«RAPSODY - HIP HOP MEETS WORLD - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - RAPSODY - HIP HOP MEETS WORLD - la recensione

Recensione del 09 giu 2000

La recensione

Da qualche anno - per ovvi motivi commerciali o per esigenze artistiche - il mondo hip hop si è trovato a confrontarsi con realtà musicali ben diverse dalla cultura del ghetto da cui proviene il rap con le espressioni ad esso correlate. Praticamente si è “rappato” su qualsiasi cosa, sul jazz, sul brazil sound, sulla musica classica, sul drum’n’bass, eccetera. Al suono tipico dell’hip hop sono stati abbinati arrangiamenti di ogni genere, talvolta con risultati interessanti, altre volte con imbarazzanti miscugli senza forma. Rapsody è un marchio che, inaspettatamente, nel 1997 fu protagonista di un clamoroso successo in Europa con un paio di singoli che spopolarono nelle chart e nelle radio FM. Grazie a un’idea apparentemente banale ed estremamente rischiosa sul piano concettuale, un team di produttori tedeschi pensò di utilizzare famose arie e melodie classiche su basi hip hop e chiamò a rappare gente del calibro di LL Cool J. e Warren G.. Con stupore il pubblico reagì con entusiasmo a questa trovata e premiò l’idea con un buon numero di dischi d’oro. In questi tre anni i produttori di Rapsody hanno pensato bene di ripetere l’esperimento trovando un’idea che potesse riscuotere lo stesso successo di “Rapsody: hip hop meets classic”. Ecco allora il mondo hip hop che incontra la world music, i suoni etnici provenienti da varie parti del continente combinati con le tematiche hip hop più in voga. Il titolo, ovviamente, non poteva che essere “Rapsody: hip hop meets world”. A dire il vero - senza considerare che tutta la cultura neroamericana attinge storicamente dalle radici africane - l’accostamento tra questi due mondi non è certamente una novità. Non si può infatti non tenere conto del fatto che la cultura hip hop, anche se con modalità diverse, è ormai diffusa un po’ ovunque e in molti paesi è ormai profondamente radicata nella realtà urbana giovanile. Per Rapsody i producer hanno quindi puntato su un progetto a larga diffusione, chiamando artisti di fama da abbinare ad altri meno noti e creando curiose combinazioni multietniche. Gli episodi più riusciti sono quelli in cui ascoltiamo Angelique Kidjo dal Benin insieme a Scorpio da New York (“A child is born”), T-meya dall’Ungheria con Ismael Lo dal Senegal (“Africa”), Mc Lyte da New York con Khaled dall’Algeria (“Change”, sicuramente il brano più bello del disco) e Amina dalla Tunisia con Stick-e dalla Bolivia (“Men hobbek omri”). Interessante come sono stati utilizzati alcuni campionamenti di musiche tradizionali con i groove hip hop. Un album piacevole, ben prodotto, destinato soprattutto a un vasto pubblico ma un tantino troppo patinato per essere credibile come vera operazione di incontro tra culture diverse.

Tracklist

Intro “We call it rapsody”
MIYAGE’ & ERCI E. “Da-re”
ANGELIQUE KIDJO & SCORPIO “A child is born”
T-MEYA & ISMAEL LO “Africa”
VIBE.LICH “1001 nocht (le marin)”
MCLYTE, KHALED & DANACEE “Time for a change”
ISMAEL LO & AFRO JAZZ “Assi”
AMINA & STICK-E “Men hobbek omri”
SCORPIO & DAVID WHITLEY “Music is color blind”
ATOM “Waiting”
HUUN HUUR TU “Hun (far from tuva)”
SMOOVE D’S “hype it up”
Outro “We are you and you are we”
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