«I’LL BE YOUR MIRROR: A TRIBUTE TO THE VELVET UNDERGROUND & NICO - Various Artists» la recensione di Rockol

Come si fa un album tributo, spiegato bene: The Velvet Underground & Nico

Esce l'ultimo lavoro curato da Hal Willner, un lavoro fatto come Dio comanda ad uno degli album più influenti della storia del rock. L'esatto opposto della "Metallica blacklist".

Recensione del 27 set 2021 a cura di Gianni Sibilla

Voto 8/10

La recensione

C'è una famosa frase attribuita a Brian Eno: "The first Velvet Underground album only sold 10,000 copies, but everyone who bought it formed a band". Non è chiaro se l'abbia detta davvero, ma è rimasta nell'immaginario. È certo che questo album ha venduto molto di più nei decenni successivi (circa mezzo milione di copie negli ultimi 30 anni), che al tempo. Però il disco è rimasto nell'immaginario ed è vero che ha segnato generazioni diverse di musicisti e ascoltatori: è considerato uno dei più influenti della storia del rock. "The Velvet Underground & Nico" viene celebrato un'altra volta, con un progetto iniziato nel 2017 dal grande Hal Wilner (scomparso nel 2020 per il Covid), con nomi di primissimo piano.

I tributi precedenti

L'album ha avuto tre ristampe espanse: un box nel '95 intitolato "Peel Slowly and See" come la famosa banana sbucciabile di Andy Warhol in copertina, una Deluxe edition nel 2002 e una 45th Anniversary Super Deluxe edition dieci anni dopo, nel 2012, con 65 brani (demo, versioni live, "Chelsea Girl" di Nico pubblicato pochi mesi dopo, con canzoni della band e di Jackson Browne, suo compagno del tempo). È un disco che gli appassionati conoscono in ogni sua sfaccettatura possibile, oggetto anche di libri e mostre. Questo non è neanche il primo album tributo che lo riproduce: nel 2009 Beck gli dedico il primo volume del suo "Record club", reincidendolo con Nigel Godrich, Giovanni Ribisi e Joey Waronker tra gli altri. Avevamo bisogno di una nuova celebrazione? La risposta è si, se ne occupa Hal Willner,

Hal Willner, il maestro dei tributi

Meriterebbe un articolo da solo: produttore discografico che in 40 anni ha realizzato una quantità di progetti enormi per idee e artisti coinvolti: il primo fu il tributo a Nino Rota e alla musica dei film di Fellini nel 1981, poi sono seguiti album collettivi su Thelonius Monk, Kurt Weill, Disney, Leonhard Cohen e, l'anno scorso, il progetto dedicato a Marc Bolan e ai T-Rex.
Willner non si limitava a chiamare grandi nomi, ma dava un'unità concettuale e tematica ai suoi progetti, anche con temi trasversali come le canzoni dei pirati oggetto dei due volumi di "Rogue's gallery". Quando, per questi progetti, lo intervistò il collega Alfredo Marziano, raccontò a Rockol:

Ho iniziato lavorando per qualche anno come assistente di Joel Dorn. E sono cresciuto andando a vedere i Led Zeppelin e la Bonzo Dog Band suonare per Bill Graham con Roland Kirk...
Arrivo da una tradizione che oggi è praticamente scomparsa, quella delle persone che interpretano il disco come un concept, un progetto e una visione da realizzare. È quel che ho iniziato a fare con il tributo a Nino Rota, tanti anni fa, e continuerò su quella strada finché me lo permetteranno perché ci sono ancora tante cose meravigliose da fare. Mi rendo conto che negli ultimi venti anni c'è stato un diluvio di dischi tributo, ma io non interpreto così i miei album. Li vedo piuttosto come progetti 'multiartist', dischi che non sono rock, né jazz né classici ma mischiano tutti questi ingredienti insieme". 

Insomma, l'approccio opposto al recente Metallica Blacklist, quello dell'album-tributo che butta dentro nomi quasi a casaccio, senza una vera sequenza. Hal Willner era anche uno dei migliori amici di Lou Reed, una sorta di custode della sua eredità musicale. Ecco perché questo tributo è importante: pochi lo conoscevano meglio di Willner.

Le canzoni

Willner ha messo assieme un cast importante ma non stellare: si è concentrato più sul dare un'unità tematica e sonora al disco, con artisti di diverse generazioni, proprio per dimostrare l'impatto del sico.

Così compare Iggy Pop, ma anche nomi più recenti come Matt Berninger dei National (una calda e stupenda versione di "I’m Waiting For The Man") e  St. Vincent  (una delle interpretazioni più particolari, una versione sospesa ed eterea di "All Tomorrow’s Parties"), a esponenti dell'indie più recenti (Kurt Vile, con una neilyounghiana versione di "Run run run"), Sharon Van Etten con Angel Olsen. C'è uno dei nomi simbolo della (presunta) rinascita del rock, i Fontaines DC, e ci sono delle accoppiate davvero interessanti - Willner era davvero un maestro in questo campo - come Thurston Moore con Bobby Gillespie e Andrew Bird con le Lucius. L'album è omogeneo e godibile, rispettoso ma con una sua identità.

LA canzone: Michael Stipe e "Sunday morning"

Sarò di parte, ma la versione di Michael Stipe - anche lui grande amico di Willner - di "Sunday morning" mi ha commosso.
I Velvet Undeground erano una delle band preferite dei R.E.M., di cui hanno pubblicato ben quattro cover in carriera: "There she goes again", "Femme fatale", "Pale blue eyes" e "After hours" ma qua siamo ad un altro livello.
Non serve dire che è un sogno l'unione di una delle voci più belle con una delle melodie più memorabili delle storia del rock: Stipe la canta in maniera emotiva, accompagnato da un giro di basso che cita "Walk on the wild side" (un colpo di genio), archi, qualche coloritura elettronica (per fortuna non troppo invadente) e un coro.  Personale, rispettosa e stupenda. Ora pubblica questo benedetto disco solista, dai.

 

TRACKLIST
01. Sunday Morning – Michael Stipe
02. I’m Waiting For The Man – Matt Berninger
03. Femme Fatale – Sharon Van Etten (w/ Angel Olsen on backing vocals)
04. Venus In Furs – Andrew Bird & Lucius
05. Run Run Run – Kurt Vile & the Violators
06. All Tomorrow’s Parties – St. Vincent & Thomas Bartlett
07.

Heroin– Thurston Moore feat. Bobby Gillespie.
08. There She Goes Again – King Princess
09 I’ll Be Your Mirror – Courtney Barnett
10. The Black Angel’s Death Song – Fontaines D.C.
11. European Son – Iggy Pop & Matt Sweeney

TRACKLIST

01. Sunday Morning (03:50)
02. I’m Waiting For The Man (03:44)
03. Femme Fatale (04:42)
04. Venus In Furs (06:55)
05. Run Run Run (06:59)
06. All Tomorrow’s Parties (04:51)
07. Heroin (07:24)
08. There She Goes Again (03:28)
09. I’ll Be Your Mirror (02:27)
10. The Black Angel’s Death Song (03:11)
11. European Son (07:45)
12. Run Run Run - Radio Edit (04:04)
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