«MACCHINE INUTILI - LaStanzaDiGreta» la recensione di Rockol

Lastanzadigreta: "Macchine Inutili", ma piene di sentimenti

Il nuovo album del collettivo torinese, tra disillusione e macchine improduttive che, nonostante tutto, non gettano la spugna contro le dure leggi dell’economia moderna.

Recensione del 16 feb 2021 a cura di Marco Di Milia

Voto 8,5/10

La recensione

Attenzione attenzione! Le macchine messe in moto da Lastanzadigreta saranno superflue e forse pure un poco polverose, ma di certo potrebbero ribaltare il concetto di moderna automazione. Il nuovo album della band piemontese, già vincitrice di una Targa Tenco nel 2017 con il debutto “Creature Selvagge”, è una curiosa scatola cinese piena zeppa di suoni, invenzioni, orpelli e diavolerie assortite che mostra un’umanità ancora pulsante nascosta in queste “Macchine Inutili”.

Unità di produzione

Il collettivo si diverte così a costruire e allargare gli orizzonti dei propri strumenti, ricavandoli da materiale di recupero, proprio come le vecchie orchestre delle carabattole che si radunavano nelle piazze del Sud degli Stati Uniti per improvvisare la propria tragica euforia. Allo stesso modo, il quintetto canta di sentimenti e di contributi fiscali in un universo sonoro ironico e delicato di chitarre, cigar box, theremin, pianoforti, spazzole, macchine da scrivere, bicchieri in frantumi, marimbe, bidoni e quant’altro si possa immaginare.

Tredici tracce che tratteggiano con una sensibilità agrodolce personaggi più o meno reali, tra macchine animate e sogni che, nonostante tutto, non gettano la spugna contro le dure leggi dell’economia odierna. Mettendo in mostra il presente, il gruppo invita a raccoglierne i pezzi senza troppi pregiudizi, perché tasselli fondamentali di un unico percorso a zig zag, dove tra tasse e gesti d’amore, c’è ancora un futuro tutto da inventare.

Tra favola e senso pratico

In “Macchine Inutili” compaiono quindi filastrocche e spunti di riflessione che uniscono quotidianità e finzione, secondo una logica a tratti scomponibile che trascina in uno scenario surreale il rumorismo concreto caro agli Einstürzende Neubauten per fotografare la realtà e mettere in moto la fantasia.

Assecondando quella che i cinque chiamano “musica bambina”, si combinano in questo modo storie dense di sogni e di disincanti senza distinzioni di sorta tra alto e basso, così come tra sacro e profano, unendo i fiati e gli archi della Filarmonica del Teatro Regio di Torino alle possibilità offerte da arnesi sonori molto meno convenzionali. Con l’iniziale “Attenzione attenzione”, l’album rivela programmaticamente la tensione di un mondo vecchio ancora in essere e di uno nuovo che invece tarda ad arrivare, rimanendo perennemente sospeso tra favola e senso pratico. Le vicende di un frigo da sbrinare e un’esistenza bisognosa di attenzioni in “Fiori”, la malinconia di una vita sottomarina che va avanti nonostante il marciume dei fossili dell’era digitale di “Pesce comune”, o l’urgenza di credere in qualcosa in “Millantatore”, raccontano della possibilità innata di riuscire a meravigliarsi malgrado le avversità. Ancora, i contrasti tra intenti romantici e realismo tributario nel mantra “qualche punto importante di invalidità” che si liberano dalla voce di Gigi Giancusi - già nei Perturbazione - nel finale di “Canzone d’amore e di contributi” e la vicenda di “Tarzan (Quello vero)”, dedicata al partigiano Dario Scaglione, detto Tarzan, trasmettono il carico di resistenza, vitalità e necessaria capacità di adattamento a un’esistenza sempre più in balia di mille differenti frenesie.

Il caos del presente e un futuro ancora da inventare

Le “Macchine inutili” del disco sono quelle idealizzate a metà del Novecento dal creativo milanese Bruno Munari, che dedicò parte della sua attività speculativa a quelle invenzioni che, abbandonata l’attività produttiva, non portavano alcun vantaggio economico in termini di tempo o denaro, pur continuando ad offrire nei propri meccanismi lavorativi una prospettiva affascinante. In questo modo Lastanzadigreta si appropria di quel concetto materialistico di inutilità per creare un proprio spazio vitale, raccontando, attraverso melodie imprevedibili di strumenti e attrezzi, lo stupore, il precariato e le difficoltà che si affacciano nel caos del nostro presente. Sacchi, pacchi e barriere di “Cavallini”, la nenia casalinga di “Greta e le nuvole” e una grammatica di sole sigle in “SPID” riescono così a fare la spola tra gli opposti di un disco che in un mondo spietatamente calcolatore lascia trasparire senza alcuna retorica la luminosa bellezza dei sentimenti. Che, al pari di certe macchine, non producono nulla di commerciabile.

TRACKLIST

01. Attenzione attenzione (04:30)
02. Pesce comune (03:49)
03. Canzone d'amore e di contributi (03:40)
04. Fiori (04:00)
05. Grammatica della fantasia (03:08)
06. Creature selvagge, Pt. 2 (03:06)
07. Cavallini (03:20)
08. Greta e la nuvola (03:23)
09. Millantatore (03:45)
10. Tarzan (quello vero) (03:14)
11. Macchine inutili I (02:42)
12. Macchine inutili II (02:54)
13. SPID (02:43)
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