«TAXI DRIVER - Rkomi» la recensione di Rockol

Ehi Rkomi, con chi stai parlando? Dici a noi?

“Taxi driver” permette all’artista milanese di esprimere tutta la sua evoluzione pop, in cui trova spazio anche un'anima rock. Tante collaborazioni ed esplorazioni sonore, ma alcuni punti di domanda rimangono.

Recensione del 30 apr 2021 a cura di Claudio Cabona

Voto 7/10

La recensione

Sono passati cinque anni dall’ep “Dasein Sollen”, un progetto diventato culto per i fan di Rkomi. Alcuni continuano a richiedere quei tipi di atmosfere sonore, ma Mirko Martorana ha tirato dritto e fra i colleghi della generazione di “Bimbi”, cioè Izi, Sfera Ebbasta, Tedua e Ghali, che firmarono il famoso pezzo su produzione di Charlie Charles, è stato quello che maggiormente ha saputo cambiare pelle, senza in realtà tradire le sue radici.

Il rap fa ancora parte del suo modo di fare musica, è un’attitudine che non si cancella, ma oggi Rkomi è un artista capace di spaziare fra i generi. La sua virata verso un pop dai larghi confini è iniziata con “Dove gli occhi non arrivano” del 2019 ed è maturata con ancora più eterogeneità in “Taxi driver”. Un terzo disco che si ispira alla storica pellicola di Martin Scorsese: Rkomi, come Robert De Niro, carica sulla vettura gialla tanti ospiti e dà vita al suo personalissimo film musicale.

Quello che funziona

La scrittura è una delle grandi doti di Mirko, sin dai suoi esordi.

Riesce a descrivere momenti semplici con grande forza evocativa, entra dentro i sentimenti senza mai banalizzarli, ma anzi elevandoli con metafore, similitudini e parole che rendono giustizia a quello che prova. Ha un approccio cantautorale che gli permette di salire diversi gradini sopra rispetto a molti colleghi che hanno iniziato il percorso con lui. Un altro punto a favore di “Taxi driver” è la volontà di realizzare dei veri “duetti” e non delle collaborazioni scialbe e confezionate. Tutte le voci chiamate a raccolta da Rkomi dialogano con la sua, giocano, si allontanano per ritrovarsi nel ritornello o in altri punti nevralgici dei pezzi, mischiando stili e timbri vocali. Non sono freddi collage.

Alcuni esempi sono “Diecimila voci” con Ariete, la jazzata “Paradiso Vs Inferno” con Roshelle o “Cancelli di mezzanotte” con Chiello degli FSK che, dopo “Ayahuasca” nel disco “Obe” di Mace, dimostra ancora una volta di avere un’inaspettata anima da autore. Un altro tassello positivo è l’apporto di Luca Faraone alla chitarra, affianco a produttori come Dardust, Katoo, The Night Skinny, Shablo, Junior K, Mace e Marquis. Faraone segna in modo significativo alcune tracce, in particolare l’ultima, “Taxi driver”, una delle più riuscite del progetto. Altri pezzi che si muovono in equilibrio fra pop e rock sono “Partire da te” e “Nuovo range”, canzone con Sfera Ebbasta che aveva già dimostrato in “Immortale” con Gué Pequeno di poter cavalcare, con la sua voce, anche brani più sporchi. Questa esplorazione sonora pop-rock di Rkomi è interessante perché si sposa in modo convincente con il suo immaginario, molto più di quando cerca soluzioni calde o latineggianti.

Quello che non stupisce

E qui si entra nel capitolo degli elementi che non generano stupore e anzi risultano un po’ stereotipati e ancora legati ad alcuni cliché: fra questi il pezzo estivo “Luna piena” con Irama o “Mare che non sei” con Gaia, nonostante quest’ultimo abbia una produzione di livello e la vincitrice di Amici 2020 sia sempre elegante. Il disco è molto eterogeneo, ma spesso la troppa eterogeneità rischia di sfociare in una mancanza di identità precisa.

Rkomi ha tutti i numeri per offrire un timbro personale ancora più profondo ad alcune canzoni, ma perché allora, in alcuni casi, inseguire suoni già sviscerati nel 99% dei dischi urban e pop degli ultimi anni? Questa corsa al “disco playlist” rischia di annacquare lo stile dell’artista che, passando da un sound all’altro, senza un reale approfondimento del genere proposto, perde riconoscibilità. Un altro aspetto che poteva essere affrontato con più cura è la diversificazione dello storytelling attorno agli ospiti: efficace l’idea del taxi, il rimando al film e il fatto che ogni feat sia legato a un “passeggero” diverso. Ma perché allora non raccontare anche storie diverse? Tutto il disco ha un’impronta molto sentimentale, riuscita grazie all’ottima scrittura, ma vere variazioni sul tema non sono previste.

Il bilancio

Rkomi sforna un disco in cui i punti positivi sono maggiori di quelli deboli. Brani come “Taxi driver” o "Me o le mie canzoni" tracciano il futuro dell’artista di Calvairate che, però, deve mettere ancora più a fuoco il percorso che vuole intraprendere, evitando fermate affollate e testacoda su terreni già solcati. E questo vale a maggior ragione quando si ha una marcia in più.

TRACKLIST

01. Intro
03. Ho spento il cielo con Tommaso Paradiso
04. Me o le mie canzoni con Gazzelle
05. Diecimila voci con Ariete
06. Luna piena con Irama
07. Nuovo range con Sfera Ebbasta
08. Paradiso Vs Inferno con Roshelle
09. Sopra le canzoni con Dardust
10. 10 ragazze con Ernia
11. Mare che non sei con Gaia
12. Solo con me con Tommy Dali
13. Cancelli di mezzanotte ft. Chiello_fsk
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