«THE WHITE STRIPES GREATEST HITS - White Stripes» la recensione di Rockol

“My Sister Thanks You and I Thank You": il greatest hits anomalo dei White Stripes

Una raccolta per celebrare il gruppo di Meg e Jack White a quasi dieci anni dallo scioglimento. Una coppia di musicisti capace di suonare come un'intera band quanto di identificare il “rock alternativo” dei primi anni del nuovo millennio

Recensione del 16 dic 2020 a cura di Marco Di Milia

Voto 8,5/10

La recensione

Pensare che siano passati già quasi dieci anni da quando i White Stripes hanno annunciato il loro scioglimento fa riflettere, in modo quasi drammatico, sulla crudeltà del tempo che passa senza concedere troppe cortesie. Da quel 2011, anche se di fatto il duo composto dai “fratelli” White era rimasto fermo a “Icky Thump” pubblicato nel 2007, Meg ha progressivamente abbandonato le luci della ribalta mentre l’iperattivo Jack è stato al centro di una miriade di progetti con la sua etichetta Third Man Records di base a Nashville, con la quale ha pubblicato nel corso di questi due lustri sia le uscite soliste che quelle con i Raconteurs e i Dead Wheather, così come ha continuato a curare il catalogo della sua band più famosa.

La fine del duo

L’annuncio della fine dei White Stripes fu affidato alla stampa con un laconico comunicato: “La ragione non è da addebitarsi a divergenze artistiche o alla mancanza di volontà di andare avanti, né a motivi di salute, dal momento che sia io che Meg stiamo bene. È per una miriade di motivi, ma soprattutto per preservare ciò che di bello e speciale c'è nella band, e per far sì che possa rimanere intatto. I White Stripes non appartengono più a Jack e a Meg. Da oggi i White Stripes appartengono a voi, e potete farne ciò che volete. La bellezza dell'arte e della musica può durare per sempre, se la gente lo vuole. Grazie per aver condiviso con noi quest'esperienza. Il vostro coinvolgimento non verrà mai perduto, e per questo vi siamo sinceramente grati”.

Ventisei canzoni, un paio di rarità e un inno mondiale

Una storia e una vicenda artistica nemmeno troppo lunga da ripercorrere, composta di sei album in studio pubblicati tra il 1999 e il 2007, eppure perfetta per condensare il sogno di un ex tappezziere e di una barista e di un’epoca intera, nostalgica, irriverente e impulsiva, celebrata ora con la raccolta “My Sister Thanks You and I Thank You: The White Stripes Greatest Hits”.

Un’antologia in apparenza fuori dal tempo, come gli stessi White Stripes del resto, in un’era in cui i “best of” hanno subito il colpo delle piattaforme di streaming, che in ogni caso permette un ottimo punto di partenza per scoprire e riscoprire in 26 brani la carriera del duo di Detroit, dagli esordi fino alle ultime prove in sala di registrazione. Compresa ovviamente “Seven nation army”, posta in chiusura della selezione e diventata suo malgrado un inno, molto poco ortodosso, dei Mondiali di Germania con quel temibile coro che un po’ tutti vorremmo provare a dimenticare.

Il suono nostalgico e irruente del nuovo millennio

In ordine casuale, ma non troppo - le tracce sono infatti organizzate per “tema” - figurano nel lotto i passaggi più iconici di un gruppo che non ha mai raccolto molto in termini di classifiche, con solo sei singoli in top ten, però in grado di identificare il “rock alternativo” dei primi anni del nuovo millennio. Tra riff garage e blues, ritmiche squadrate e tensione elettrica in pezzi come “Fell in love with a girl”, Hotel Yorba”, “The hardest button to button”, “Apple blossom”, “Blue orchid”, “My doorbell”, passando per la cadenza mariachi di “Conquest” e i toni melodrammatici di “I just don’t know what to do with myself” di Burt Bacharach, si snoda tutta l’evoluzione del sound di Meg e Jack White lungo un asse che salta tanto negli anni quanto nella memoria. In scaletta, inoltre, anche due rarità in studio finora apparse solo su singolo, l’esordio “Let’s shake hands” pubblicato in prima battuta in un migliaio di copie per la piccola Italy Records nel 1998 e una versione nervosa di “Jolene” della star del country Dolly Parton, già presente nel sette pollici “Hello operator”.

Una raccolta di successi lontani dalle classifiche

Un “Greatest Hits” anomalo quindi, composto principalmente di canzoni che non sono state davvero dei grandi successi, che tuttavia mostrano l’ecletticità di una coppia di musicisti capace di suonare come un'intera band con due soli strumenti di base, avendo una versione primordiale e insieme visionaria del proprio background musicale. Dai dannati blues di Robert Johnson a un’anima - anch’essa dannata - grezza, rumorosa e anarchica, i White Stripes hanno sempre e solo giocato per contrasti, finendo per rendere ingannevolmente semplice la loro complessità di fondo. Chitarra e batteria, fratello e sorella, rosso e bianco. Ma anche una virtuosa musicalità, un matrimonio segreto e un caleidoscopio di colori da svelare.

TRACKLIST

01. Let's Shake Hands (02:44)
02. The Big Three Killed My Baby (02:29)
03. Fell in Love with a Girl (01:50)
04. Hello Operator (02:36)
05. I'm Slowly Turning into You (04:34)
06. The Hardest Button to Button (03:32)
07. The Nurse (03:47)
08. Screwdriver (03:14)
09. Dead Leaves and the Dirty Ground (03:03)
10. Death Letter (04:29)
11. We're Going to Be Friends (02:22)
12. The Denial Twist (02:35)
13. I Just Don't Know What to Do with Myself (02:46)
14. Astro (02:42)
15. Conquest (02:48)
16. Jolene (03:17)
17. Hotel Yorba (02:10)
18. Apple Blossom (02:13)
19. Blue Orchid (02:37)
20. Ball and Biscuit (07:18)
21. I Fought Piranhas (03:07)
22. I Think I Smell a Rat (02:04)
23. Icky Thump (04:14)
24. My Doorbell (04:01)
25. You're Pretty Good Looking (For a Girl) (01:49)
26. Seven Nation Army (03:51)
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