«MICK FLEETWOOD AND FRIENDS - CELEBRATE THE MUSIC OF PETER GREEN AND THE EARLY YEARS OF FLEETWOOD MAC - Mick Fleetwood» la recensione di Rockol

Fleetwood Mac, in principio era il blues

Un concerto per celebrare la musica di Peter Green e della sua band

Recensione del 03 mag 2021 a cura di Paolo Panzeri

Voto 9/10

La recensione

Poco più di un anno fa, il 25 febbraio 2020, al Palladium di Londra, si è tenuto un concerto, uno degli ultimi prima che la pandemia dovuta al diffondersi del Coronavirus fermasse ogni attività dal vivo in Gran Bretagna, come nella maggior parte del mondo.

Quel concerto venne organizzato dal batterista dei Fleetwood Mac, Mick Fleetwood, ed aveva quale scopo – oltre che raccogliere fondi, poi devoluti al Teenage Cancer Trust, associazione benefica britannica che si occupa di malati di cancro che hanno un'età compresa tra i 13 e i 24 anni di età - quello di onorare la musica e la figura di Peter Green, colui che fondò i Fleetwood Mac, nella seconda metà degli anni Sessanta, insieme allo stesso Fleetwood, al bassista John McVie e al chitarrista Jeremy Spencer. Con il senno di poi, questo passerà alla storia come 'l'ultimo omaggio' a Peter Green, poiché solo qualche mese più tardi, il 25 luglio 2020, il chitarrista inglese moriva all'età di 73 anni.

Peter Green, genio e sregolatezza

"Mick Fleetwood And Friends - Celebrate The Music Of Peter Green And The Early Years Of Fleetwood Mac" questo è il titolo dell'album che testimonia la bontà musicale di quella serata. Peter Green, che coniò il nome del gruppo unendo i cognomi di Fleetwood e McVie, incise con la 'sua' formazione solo i primi tre album – "Fleetwood Mac", "Mr. Wonderful" e "Then Play On", tutti pubblicati tra il 1968 e il 1969 – componendo buona parte dei brani. Green lasciò il gruppo nel 1970 per divergenze artistiche ed anche per il palesarsi di alcuni grossi problemi legati all'uso e abuso di droga che gli minarono la stabilità psichica e che lo portarono, nel 1977, al ricovero in ospedale psichiatrico ed anche ad avere una carriera artistica contraddistinta dalla discontinuità.

John Mayall, mentore e guida

Per i Fleetwood Mac prima dell'America, prima di Stevie Nicks e Lindsay Buckingham, prima degli anni Settanta, prima di "Rumours", prima dei milioni di copie vendute, prima del pop e del soft rock, prima di tutto ciò, era il blues.

Il blues nell'Inghilterra degli anni Sessanta aveva quale pietra angolare John Mayall (nel disco Mick Fleetwood lo introduce definendolo 'our mentor') che nei suoi Bluesbreakers accolse e fece crescere talenti di prim'ordine, nomi altisonanti come Jack Bruce, Eric Clapton, Mick Taylor, e, Peter Green, John McVie e Mick Fleetwood. Ed è proprio per celebrare quell'indimenticabile periodo che Mick Fleetwood ha organizzato lo scorso anno il concerto al Palladium, come spiegò senza mezzi termini, "Il concerto è una celebrazione di quei primi giorni di blues in cui abbiamo iniziato tutti, ed è importante riconoscere il profondo impatto che Peter e il primo periodo dei Fleetwood Mac hanno avuto sul mondo della musica.".

Una festa con molti invitati

Mick Fleetwood ha inoltre ricordato la grandezza e l'importanza di Peter Green, che ha scritto brani memorabili, come "Black Magic Woman", poi ripresa e portata al successo da Carlos Santana, e "Albatross": "Peter è stato il mio più grande mentore e mi dà tanta gioia rendere omaggio al suo incredibile talento. Sono onorato di condividere il palco con alcuni dei tanti artisti che Peter ha ispirato nel corso degli anni e che condividono il mio grande rispetto per questo straordinario musicista.” La lista dei musicisti che hanno partecipato all'happening organizzato da Mick è ottima, abbondante e variegata, proprio nello spirito del blues: il cantante dei Crowded House Neil Finn, l'ex Oasis Noel Gallagher, Billy Gibbons dei ZZ Top, il chitarrista dei Pink Floyd David Gilmour, Kirk Hammett dei Metallica, John Mayall, Christine McVie, Jeremy Spencer, il figlio di Ringo Starr Zak Starkey, Pete Townshend degli Who, il cantante degli Aerosmith Steven Tyler e l'ex bassista dei Rolling Stones Bill Wyman. A tenere insieme il tutto l'house band' composta da Mick Fleetwood, Dave Bronze, Jonny Lang, Andy Fairweather Low, Ricky Peterson e Rick Vito.

Al cuore e alla mente

Leggendo l'elenco dei nomi di quanti non hanno voluto mancare sul palco del locale londinese e ascoltando i ventitre brani di cui si compone la scaletta si respira e, in qualche modo, comprende cosa stava bollendo in pentola in Britannia poco più di cinquanta anni fa. Un periodo storico che ha segnato indelebilmente il corso della musica rock fino ai giorni nostri: un viaggio con cuore, mente e padiglioni auricolari. C'è poco da fare, quando si arriva in fondo alla festa, sulle note della immortale “Shake Your Money Maker”, si riparte da capo e molto ci si dispiace di non essere stati tra quel paio di mila fortunati presenti poco più di un anno fa al Palladium di Londra.

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