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«CYR - Smashing Pumpkins» la recensione di Rockol

"CYR": benvenuti nell'elettropop degli Smashing Pumpkins

Un doppio album fitto di sintetizzatori, ganci pop e voci rassicuranti, ma con Billy Corgan non c'è mai troppa tranquillità. Nemmeno quando è lui stesso a proporla

Recensione del 27 nov 2020 a cura di Marco Di Milia

Voto 6,5/10

La recensione

Difficile fare previsioni a lungo termine quando sei Billy Corgan. Tra ambizioni e pretese, il calvo musicista di Chicago ha da tempo caratterizzato ogni sua uscita con una straordinaria smania di grandiosità, imbarcandosi in centinaia di progetti che non sempre sono arrivati a vedere una conclusione. Dalla ritrovata alchimia con suoi vecchi compagni d’armi James Iha e Jimmy Chamberlain però, il leader degli Smashing Pumpkins ha recuperato una vena creativa che pareva ormai aver perso, con la complicità di una vecchia volpe come Rick Rubin.

Fino ad ora, ovviamente. Perché Corgan, di adagiarsi troppo proprio non ne vuole sapere. Così, ha di nuovo ribaltato le prospettive per fare ciò che preferisce tutto da solo, senza produttori esterni e probabilmente anche senza il resto della band. Finendo per perdere, come solo lui sa fare, il senso della misura. “CYR”, ideale prosieguo del Vol. 1 del concept “Shiny And Oh So Bright”, è un album che fin dalle prime battute si allontana dal suono pomposo e stratificato tipico degli Smashing Pumpkins, per abbracciarne un altro, gonfio e carico di sintetizzatori.

Il senso della misura di Billy Corgan

In venti canzoni, il nuovo, doppio, disco di Corgan e soci si riempie di tecnologia oscura e ritornelli dal gusto smaccatamente pop che dalla tenebrosa “Purple blood” alla più solare “Wrath”, richiamano bene le suggestioni tipiche di Depeche Mode, New Order, Wire e perfino dei Killers.

Seguendo il suo istinto, Billy ha preferito uscire da una dinamica guidata dalle chitarre per seguire un’intuizione che sentiva più al passo con i tempi, ma anche in perfetta sintonia con gli anni Ottanta. Circondandosi di sequencer, drum machine e del solito individualismo ipertrofico è arrivato a un disco pieno di ganci melodici, cori femminili, linee di basso trascinanti, battiti di mani, ma anche a girare una serie animata di cinque episodi con i brani di “CYR” a fare da colonna sonora.

Le canzoni da ascoltare, tra serenità e irruenza

Una ennesima rivoluzione di stile dettata dal loro frontman, che ha spostato gli Smashing Pumpkins in un territorio più disteso e forse anche carico di nuove speranze.

Nell’iniziale “The colour of love” dichiarano il grigiume di un amore, mentre in “Hidden sun” si chiedono quale delfino possa portare serenità, andando alla costante ricerca di un pathos mistico che in realtà in un lavoro del genere appare quasi irraggiungibile. Corgan qui preferisce adagiarsi sulle ritmiche programmate, dando poche, se non pochissime occasioni ai suoi compagni di offrire il proprio contributo, in una lunga sequela di brani che in ultimo finiscono per assomigliarsi un po' tutti. Così, se pezzi come “Telegenix” e “Adrennalynne” spingono sui beat, altri come “Ramona”, “Birch groove” e “Confessions of a dopamine addict” si lasciano andare in un vago romanticismo che si intreccia con le spirali dark di “Anno Satana” e "Black forest, black hills", ma l’intero programma in tutte le sue minuzie stenta a farsi davvero avvincente. Eppure, tracce malinconiche come "Save your tears" e la più nervosa “Wyttch” riportano una dose di drammatica irruenza che in mezzo a tanto groove elettronico e voci fin troppo rassicuranti sembrava essersi persa.

La conquista della leggerezza

Naturalmente qualche generosa sforbiciata in fase di editing avrebbe permesso a un album di 72 minuti di essere meno dispersivo. Non mancano di certo degli ottimi episodi tra i solchi di "CYR", ma in un lavoro che cerca la modernità rinunciando in più della metà delle canzoni alla batteria in favore di un computer, si smarrisce anche la componente più sanguigna del gruppo, quella che può ancora bilanciare il protagonismo e l’esuberanza capricciosa del grande dittatore di casa Smashing Pumpkins. Diversamente dalla malìa noir di "Adore", che reagiva con le innovazioni digitali a un periodo difficile e pieno di incertezza, ora gli umori diffusi paiono muoversi in una direzione completamente opposta. La tenacia di Billy Corgan nel voler concepire un’opera oltre che pretenziosa anche disinvolta, nonostante lui per primo non sia molto dotato di tale requisito, riesce in questo modo a sorprendere e terrorizzare nello stesso momento. Un disco audace, vitale e brillante, a suo modo, realizzato da chi, quella leggerezza, sembra non averla mai voluta avere.

TRACKLIST

01. The Colour Of Love (04:23)
02. Confessions Of A Dopamine Addict (03:13)
03. Cyr (04:03)
04. Dulcet In E (03:21)
05. Wrath (03:45)
06. Ramona (03:48)
07. Anno Satana (03:49)
08. Birch Grove (03:16)
09. Wyttch (03:43)
10. Starrcraft (04:10)
11. Purple Blood (03:19)
12. Save Your Tears (03:31)
13. Telegenix (03:23)
14. Black Forest, Black Hills (04:42)
15. Adrennalynne (03:42)
16. Haunted (03:11)
17. The Hidden Sun (03:24)
18. Schaudenfreud (03:02)
19. Tyger, Tyger (02:49)
20. Minerva (03:32)
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