«TEA FOR THE TILLERMAN 2 - Cat Stevens/Yusuf Islam» la recensione di Rockol

Cat Stevens rivisita e riscrive il suo passato

Lo storico "Tea for tillerman" reinciso 50 anni dopo: un'operazione rispettosa, ma a tratti discutibile: c'è pure un duetto virtuale su "Father and son", con la voce del 1970.

Recensione del 22 set 2020 a cura di Gianni Sibilla

Voto 7/10

La recensione

4 milioni di copie vendute, ma più che i numeri rimane il ruolo nell'immaginario collettivo di una canzone come "Father and son". E gli altri capolavori del disco che non sono da meno "Where Do the Children Play?" e "Wild World" (ma anche "Sad Lisa" e "Hard headed world". "Tea for the tillerman" è uscito 50 anni fa (novembre 1970) ed è uno di quegli album intoccabili, per più di una generazione. Eppure... Ecco che Cat Stevens/Yusuf Islam lo ha completamente reinciso.

Reincidere un repertorio e il dialogo tra le canzoni dell'innocenza e le canzoni dell'esperienza
L'operazione è contemporaneamente rispettosa e discutibile. Perché rifare un classico? Cosa si può aggiungere e cosa va tolto? È il dialogo tra le canzoni dell'innocenza e le canzoni dell'esperienza, per usare la metafora derivata da William Blake su cui gli U2 hanno costruito recentemente un gran pezzo del loro racconto recente. Non è inusuale che gli artisti decidano di reincidere del proprio materiale: talvolta hanno motivazioni puramente industriali (es. i master sono di proprietà di qualcun altro e l'artista, per controllare la sua musica, non ha scelte se non reinciderli). Talvolta perché l'artista ha la sensazione di poter migliorare qualcosa, appunto: magari anche solo tecnicamente, per l'esperienza accumulata negli anni (si pensi a "My songs" di Sting, con le "nuove" versioni solo minimamente ritoccate). 

La scelta di Cat Stevens
Il titolo non promette benissimo, in realta: "Tea for the Tillerman" al cubo. Ma non si tratta di una versione potenziata o muscolare. Cat Stevens/Yusuf Islam sembra avere scelto una strada molto rispettosa, coinvolgendo parte dei musicisti originali: lo stesso produttore, Paul Samwell-Smith, e lo stesso chitarrista, Alun Davies. E tranne un paio di caso le canzoni sono molto simili all'originale, con una voce più vissuta e arrangiamente solo un poco più elaborati, ma comunque rispettosi.
 

Un "duetto" virtuale?
La scelta più discutibile è su "Father and son", in cui Yusuf Islam duetta con Cat Stevens, la voce di oggi con quella del 1970, come se l'artista di oggi fosse il padre e quello giovane il figlio. Ha senso, narrativamente e anche la versione è iper-rispettosa. Rimane un'operazione comunque che lascia qualche perplessità, come tutti i duetti virtuali. Poi è vero che spesso tutti i duetti sono tutti virtuali e sono voci assemblate. Ma qua si parla di un salto temporale notevole... Mah.

La canzone imperdibile
Alla filosofia del progetto da eccezione solo "Wild world", radicalamente ripensata: diventa un brano jazzato, da bar di New Orleans, con tanto di fisa e fiati. Bella e interessante, e l'unica canzone "nuova". Ma l'originale era un capolavoro...

 

TRACKLIST

01. Where Do The Children Play? (04:09)
02. Hard Headed Woman (03:31)
03. Wild World (03:46)
04. Sad Lisa (03:57)
05. Miles From Nowhere (04:01)
06. But I Might Die Tonight (03:12)
07. Longer Boats (02:29)
08. Into White (03:42)
09. On The Road To Find Out (05:48)
10. Father And Son (03:49)
11. Tea For The Tillerman (00:59)
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