«KEITH RICHARDS AND THE X-PENSIVE WINOS - LIVE AT THE HOLLYWOOD PALLADIUM - Keith Richards» la recensione di Rockol

Keef, un live d'annata

La ristampa di un gioiellino del vivo del 1991 in fantastico cofanetto Super Deluxe

Recensione del 13 nov 2020 a cura di Giampiero Di Carlo

Voto 8/10

La recensione

Keith Richards per la prima volta in vita sua aveva pubblicato un disco solista (“Talk is cheap”, 1988) reagendo, dopo strenua auto-resistenza, al malessere della SUA band. L’album pubblicato da Mick Jagger, poi, l’aveva offeso almeno tre volte. Per il gesto in sé; perché l’aveva preceduto; e perché non era un buon album. Così, quando finalmente uscì, l’album di Keef – colui il quale ha sempre sostenuto che dagli Stones si esce solo con i piedi in avanti – non fece che rimarcare nei fans la sensazione che il suo Glimmer Twin fosse solo una fashion victim e che in lui, invece, albergasse la vera anima rock e blues dei Rolling Stones. Manicheo, come giudizio, ma non senza qualche fondamento: Keith Richards, al contrario di Mick Jagger, aveva messo insieme un ottimo disco: sgangherato, autentico, coeso, con i riff a farla da padrone e il canto (il suo) solo un accessorio, con un tiro potente e inaspettato in quella fine di decennio che per la musica era stato troppo patinato per i suoi gusti.

Una super-band alla corte di Keef

E’ questa l’anticamera di “Live at the Hollywood Palladium”, che venne registrato il 15 dicembre 1988 a Los Angeles con la stessa grande band con cui Richards aveva inciso “Talk is cheap” in studio, The X-Pensive Winos. Quella band dal nome geniale era stata selezionata da Keith come un sommelier sceglie i vini da abbinare a una cena importante: sulla base delle sue estese conoscenze e di un’esperienza in materia sconfinata. Non a caso la sua prima scelta fu Steve Jordan: non semplicemente uno che sarebbe diventato tra i migliori batteristi di sempre, asciutto e raffinato, ma anche un musicista colto che nel suo bagaglio vantava session e concerti con tipi del calibro di James Brown e Sly Stone. Jordan divenne co-autore, co-produttore e complemento perfetto di Richards, che aveva fatto attenzione a non assomigliare agli Stones rimanendo sé stesso. La qualità della formazione che calcò quel palco hollywoodiano 2 mesi dopo che il suo primo album era stato consegnato ai negozi e 3 sere prima che il suo leader compisse 45 anni, peraltro, era di analogo, eccelso livello. Parliamo di Waddy Wachtel, chitarrista che aveva suonato con gruppi come Everly Brothers e  Fleetwood Mac; di Charley Drayton al basso – un polistrumentista di soli 23 anni con un lignaggio jazzistico di prima classe, essendo nipote di Charlie Drayton; di Ivan Neville, a proposito di figli d’arte: rampollo di Aaron e già tastierista con gli stessi Stones in studio per “Dirty work” (1986); di Bobby Keys al sax, gemello separato alla nascita di Keith, un musicista che di sicuro aveva contribuito a rendere un album stellare come “Sticky fingers” ancora migliore; e, ultima ma non ultima, la cantante Sarah Dash, nel cui curriculum figurava la militanza nelle Bluebelles di Patti LaBelle e una sfilza impressionante di ospitate da corista.

I brani migliori

In un mix di pezzi tratti sia dal suo unico album solista che dal catalogo degli Stones, Keith Richards mise insieme una playlist formidabile e una combinazione di canzoni che potevano stargli addosso come guanti, date le circostanze. “Make no mistakes”, che insieme a “Take it so hard” era già tra le migliori di “Talk is cheap”, si impone tra gli episodi più apprezzabili di “Live at the Palladium”. Introdotta dai colpi secchi e precisi di Steve Jordan, è una ballata elegantissima in cui, come velluto sdrucito, la voce di Keith viene impreziosita dalla seta di Sarah Dash e in cui, uno alla volta, i musicisti sul palco vivono ciascuno il loro prezioso momento d’oro (Waddy Watchel, comunque, si staglia su tutti). Ed è grande la padronanza dimostrata dal gruppo sia quando si mette a disposizione del leader in “Happy” (che, nel repertorio live degli Stones, è il tipico momento-Keith) sfoggiando un impasto sonoro ed un tempo perfetti; sia quando esegue in maniera originalissima “I wanna be your man” di Lennon-McCartney. In fondo stiamo solo fornendo l’ennesima dimostrazione che, tra Richards e Jordan, nulla poteva sfuggire in termini di conoscenza enciclopedica della materia: pop e rock, jazz e r’n’b, blues e reggae (a proposito: con “Too rude” pare di stare in spiaggia a Ocho Rios…). E il riff? Il riff, con Keef, comanda. Sempre. E ne potremmo parlare per ore. Oppure potremmo ridurre tutto a quattro minuti e cinque secondi, pari alla durata di “How I wish”. E non ci sarebbe più nulla da aggiungere.

Un cofanetto da impazzire

“Live At The Hollywood Palladium” è la ristampa dell'album originale che nel 1991 fu pubblicato per competere con la miriade di bootleg ricavati dalle 12 date del tour del 1988. Ma stavolta torna in vari formati:

  • 1CD album rimasterizzato
  • 2LP 180g album rimasterizzato
  • 2LP 180g Rossi Limited Edition album rimasterizzato 
  • Digitale

Con tutto il rispetto, però, nessuno dei suddetti può competere con la Super Deluxe Box Set. Roba per impallinati. Include l'album rimasterizzato in 2LP da 180g , un 10” in vinile di 3 bonus tracks inedite (“I Wanna Be Your Man”, “Little T&A”, “You Don’t Move Me”), il CD rimasterizzato dell'album originale e il DVD video del concerto originale, un libro cartonato di 40 pagine con un saggio di David Fricke ('The Loosest Tight Band You've Ever Heard') con una nuova intervista a Keith, oltre a numerose amenità tra cui foto rare e inedite provenienti dagli archivi di Keith, il comunicato stampa del tour, la scaletta scritta a mano dall’artista, la segnaletica per lo spogliatoio della band disegnata a mano, l’itinerario del tour, il biglietto d'ingresso, il pass VIP e backstage, il plettro personalizzato di Keith per l'Hollywood Palladium e l’etichetta con borsa di vino promo regalata allo show...

Time is on my side

Questo non è solo il titolo di uno standard degli Stones qui in scaletta, ma il tag ideale per questo album. “Live At The Hollywood Palladium” è una collezione di canzoni che non si limita a resistere nei decenni ma che, come tutti i classici, continua a emanare qualità. Un condensato di “comfort music” prodotta sullo stesso palco sul quale, sedici anni prima, il 29enne ma già da tempo rocker supremo Keith Richards era umilmente salito per suonare con il suo idolo Chuck Berry. Che però, apparentemente infastidito dal volume della sua chitarra, da quel palco nel lontano 1972 lo aveva sbattuto giù davanti agli increduli paganti del Palladium.

TRACKLIST

04. Too Rude
05. Make No Mistakes
11. Happy
14. I Wanna Be Your Man - (Box Set and Digital Only)
15. Little T&A - (Box Set and Digital Only)
16. You Don’t Move Me - (Box Set and Digital Only)
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