«OHMS - Deftones» la recensione di Rockol

Dischi per l'estate: “Ohms" dei Deftones

Ecco gli album migliori degli ultimi mesi, per fuggire dai tormentoni e mentre rallentano le uscite. Oggi parliamo di “Ohms" dei Deftones.

Recensione del 19 lug 2021 a cura di Elena Palmieri

Voto 8/10

La recensione

Durante l’estate la redazione di Rockol vi guida alla (ri) scoperta delle uscite discografiche migliori degli ultimi mesi: ogni giorno, un album scelto dalla redazione a cui abbiamo dato un voto superiore a 7 e mezzo e che vale la pena riascoltare in queste settimane. Buona lettura e buon ascolto!

Pur rientrando in quella cerchia di gruppi - come Korn e System of a Down - considerati fra i principali pionieri del nu-metal, i Deftones sono sempre riusciti in qualche modo a sfuggire a ogni categorizzazione dei generi musicali. Durante tutta la loro carriera Chino Moreno e soci hanno attinto da un ampio campionario di stili e non solo dal metal e dall’hip hop, presentando lavori caratterizzati anche da influenze shoegaze o da elementi dell’elettronica.

La formazione di Sacramento è così riuscita a delineare una propria dimensione stilistica in continua evoluzione, guardando sì alla sperimentazione ma senza tradire le proprie radici basate su sonorità dure e violente. A conferma di ciò arriva il nono album in studio dei Deftones, “Ohms”, con riferimenti sonori ai precedenti lavori della band e non a influenze esterne. Ciò non vuol dire che il nuovo disco del gruppo californiano, in uscita il 25 settembre, sia un lavoro intriso di nostalgia e che Chino Moreno e compagni hanno lavorato alla loro nuova prova sulla lunga distanza guardando al passato. “Ohms” suona come il frutto di un processo creativo caratterizzato da quella libertà compositiva che il gruppo non ha mai abbandonato e di una ricerca espressiva grazie alla quale nel disco vengono svelate nuove suggestioni.

In equilibrio tra suoni violenti e atmosfere soffuse
Dopo aver dato prova della loro maturità con “Diamond eyes” del 2010, aver confermato il proprio talento e il proprio carattere con “Koi no yokan” del 2012 e aver presentato un album come “Gore” del 2016, capace sia di riprendere l’impulsività più cupa dei precedenti dischi sia di rifarsi a una ricerca stilistica più controllata, con la loro nuova prova sulla lunga distanza i Deftones dimostrano di essere in grado di non tradire le proprie origini senza ancorarsi al passato, sia a livello musicale che di contenuti.

Ascoltando “Ohms” si ha l’impressione che Chino Moreno e soci, per onorare la propria carriera ma dare forma comunque a qualcosa di innovativo, abbiano giocato a creare un equilibrio tra suoni violenti e atmosfere soffuse, dolore ed emozioni. Non a caso il titolo dell’album, “Ohms” (“ohm” è l’unità di misura della resistenza elettrica, una grandezza fisica, nel Sistema internazionale), “fa riferimento all’equilibrio e alla polarità delle cose”, ha spiegato il frontman dei Deftones a Kerrang!. E ha aggiunto: “Ho sempre descritto la nostra band come se avesse lo yin e lo yang. In quanto persone, nella musica che facciamo e nei testi che scrivo c’è sempre questa giustapposizione e questa è la bellezza di ciò che abbiamo creato”.

Un percorso sonoro da intraprendere senza interruzioni
“I finally achieve balance” canta Chino Moreno nella traccia che apre il disco, nonché secondo singolo estratto da “Ohms”, e che suggerisce fin da subito all’ascoltatore il carattere dell’album. Dopo l’intro affidato a Frank Delgado, costruito sul suono flemmatico di sintetizzatori e tastiera, il brano “Genesis” si carica di potenza e aggressività grazie ai riff di Stephen Carpenter, alla voce del frontman a volte soffusa e altre rabbiosa, ai colpi di batteria dal sapore metallico di Abe Cunningham e alle linee di basso di Sergio Vega. La prima canzone di “Ohms”, con richiami alle sonorità di pezzi come “Pink maggit” dall’album “White pony” - terzo lavoro discografico del gruppo, di cui quest’anno si celebrano i 20 anni dall’uscita con una ristampa dal titolo “Black stallion”, contenente tutti i brani remixati e in uscita prossimamente – trova i componenti dei Deftones tutti allineati nella stessa direzione per plasmare un percorso sonoro, da intraprendere senza interruzioni, e per trovare un equilibrio tra aggressività e melodia, momenti cupi e attimi di lucidità.

Il ritorno del produttore Terry Date
Questo concetto di equilibrio, oltre alla forma riscoperta dalla band delle proprie origini, che ruota attorno al nuovo album di Moreno e soci si concretizza in musica grazie al lavoro di Terry Date.

Il produttore è tornato ad affiancare il gruppo dopo aver prodotto le prime quattro prove sulla lunga distanza dei Deftones (“Adrenaline” del 1995, “Around the fur” del 1997, il già citato “White pony” del 2000 e “Deftones” del 2003) e il disco mai pubblicato dal titolo provvisorio “Eros”, messo da parte dopo che nel 2008 il bassista Chi Cheng – successivamente sostituito da Sergio Vega - è rimasto vittima di un grave incidente automobilistico che lo ha lasciato in coma fino alla sua morte, avvenuta nel 2013.

Con l’aiuto di Terry Date la band riesce a tirare le fila del dolore e a trasformare le croci del proprio passato in un’esplosione di suoni e prese di coscienza (“So I'm leaving you tonight / It's not fun here anymore / I'll be joining the parade / Of the ghosts who came before”, canta Chino Moreno in “Ceremony” mentre una schitarrata distorta accompagna la sua voce). I Deftons, inoltre, non mancano di guardare all’esterno di sé e riflettere sulle cose negative che li circonda: “And time won't change this / This promise we made / The time won't change this / It's how we'll stay”, recita il ritornello della title track di “Ohms” che, come raccontato da Chino Moreno all’NME, fa riferimento all’ambiente e al tema del cambiamento climatico.

La canzone da ascoltare
La chiave di lettura del nuovo disco della band di Sacramento viene suggerita dalla canzone “Pompeji”.

È un brano che arriva a metà dell’album capace di attaccarsi all’ascoltatore, prima cullandolo con la frase iniziale di chitarra in cui si inseriscono percussioni, sintetizzatori e la voce di Chino Moreno – di una dolcezza sorprendente – che sembra descrivere una condizione di soffocamento, e poi lanciandolo dentro una dimensione carica di brutalità in cui il frontman dei Deftones urla: “Jesus Christ, you watch us fail / We raise our glasses and drink in hell”. Per tutta la durata della sesta traccia, che si chiude con il suono dei synth che lascia spazio a un campionamento del verso dei gabbiai, il gruppo alterna momenti più quieti e soffusi ad attimi di violenza, giocando a stare in equilibrio fra oscurità e lucidità. Per questo “Pompeji” si presenta come il brano che racchiude in sé tutti gli elementi sonori, stilistici e tematici di “Ohms”, inserendosi perfettamente a metà strada tra i singoli che aprono e chiudono questo disco.

TRACKLIST

01. Genesis (05:17)
02. Ceremony (03:27)
03. Urantia (04:30)
04. Error (04:50)
06. Pompeji (05:25)
07. This Link Is Dead (04:37)
08. Radiant City (03:35)
09. Headless (04:59)
10. Ohms (04:10)
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