«CINEMA SAMUELE - Samuele Bersani» la recensione di Rockol

I 10 piccoli film di Samuele Bersani

Raramente è capitato di vedere un coro unanime di lodi verso un disco come per "Cinema Samuele". E il bello è che sono tutte meritate.

Recensione del 07 ott 2020 a cura di Gianni Sibilla

Voto 9/10

La recensione

Raramente mi è capitato di vedere un coro unanime di lodi verso un disco come per "Cinema Samuele", il nuovo album di Samuele Bersani a sette anni di distanza da "Nuvola numero nove" - persino Bersani si è detto stupito dell'affetto che ha ricevuto, alla conferenza stampa della scorsa settimana, in cui ha presentato l'album - ovviamente in un cinema. E il bello è che sono tutte meritate.

Le ragioni di un successo annunciato
Bersani arriva da un periodo difficile e non ha dato nulla per scontato: un blocco dello scrittore dovuto alla fine di una storia, la difficoltà di trovare l'ispirazione e il luogo giusto per concretizzarla in una raccolta di canzoni. Nel frattempo, il mondo musicale è cambiato: il ritorno e il dominio dei tormentoni pensati per le piattaforme, quello che una volta chiamavamo "indie" è diventato il nuovo pop. Samuele non è cambiato: la sua capacità di unire profondità e leggerezza, semplicità e complessità, con il suono giusto (ottimo il lavoro su questo album di Pietro Cantarelli). In questo panorama la sua musica risalta ancora di più ed è davvero una boccata d'aria fresca.

"Canzoni d'amore altamente nocive per un cuore già troppo pulsante"
È la frase che trovate più citata: è uno dei versi di "Harakiri", il primo singolo. Ma l'album è una raccolta perfetta di grande scrittura, unito da un'idea forte, quella di 10 piccoli film, dieci sale del "Cinema Samuele". L'idea che le canzoni siano pellicole non è nuova, per carità: ma è eseguita da "Cinema Samuele" in maniera magistrale. 
Nel disco ci sono diversi riferimenti al grande schermo; “Ho un miliardo di pixel senza essere Spielberg”, esordisce in “Pixel”. E poi gioca sul fatto di costruire racconti cinematografici in cui i personaggi si confondono con il narratore: “Indovino il cattivo di un film/anche in meno di dieci secondi” ("Mezza bugia”). O ancora, quando canta “È un dono che mi porto come un peso enorme e faccio a meno di abusarne” non sai se sta parlando di un personaggui o di sé, e dei suoi tempi e modi di fare musica. Lo stesso quando ironizza sulla stampa: per una volta un artista che non si lamenta dei giornalisti, ma racconta il rituale de “L’intervista” ironizzando su tutte le parti in gioco, a partire dagli artisti: “Il tempo che il supremo artista/mi può concedere è un briciolo/durante il quale non si presta /a raccontarmi i suoi progetti / o almeno una novità  e mi risponde scocciato /sono le 10 ed è già /completamente ubriaco”. C’è anche un po’ di polemica sui come passiamo la nostra vita di fronte ad uno schermo, a partire da "Pixel". Ma a dominare anche qua è l’ironia, non l’invettiva: "Non conta altro più di quello che clicco/Da quanto non mi vedi con il collo dritto?/Mi muovo in ogni parte del mondo senza viaggiare, sai/che non ho mai preso neanche un aereo? “(“Scorrimento verticale”).

La canzone imperdibile
Samuele dice che la canzone a cui è più legato è "Il tuo ricordo", e come dargli torto: è la nuova "Giudizi universali", il racconto di una fine di una storia di amore, con passione e delicatezza: un semplice giro piano che si apre in un crescendo con chitarra elettrica, e un testo che ti apre in due: "Il tuo ricordo trova un buco nella rete/s’infila dentro al mio cervello e fa il padrone/Il tuo ricordo quando arriva ha fame e sete/e quel poco equilibrio che ho si disintegra". Bentornato.

 

TRACKLIST

01. Pixel (05:57)
02. Il tiranno (04:01)
03. Mezza bugia (03:34)
04. Il tuo ricordo (03:46)
05. Harakiri (03:16)
06. Le Abbagnale (04:22)
07. Con te (03:41)
09. L'intervista (03:51)
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