«TRIBU URBANA (SANREMO 2021) - Ermal Meta» la recensione di Rockol

La "Tribù urbana" (e umana) di Ermal Meta

Il cantautore di natali albanesi mette ancora una volta l'uomo al centro del suo racconto.

Recensione del 17 mar 2021 a cura di Paolo Panzeri

Voto 7/10

La recensione

Dopo avere pubblicato tre album da solista in rapida sequenza – "Umano" nel 2016, "Vietato morire" nel 2017 e "Non abbiamo armi" nel 2018 – Ermal Meta si è preso una pausa. Una pausa di tre anni prima di far giungere al mercato il suo quarto album, "Tribù urbana". Curiosamente, ogni album dell'ex leader dei La Fame di Camilla ha coinciso con una sua partecipazione al festival di Sanremo.

Nel 2016, nella sezione Nuove Proposte con "Odio le favole", canzone che venne premiata con un terzo posto nella classifica finale. L'anno seguente salì di categoria, ma ribadì ugualmente la terza piazza con "Vietato morire". Poi, nel 2018, la vittoria, insieme a Fabrizio Moro, con "Non mi avete fatto niente". Quest'anno, ancora un terzo posto con "Un milione di cose da dirti", concretizzatosi nella serata finale dopo che nei giorni precedenti era risultato sempre in prima posizione. Quattro partecipazioni senza mai scendere dal podio. Quattro partecipazioni che certificano il gradimento del pubblico italiano nei confronti del quarantenne Ermal Meta, ormai riconosciuto tra gli interpreti di riferimento della nostra canzone d'autore.

A fare casino ci vuole poco

Gli undici brani di "Tribù urbana" confermano la maturità e il livello qualitativo raggiunto da Meta nel corso degli anni. Traslando sull'intero album ciò che ha avuto modo di dichiarare sulla sua "Un milione di cose da dirti" durante una intervista rilasciata al recente festival di Sanremo, nelle sue canzoni Ermal Meta non ha bisogno di dare fuoco alla santabarbara per creare effetti speciali così da farsi notare, "ho letto alcune recensioni che dicevano che la mia non rimaneva perché l'arrangiamento era impalpabile. Ma l'impalpabilità è una scelta. A fare casino ci vuole poco". Proprio così, a fare casino ci vuole poco. Mentre a impegnare e dedicare del tempo a un attento ascolto delle parole di una canzone e magari a rifletterci (che brutta azione, sia mai!) sopra, nell'epoca dei meme usa e getta pare essere diventato un esercizio del tutto inutile.

La vita è importante

Il cielo è "Uno" e uguale per tutti, o almeno così dovrebbe essere nell'auspicio di Ermal ("tutti liberi, o tutti o nessuno").

L'umanesimo assolutamente condivisibile di "Uno" è il medesimo cantato in "Il destino universale", delicata ballata che avvolge e riscalda ("la vita è importante"). "Un altro sole" mette al suo centro sempre l'uomo ("tutti erano importanti e si fidavano degli altri/come me che mi fido di te/non c’era nessuno di giusto o sbagliato/ci ho creduto perché in fondo sembrava possibile"). A chi non ha e non ha avuto la fortuna di condurre una vita tutta rose e fiori è dedicata "Gli invisibili" ("Siamo gli ultimi di questa lunga fila/siamo quelli che ci manca ancora una salita/quelli che vedi quasi sempre sullo sfondo/siamo gli invisibili che salveranno il mondo"), mentre "No satisfaction", primo singolo del disco, è quasi un capitolo a parte tanto è incalzante e urlata.

Pace in terra agli uomini di buona volontà

"Stelle cadenti" racconta l'amore, quello disperato e senza lieto fine. E chissà che il dolente protagonista di "Stelle cadenti" non sia poi lo stesso di “Un milione di cose da dirti”, che ha finalmente trovato la pace del cuore da non avere neppure il bisogno di dire qualcosa. L'amore, il primo amore, quello dei sedici anni è il protagonista di "Nina e Sara". Quello di "Non bastano le mani" è invece figlio della rabbia. Nel finale viene ricordato come il vivere una "Vita da fenomeni" sia alquanto difficile per chi ha raggiunto (e magari superato) una certa età e giocare a fare i giovani non dovrebbe essere più cosa. "Un po' di pace" è forse quanto ognuno si merita, in questi travagliati tempi a maggior ragione.

Un linguaggio universale

La "Tribù urbana" e umana con le sue molte difficoltà è al centro delle canzoni e delle storie raccontate da Ermal Meta che hanno il bel pregio di usare il lessico del sentimento e del rispetto, oltre alla capacità di depositarsi nel fondo dell'animo. Ermal canta il nostro viaggio, che sia dolente o meno, con la comprensione e il rispetto che si deve a noi poveri e imperfetti esseri umani, usando un linguaggio chiaro e diretto. E per questo universale.

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