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«OCEAN TO OCEAN - Tori Amos» la recensione di Rockol

Tori Amos, sfuggente e determinata come l'acqua

Nel nuovo "Ocean To Ocean" la cantante e pianista americana mette a nudo le proprie fragilità, tra vecchie consapevolezze e nuove inquietudini.

Recensione del 04 nov 2021 a cura di Marco Di Milia

Voto 7,5/10

La recensione

A mettere in discussione qualsiasi certezza per Tori Amos non c’è stato solo un mondo che stava subendo un’imprevedibile battuta d’arresto, ma un intero oceano di mezzo. Quello stesso Oceano Atlantico che ha finito per confinarla nel suo eremo in Cornovaglia l’ha costretta a ripensare al proprio vissuto e alle perdite subite negli ultimi anni. Un processo quasi inconsapevole di introspezione che la rossa pianista e cantante originaria di Newton, North Carolina, si è trovata ad affrontare osservando da quelle scogliere britanniche un ambiente che ogni giorno le pareva sempre più difficile da sopportare e che ha finito per confluire nelle liriche sofferte e cariche di pathos di “Ocean To Ocean”.

 

Profondo come l'oceano

Composto nel corso di questo isolamento forzato dagli eventi, il nuovo album di Tori Amos affonda così le sue radici nei tempi difficili con cui siamo tutti stati chiamati a confrontarci, ciascuno in compagnia delle proprie paure. Chiusa nella sua surreale clausura, la musicista ha così avuto modo di elaborare sia il suo malessere da lockdown, che il dolore provato per la scomparsa della madre, la cui malattia aveva già preso in esame nel precedente “Native Invader” pubblicato nel 2017. Un sentimento di inesorabilità che si dipana lungo tutte le undici tracce di “Ocean To Ocean”, capace di combinarsi tanto con le angosce personali dell’artista quanto nel senso di smarrimento che la pandemia ha inevitabilmente generato.

Se in “Talk with trees” manifesta esplicitamente la propria perdita facendo riferimento alle ceneri che ha conservato tra gli alberi della sua casa in Florida, che in questo periodo non ha più potuto raggiungere - arrivando ad ammettere, soprattutto a sé stessa, di “Non essere sorpresa / Non posso lasciarti andare” -, in “Swim to New York State” prova a superare la distanza fisica dalla nipote passando in rassegna i posti che vorrebbe visitare insieme a lei in un prossimo futuro, sospesa senza soluzione di continuità tra speranza e rassegnazione.

Ancora, in “29 years” traccia un bilancio esistenziale che, come suggerisce il titolo, fa un esplicito riferimento ai quasi tre decenni - di dolcezze e atrocità - trascorsi tra il 1992, anno del suo folgorante album di debutto “Little Earthquakes” e questo 2021 pieno zeppo di dubbi, con tutta l’acqua, appunto, che nel frattempo è passata nel mezzo, mentre per uscire da un periodo irrimediabilmente brutale in “Metal water wood” riprende la filosofia tramandata da Bruce Lee ad “essere come l'acqua”, ovvero in grado di adattarsi a tutto ciò che la circonda, a un ambiente come quello Cornovaglia che le sembrava restringersi attorno ogni nuova mattina.

 

Acqua mai quieta

Sfogliando in questo modo le pagine di un diario intimo, Tori mette in sequenza le proprie esperienze personali, indirizzando agli affetti di qua e al di là dell’oceano le proprie riflessioni. Si alternano perciò consapevolezze e inquietudini, le pulsioni soul di “Devil’s bane”, il pop uptempo di “Spies” e il tango cinematografico di “Birthday baby” in un album in cui la Amos non ha paura di mostrarsi in ultimo una donna vulnerabile, mescolando cicatrici personali e drammi universali. Affidando le proprie paure a un piano che diversamente del solito ha il ruolo di fedele accompagnatore in un soft rock denso e stratificato che, insieme alle chitarre del marito Mark Hawley, del basso di Jon Evans e della batteria del fidato Matt Chamberlain, non disdegna affatto orchestrazioni sinuose e aperture melodiche, per risultare non solo toccante, ma pure perfettamente calato nel nostro tempo.

Non manca infatti nella canzone che dà il titolo al disco una dichiarazione di intenti nei confronti di un élite sociale e politica votata al solo perseguimento dei propri interessi - condensata in strofe come “Ci sono quelli a cui non frega un accidenti / Che siamo vicini all'estinzione di massa” o “Ci sono quelli a cui non frega mai un accidenti / per quello che stanno rompendo” -, mostrando che sotto un’apparente distensione la sua spinta emotiva non si è mai davvero placata. Così in “Ocean To Ocean” racconta di distacco e lontananza, di fluidità e di acqua, ma con il fuoco sempre pronto ad ardere.

TRACKLIST

03. Devil's Bane (04:32)
05. Spies (05:59)
06. Ocean to Ocean (03:30)
08. Metal Water Wood (04:00)
09. 29 Years (04:47)
10. How Glass is Made (03:56)
11. Birthday Baby (04:44)
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