«LOVE IS THE KING - Jeff Tweedy» la recensione di Rockol

La lezione di songwriting di Jeff Tweedy

Il leader dei Wilco torna in versione solista con uno stupendo album e un libro: "How to write one song". Sì, una sola. Ma "Love is the king" ne contiene 11 e tutte notevoli.

Recensione del 27 ott 2020 a cura di Gianni Sibilla

Voto 7,5/10

La recensione

"L'ispirazione è sopravvalutata", dice Jeff Tweedy. Che oltre a pubblicare il quindi disco da solista della sua carriera, ha scritto un nuovo libro, "How to to write one song"; è il secondo dopo l'autobiografia di due anni fa, anch'essa uscita assieme ad un album, "Warm". Ma in questo disco ce n'è a pacchi, di isiprazione: è il migliore da solo del cantautore, che ha trovato il perfetto bilanciamento tra la sua dimensione solitaria e quella con la band.

Come scrivere una canzone

Già, una sola: il libro non è il tipico manuale americano di auto-aiuto, anche se Tweedy un po' gioca con quel formato, nel titolo. È invece un bel racconto del processo creativo e di come abbia bisogno di molto metodo e molta routine. Un libro che unisce aneddoti personali a una riflessione sul ruolo del cantautore, in maniera simile a "Come funziona la musica" di David Byrne. Ma a differenza del libro dell'ex-Talking Heads si concentra su una sola cosa, e lo fa con con un tono decisamente più caldo. L'idea di Tweedy è che il processo sia più bello del risultato: forse per noi comuni mortali, sì. Ma possiamo dire che nel suo caso il risultato è ottimo, e questo disco lo dimostra.

Il "Family business" dei Tweedy

Si legge Jeff Tweedy, si legge famiglia Tweedy: il disco è stato incisco interamente con i suoi figli. Come il primo lavoro ("Sukierae", 2014), che uscì però solo con il cognome, non con il nome di battesimo. Da "Together at last" (2017) iniziò a firmarsi Jeff Tweedy - ma quello era un disco di riletture acustiche di brani dei Wilco. Quindi tecnicamente il primo lavoro è "Warm" del 2018, a cui seguì  "Warmer", tratto dalle stesse sessioni. Se vi siete persi in questo riassunto delle discografia, vi basti sapere che "Love is the king" è il migliore, assieme a "Sukierae".

Meglio solista o con i Wilco?

Bella domanda (vabbé, me la sono fatta da solo...). Ma è la solita questione, di cui si parlò qualche tempo fa a proposito nel disco di Matt Berninger dei National. In quel caso non avevo dubbi, ma è una riflessione personale: certe volte le strutture musicali dei fratelli Dessner sono persino troppo ingombraniti e il disco del cantante è stupendo nella sua semplicità.
Non ho lo stesso problema (si fa per dire) con i Wilco, anzi mi piace come costruiscono e decostruiscono i brani. Ma il bello di "Love is king" è, come nel caso di Berninger, la semplicità. Tweedy mantiene la forma canzone, sottraendo il lavoro di decostruzione delle strutture in cui i Wilco sono dei maestri. Questa volta più che altre riesce a recuperare un po' di sonorità dei Wilco, ma in modo equilibrato: accade soprattutto con la chitarra elettricaM più di una volta mi sono chiesto se c'era Nels Cline sotto mentite spoglie. Invece no: ricami e assoli elettrici si inseriscono su canzoni acustiche, e sono opera sempre di Tweedy, che si è portato dietro dai Wilco quel suono.

La canzone imperdibile

Il finale di "Half-asleep" riassume perfettamente questo approccio che si ritrova in tutto il disco: una ballata malinconica, un brano semplice per e voce chitarra acustica su cui entra l'elettrica. In questo caso c'è una stupenda coda che la renderebbe una delle migliori canzoni degli ultimi Wilco. E lì il cerchio si chiude.

 

TRACKLIST

01. Love Is The King (04:46)
02. Opaline (04:45)
03. A Robin or A Wren (02:48)
04. Gwendolyn (03:25)
05. Bad Day Lately (03:09)
06. Even I Can See (03:19)
07. Natural Disaster (03:22)
08. Save It For Me (03:02)
09. Guess Again (03:17)
10. Troubled (03:11)
11. Half-Asleep (04:18)
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