«SUPERWOLVES - Matt Sweeney & Bonnie Prince Billy» la recensione di Rockol

“Superwolves”, storie di angosce e di lupi: il video di "My popsicle"

Bonnie “Prince” Billy e Matt Sweeney ancora insieme in un nuovo album a due che intreccia folk e sussulti dell’anima

Recensione del 30 apr 2021 a cura di Marco Di Milia

Voto 8/10

La recensione

Quando guardo questa registrazione video del nostro piccolo live "Popsicle", non posso fare a meno di dire a me stesso: "Chi cazzo sono questi ragazzi?" Continuo a cercare di capire a cosa assomiglia, nella forma e nell'azione, e rimango vuoto. Non ho mai visto niente di simile ed è spaventoso. È bellissimo.

C’era una volta “Superwolf”, quando nel 2005 il cantautore Will Oldham, altrimenti noto come Bonnie “Prince” Billy, e il chitarrista, produttore e sideman Matt Sweeney - già parte del poco longevo supergruppo Zwan capitanato da Billy Corgan - hanno unito le forze per il loro primo album collaborativo. Ora, a distanza di sedici anni, è un’altra volta stagione da lupi in “Superwolves”, il lavoro con cui la coppia di musicisti riannoda i fili di un sodalizio tanto traboccante di suggestioni quanto fatalmente riflessivo. 

L’idea di dare un seguito al progetto - atteso questo 30 aprile in digitale e il prossimo 18 giugno in formato fisico - era nei piani dei due già da diverso tempo, ma solo durante lo scorso anno Matt e Will si sono scambiati le idee ricavate da due session indipendenti, l’una a Brooklyn e l’altra a Nashville. Passandosi a distanza i rispettivi spunti per aggiungere poi accordi, arrangiamenti e intuizioni, le canzoni hanno così iniziato a prendere a poco a poco una forma compiuta, per andare a completarsi secondo un singolare processo di fusione compositiva del tutto spontanea e perfino un po’ imprevedibile. 

Nutrimento per l'anima

“L’intesa viene da vite vissute separatamente”, ha dichiarato lo stesso Oldham a proposito dell’affiatamento ritrovato in “Superwolves”, precisando: “La musica è il nutrimento principale. Sappiamo che siamo in grado di produrre, ci serve il supporto dell’altro per portare alla luce i linguaggi che ci siamo immaginati”. Un pensiero di reciproco sostegno artistico a cui Sweeney ha aggiunto: “È molto stimolante scrivere musiche su cui Will canterà. Sapere che la sua voce eleverà la melodia mi fa arrivare più in alto e scavare più a fondo. Mi fa venire voglia di creare una linea armonica che trattenga la sua voce come il calice contiene il vino, o il sangue, o qualsiasi altra cosa sia necessaria per vivere al meglio”. 

La chimica tra i due, quella stessa che era alla base del precedente “Superwolf”, è quindi ulteriormente raffinata nel nuovo “Superwolves” in un personalissimo country-folk a tinte acide che, combinando gli svolazzi della chitarra liquida di Matt con la poetica misteriosa di Will, unisce anche le incursioni tuareg di Mdou Moctar e le spinte roots del tastierista Mike Rojas e del batterista Ryan Sawyer.

Le quattordici tracce del disco ruotano intorno alla ricerca del proprio posto nel mondo con la certezza di dover affrontare l’inevitabile, che presto o tardi arriverà presentando il conto. Un mostro in grado di trasmettere conforto e insieme perdizione, che Oldham incarna in liriche enigmatiche ispirate sia dalla recente paternità che dalla scomparsa della madre dopo una lunga malattia e che il socio Sweeney sostiene con le sue note estatiche e a tratti spettrali.

In bilico tra sconforto e qualche speranza

Le visioni del duo prendono in questo modo forma tra cupe disamine e registri delicati, rappresentate in apertura nelle angosce ossessive, dal punto di vista del predatore, di “Make worry for me” e poi nella più intima nenia “My popsicle”, dedicata alla piccola Poppy Oldham. In parte claustrofobico e in parte passionale, “Superwolves” intercetta paure e tribolazioni che i lupi Will e Matt nascondono tra le malìe di un bozzetto dolcemente tratteggiato come “There must be a someone” e nella pulsante sbornia bluegrass di “Hall of Death” o nei sinistri riverberi della conclusiva “Not fooling”.   Per “My popsicle”, i due hanno girato questo video, per Rockol

 

 

Ancora, si intrecciano nell’album le storie di perdita e redenzione di “I am a youth inclined to ramble” con quelle brutali della maîtresse disposta a tutto protagonista di “Good to my girls”, passando per l’incanto di un amore che in “Resist the urge” è capace di sopravvivere pure alla morte - “Sono nel tuo respiro, sono nei tuoi capelli / Non me ne sono andato”, canta dolcemente Will con il suo timbro fragile.

In “My body is my own”, poi, il passaggio definitivo tra dolore e gioia si compie nella prospettiva di una nuova prossima vita da sperimentare, mentre negli arpeggi sospesi di “God is waiting” arriva la stoccata di un verso come “God can fuck herself and does hardcore”. .

Lupi perennemente inquieti

Sussurrando e sibilando in questo modo tutta la loro cruda inquietudine, i brani si caricano dei fremiti di un duo di spiriti affini da eterni outsider desiderosi di raccogliere i pezzi di un’innocenza ormai irrimediabilmente perduta in mezzo a tanta disgrazia. Eppure, nonostante la sua atmosfera sconsolata, “Superwolves” è soprattutto un dialogo denso e formicolante di scarne tensioni elettriche e molte introspezioni private, in cui due vecchi amici sono riusciti a compensarsi a vicenda, comunicando l’uno attraverso le scintille dell’altro. Un confronto avvolgente e destabilizzante che Will Oldham e Matt Sweeney trasformano in un racconto di assortita mestizia fatto di tremori e strimpellii. Quelli dei lupi nascosti là fuori. 

TRACKLIST

01. Make Worry For Me (03:58)
02. Good To My Girls (02:41)
03. God Is Waiting (03:07)
04. Hall Of Death (03:21)
05. Shorty's Ark (03:29)
06. I Am A Youth Inclined To Ramble (06:07)
07. My Popsicle (02:48)
08. Watch What Happens (02:55)
09. Resist The Urge (02:34)
10. There Must Be A Someone (02:41)
11. My Blue Suit (02:36)
12. My Body Is My Own (02:36)
13. You Can Regret What You Have Done (02:05)
14. Not Fooling (02:34)
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