«FEARLESS (TAYLOR'S VERSION) - Taylor Swift» la recensione di Rockol

La rivoluzione di Taylor Swift parte dal passato (e dai suoi sogni di country pop)

La cantautrice ha iniziato a reincidere i suoi vecchi dischi, dopo la battaglia contro gli ex discografici per la proprietà dei master. "Fearless", uscito nel 2008, è il primo a tornare nei negozi. Ecco cosa c'è dentro e perché è interessante parlarne.

Recensione del 14 apr 2021 a cura di Mattia Marzi

Voto 8/10

La recensione

Intanto ha messo il suo nome nel titolo: "Fearless (Taylor's version)", "La versione di Taylor". Come a rimarcare che questa è roba di sua proprietà. D'altronde, nonostante i master siano nelle mani di altri, in queste canzoni c'è la sua vita. Almeno, quella di tredici anni fa, quando non era ancora una popstar super attenta alla sua immagine pubblica e intenzionata a non perdere nemmeno un centimetro dell'impero multimilionario che oggi comanda, ma una ragazza acqua e sapone che con il suo country pop sognava di diventare la nuova Shania Twain.

Sogni di country pop

Taylor Swift aveva firmato il suo primo contratto tre anni prima, nel 2005, a soli 16 anni, con una neonata etichetta indipendente di Nashville: la Big Machine, specializzata proprio in country. L'anno seguente la giovane cantautrice aveva spedito nei negozi il suo primo - eponimo - album, un milione di copie vendute solo negli Stati Uniti d'America in dodici mesi. Forte del successo di pubblico e di critica riscosso con quel disco, si era rimessa subito al lavoro, determinata a confermarsi: in "Fearless" raccontò le aspirazioni e i sogni di una 18enne divisa tra la propria cameretta, i fidanzatini e i problemi adolescenziali e quella passione che ormai era diventata già un lavoro. Il resto della favola è noto: il successo del disco, coronato da due Grammy Awards (quello come "Album of the Year", contro "I am... Sasha Fierce" di Beyoncé e "The Fame" di Lady Gaga, e quello come "Best Country Album"), cambiò per sempre la vita di Taylor Swift, dando il via alla sua gloriosa scalata del music biz.

Dal 2021 al 2008: perché?

Come si torna al 2008, dopo dischi come "Speak now", "Red", "1989", "Reputation", "Lover", "Folklore" e "Evermore", che nell'ultimo decennio hanno fatto di quella ragazza acqua e sapone un'abilissima stratega, prima ancora che una popstar? Chi ha seguito le vicende legate alla storia dei master dei dischi della cantautrice incisi per la Big Machine, prima del passaggio a Universal del 2018, lo sa. La vicenda, che Taylor Swift ha vissuto come una battaglia sul controllo della musica da parte dell'artista, sensibilizzando sui social fan e opinione pubblica sul tema, è fin troppo lunga e complessa per essere riassunta (lo abbiamo fatto qui).

Basti sapere che nel contratto firmato a 15 anni dalla cantautrice con la Big Machine c'era una clausola che nel 2020 le avrebbe consentito di ri-registrare le canzoni. E raggiunto il termine, lei ha deciso di avvalersene. Una mossa del genere, strategica e astuta, puoi aspettartela solo da un artista di alta caratura. Come la Taylor Swift del 2021, appunto.

Ristampa d'archivio o edizione deluxe?

Nel reincidere i suoi vecchi dischi è partita proprio da "Fearless", che torna nei negozi in un'edizione espansa: non ci sono solamente le nuove versioni dei brani originariamente inclusi nella versione originale del 2008, ma anche bonus track (come "Today was a fairytale", pubblicato nel 2010 e incluso nella colonna sonora del film "Appuntamento con l'amore" di Garry Marshall) e inediti. Un po' una ristampa d'archivio, un po' una deluxe edition come quelle con le quali da anni gli artisti provano ad allungare le vite dei dischi. Forse per rispetto dei fan, che queste canzoni le conoscono ormai a memoria, e forse anche per la sé stessa di tredici anni fa, Taylor non ha stravolto le canzoni: ha provato a reinciderle tali e quali a come le aveva fatte nel 2008, imperfezioni comprese (richiamando pure musicisti che avevano suonato con lei durante le sessions di "Fearless", come Colbie Caillat e Amos Heller). Ma con la maturità dei 31 anni, ovvio.

Gli inediti

I pezzi sono stati prodotti dalla stessa cantautrice insieme a Chris Rowe, fonico già coinvolto nelle lavorazioni del disco del 2008.

Ci sono anche sei inediti: "You all over me" è un duetto con la coetanea Maren Morris (Taylor Swift la ospitò sul palco di un concerto del "Reputation Tour" a Arlington, in Texas, nel 2018), mentre in "That's when" al fianco della cantautrice c'è un'icona del country americano come Keith Urban (suona anche la chitarra in "We were happy"). Quasi a cercare un collegamento tra passato e presente, la Swift ha affidato la produzione dei sei brani a Aaron Dessner dei National e Jack Antonoff, al suo fianco nei due dischi che nel 2020 hanno segnato il suo ritorno al country dopo le hit elettropop degli ultimi anni, ".Folklore" e "Evermore".

La rivoluzione (ri)comincia da qui

"È una rivoluzione, è giunto il momento per noi di vincere", cantava nel 2008 in "Change", la canzone che chiudeva l'edizione standard di "Fearless", scritta sulla scia del successo del primo disco ispirata dalla gratitudine nei confronti dei discografici della Big Machine che avevano creduto in lei. Oggi il testo assume tutto un altro significato. La gratitudine ha lasciato spazio a emozioni negative come il rammarico e la delusione per quello che la cantautrice ha vissuto come un vero e proprio tradimento: perché cedere tutto proprio a Scooter Braun, il suo nemico numero uno? È ciò che la Swift non perdona a chi la lanciò. Ma è andata così. Ora è arrivato il momento di voltare pagina. La sua rivoluzione (ri)comincia da qui.

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