«DARK MARK DOES CHRISTMAS 2020 - Mark Lanegan» la recensione di Rockol

Mark Lanegan, l'esorcismo di "Dark Mark Does Christmas"

Tra inediti, cover e canti tradizionali, un album di Natale dolente e sinistro. Proprio come l'anno che sta andando a concludersi

Recensione del 23 dic 2020 a cura di Marco Di Milia

Voto 8/10

La recensione

Che il 2020 sia stato un anno piuttosto buio fino alla fine lo confermano anche i fantasmi dei vari Natali riuniti per l’occasione da Mark Lanegan, che, da qualche parte, sotto quella scorza indurita dal tempo, riesce perfino a rallegrarsi di gioia e buoni sentimenti. A suo modo, ovviamente.

"Dark Mark", oscuro e malinconico

Sì, perché il cantautore di Ellensburg nel nuovo “Dark Mark Does Christmas” si allontana dai toni un po’ caramellosi delle feste per barcollare ancora intorno al baratro di chi quella magia riesce a trasformarla senza troppe misure in una storia oscura e carica di malinconia, whisky, sigarette e vecchi ricordi sbiaditi nel tempo. Non è la prima volta che Lanegan si confronta con il mistero del Natale: già nel 2012 aveva reso disponibile solo ai concerti un ep di sei brani con lo stesso titolo - e pure la stessa copertina bianca con tanto di albero e puntale a forma di teschio - che da una glaciale “Holy night” a una non meno evocativa “We three kings” aggiungeva nuova tensione e una buona dose di cupo disfacimento al classico immaginario natalizio.

Il sinistro Natale del 2020

Con l’aggiunta di quattro nuove canzoni, il musicista ha aggiornato al 2020 quella tiratura iniziale, ormai andata esaurita, in un album vero e proprio che in dieci tracce crea un bizzarro collegamento tra Stati Uniti, Polo Nord e un nugolo di ombre per nulla rassicuranti. In poco più di mezz’ora “Dark Mark” si trascina con la sua voce cavernosa attraverso un limbo allegramente cimiteriale sospeso tra gli arpeggi low-fi dell’iniziale “The cherry tree carol” e i riverberi spettrali della conclusiva “Burn the flames” di Roky Erickson, utilizzando una strumentazione ridotta all’osso che comprende ora il banjo, ora le chitarre, le tastiere, una drum machine e pochissimo altro ancora.

Canzoni per vecchi e nuovi demoni

Una sequenza desolata di suggestioni e tormenti in cui spiccano la trasposizione esoterica di “Christmas eve can kill you” degli Everly Brothers o la straniante cantilena elettronica di “Death drums along the river”, inedito a base di sequencer e musica corale che tra campanellini e ritmica pulsante recita una mortifera storia di fuga e impossibile redenzione.

Ancora, nell’altra novità del lotto, “A Christmas song”, l’oscuro Mark si riappropria di quelle ossessioni catramose e cinematografiche che gli riescono con evidente naturalezza, in una ballata dolente e scarna realizzata con il contributo del fratello di sangue Greg Dulli - i due quest’anno avevano già collaborato in una versione di “The girl from the North Country” per il singolo “A ghost”, dall’album solista di Dulli - che gli stessi protagonisti hanno definito come “delicata e straziante”.

Una lunga notte di attesa e di speranza

Il Natale di “Dark Mark” non può quindi che essere sinistro, proprio come è stato l’intero anno che va in questi giorni a concludersi, eppure al pari di quanto riportato nella sua biografia “Sing Backwards And Weep” e nel recente “Straight Songs Of Sorrow” pubblicato lo scorso maggio, pure carico di un sensuale fatalismo che il timbro dell’ex Screaming Trees trasmette con mellifluo candore. Dialogando tanto con il passato quanto con la morte tra tradizionali, cover e brani inediti, Mark Lanegan, sopravvissuto di lusso a tutto e tutti, compreso sé stesso, compone la sua notte di attesa e di speranza, ma anche tremendamente lacerante.

TRACKLIST

02. Down In Yon Forest (01:55)
03. O Holy Night (02:57)
04. A Christmas Song (02:59)
05. In The Bleak Mindwinter (03:43)
06. Death Drums Along The River (03:05)
07. Christmas Eve Can Kill You (03:35)
08. We Three Kings (02:20)
09. Coventry Carol (02:13)
10. Burn The Flames (03:47)
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