«LIVE THE DREAM - Sgt. Rock» la recensione di Rockol

Sgt. Rock - LIVE THE DREAM - la recensione

Recensione del 30 mag 2000

La recensione

Con un nome che rimanda a una vecchia canzone degli XTC (l’avrà preso da lì?) e i commenti entusiastici di Norman Cook, ovvero il celebratissimo Fatboy Slim, il sergente Rock si presenta con un paio di biglietti da visita che ispirano subito simpatia. Attenzione però: i complimenti di Cook si riferiscono a un pezzo, “Deeper ‘n’ deffer”, incluso nella compilation “Day trip to Brisco”, pubblicata dalla Fused and Bruised nel 1998. Il brano citato viene ripreso in “Live the dream”, ma in versione diversa. E qui sorge il primo sospetto: in materia di musica per il dancefloor, due anni sono un tempo leggermente superiore all’eternità. Il sergente soffre forse di carenza di idee? L’ascolto di questo suo primo album smentisce almeno in parte l’ipotesi. Ci sono cose abbastanza divertenti, ma è anche vero che vengono puntualmente riproposti i due singoli usciti in precedenza: insomma, non è proprio un prodigio di prolificità. Musicalmente, Sgt. Rock si muove sulle coordinate tracciate dalla succitata compilation. Brisco infatti era un neologismo coniato dalla fusione di breakbeat e disco, e calza perfettamente anche per questo album, costruito con il metodo ormai ultracollaudato dei campionamenti “taglia e cuci”. Beat incalzante e riff accattivanti sono gli ingredienti preferiti dal sergente, e il giochino gli riesce anche piuttosto bene, in “Yeah word party” ad esempio, presentato appropriatamente dai comunicati della Wiiija come “i Parliament reinterpretati dagli Art of Noise”. Quello che non funziona fino in fondo è il formato album: per il momento Sgt. Rock sembra essere il classico personaggio che si esprime al meglio sulla lunghezza del 12 pollici. Ascoltati tutti in fila, i suoi pezzi rischiano di stancare, anche se c’è comunque lo sforzo di variare la dieta con qualche momento più rilassato (“Rhyme on my love interlude”). Niente di male, comunque: questa è roba fatta per ballare e alla fine va bene così. Sempre che i trend correnti siano favorevoli alla disco breakbeat.
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