manhattan, da 50 anni uno dei luoghi centrali dello sport e della musica. È li che sono arrivati i War On Drugs: ci suoneranno a gennaio. Non sono la prima band ex-indie a sbarcare a quella che gli appassionati di basket chiamano “The Mecca” o che si fa chiamare "The World’s Most Famous Arena" (esagerazione, ma non troppo). Però fa una certa impressione, ed è meritata.
Sono lontani i tempi in cui la band di Adam Granduciel suonava nei palchi dei festival indie, facendo incazzare Mark Kozelek che suonava nel palco minore di fianco ("rock da pubblicità per la birra" disse, per poi scrivere una canzone dal titolo "War On Drugs suck my cock").


"I don't live here anymore" è il secondo album per una major - con in mezzo l'uscita parallela di un disco live, autopubblicato. Non sono cambiati, ed è un bene: i War On Drugs sono una delle migliori rock band in circolazione. O quasi.

Affinità e divergenze tra il compagno Tweedy e i WoD

Nella prima, stupenda, canzone ("Living proof") ad un certo punto parte un assolo di chitarra.

Un flash: sembra l'attacco del solo di Nels Cline su "Impossible Germany", una delle più belle canzoni dei Wilco. Che sono tra le migliori rock band in circolazione: un collettivo dove la somma è maggiore delle parti, con un leader riluttante e schivo come Jeff Tweedy, l'antitesi della rockstar classica. Talvolta qualcuno li addita come simbolo del "dad rock" che è un modo elegante per dire che sono vecchi, ma è il loro approccio rispettoso di una tradizione e sperimentale nella struttura delle canzoni li rende una band unica.
Lo stesso, si può dire, almeno in parte per i War On Drugs: un suono classico, che cita un genere preciso (il rock americano anni '80 e '90), un stile che però spesso esce dalla forma canzone classica, con brani lunghi (soprattutto dal vivo). Certo, sono meno "collettivo": sono principalmente l'opera  di Adam Granduciel, anche lui leader un po' schivo, che nella foto di copertina di questo album non vediamo neanche in volto. Ma i WoD sono di una generazione diversa, più giovane: e che una rock band con questo suono stia arrivando a questi livelli è comunque una buona notizia. Sono già un nome di riferimento, come i Wilco, appunto.

Tutto non cambia per cambiare

"I don't live here anymore" non si sposta molto dallo schema del disco precedente, uscito quasi 4 anni fa: forse una maggiore compattezza nella scrittura: questa volta le canzoni sopra i 6 minuti sono solo due, l'album non va sopra l'ora.
C'è qualche momento dichiaratamente più anni '80: "I don't wanna wait" inizia con un beat che sembra uscito da "In the air tonight" e ti immagini subito una scena di "Miami vice", tanto più che poi si apre con un brano di Don Henley. È uno dei momenti più "laid back" del disco, assieme alla già citata "Living proof", che suona a metà tra i Wilco (appunto) e Jonathan Wilson, assieme a "Rings around my father's eyes", un altra ballata semi-acustica. Nelle canzoni più classiche invece si intrecciano chitarre elettriche e tastiere: "Change" e "Harmonia's dream" sono le canzone archetipiche, in questo senso.

'No news, good news' insomma: questo è ormai il suono dei War On Drugs, e non vedo l'ora di vederli dal vivo. Saranno a Milano il 5 aprile all'Alcatraz, la stessa sera in cui i Counting Crows suonano al Teatro Lirico. Sarà difficilissimo scegliere tra due grandi (e diversi) interpreti del suono americano.

TRACKLIST

01. Living Proof (04:53)
02. Harmonia's Dream (06:26)
03. Change (06:04)
04. I Don't Wanna Wait (05:13)
05. Victim (06:00)
06. I Don't Live Here Anymore (feat. Lucius) (05:27)
07. Old Skin (04:52)
08. Wasted (04:10)
09. Rings Around My Father's Eyes (04:17)
10. Occasional Rain (04:54)
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