«GOATS HEAD SOUP (DELUXE) - Rolling Stones» la recensione di Rockol

"Goats heads soup" non è un album minore dei Rolling Stones

La riscoperta di un lavoro al tempo sottovalutato, attraverso il box con inediti celebra l'album del 1973. La recensione.

Recensione del 04 set 2020 a cura di Giampiero Di Carlo

La recensione

E’ il 1973 e nessuno ancora lo sa ma, quando esce “Goats Head Soup”, sta per cominciare l’antivigilia dell’età oscura degli Stones: l’era di Keith schiavo dell’eroina e di album rattoppati come “Black and blue”, seguita prima dall’infatuazione per la disco con “Some girls” e “Emotional Rescue” (pregiati a posteriori, ma molto a modo loro) e poi dall’ultimo grande colpo di reni con quel classico tardivo che sarebbe diventato “Tattoo you”. Poi una ridiscesa verso la normalità e quasi l’irrilevanza degli anni ’90, fino alla dimensione larger than life da leggende da stadio.

E’ il 1973: talmente elevato è lo standard dei Rolling Stones in quel momento storico, che parte della critica liquida “Goats Head Soup” come un album minore.  La ristampa che esce oggi fa giustizia ad un'edizione deluxe in diversi formati,  tra cui i due cofanetti che includono  dieci bonus track, con versioni alternative, outtakes e tre tracce inedite, compresa "Criss Cross". Le altre due sono "Scarlet" (con la partecipazione di Jimmy Page dei Led Zeppelin) e "All the rage" (qua i dettagli).

Competere con il poker d’assi calato tra il 1968 con “Beggars Banquet”, “Let it bleed”, “Sticky Fingers” e “Exile on Main St.” è impresa improba, in effetti; ancora di più se Mick e Keith devono pure affrontarla separatamente. Eppure a volte – o almeno in parte - i miracoli ri-accadono. Tipo che Keef, che giace esiliato e semi-ibernato in una clinica nella fredda Svizzera, partorisce l’armonia della sua miglior ballata dopo “Wild horses” (ma la sua più nota in assoluto).

“Angie”, un singolo subito schizzato al primo posto in classifica un po’ ovunque, mette l’intero album sulla mappa del rock ma spopola per conto proprio in rotazione pesante alla radio. “Angie” – che, alla fine, pare non fosse né Angela Bowie né Dandelion Angela Richards, se ci fidiamo della memoria e delle memorie del genio dell’open G - diventa un successo anche grazie agli arrangiamenti con gli archi e al cantato struggente e sublime di Jagger. Gli Stones hanno vinto il braccio di ferro con la Atlantic, adamantina nel richiedere loro un rocker per lanciare “Goats Head Soup”, e vanno al numero uno con un 45 giri lento. Inaudito. Ma, paradossalmente, questo diventa un problema. La sua dimensione sdolcinata, pop e mainstream distrae l’attenzione dal resto dei pezzi.

Forse all’epoca avrei arricciato il labbro in una smorfia di fastidio anch’io? Chissà. Oggi quella sindrome da puristi suona un po’ buffa, inesorabilmente superata dalla forza e dalla robustezza di molti dei pezzi dell’album; sembra un vezzo snob alla luce del tempo che rende giustizia, o della differenza tra la cronaca a la storia. Di fatto oggi, scrivere la recensione di una riedizione che resuscita un disco dopo 47 anni dalla sua uscita, è più un esercizio di riscoperta che non di ri-contestualizzazione .

Riascoltati oggi, quei brani sono Stones allo stato puro: con quella forma di perfezione scalcinata che solo loro; con quella qualità assoluta rigorosamente grezza; con quel suono primordiale del rock americano e britannico fusi senza soluzione di continuità dalla più grande band di ogni tempo. Come mai, a cosa si deve? Tra le altre cose, con buona probabilità, anche alla presenza in consolle dell’altro grande tossico della compagnia – purtroppo meno resistente dell’ineffabile originale – che con “Goats Head Soup” stava per intonare il suo canto del cigno con i Rolling Stones. Il tocco di Jimmy Miller alla produzione, a ben ascoltare, non è affatto meno presente che nei suoi quattro predecessori, capolavori per consegnare alla storia i quali finì mangiato vivo da uno stile di vita appannaggio di pochissimi highlanders.

“Dancing with Mr. D” rende l’idea. Un testo demoniaco di Mick, che potrebbe finire in un medley con quello di “Sympathy for the Devil”, viene servito su un riff abrasivo di Keith ingentilito dai ricami di Mick Taylor e sincopato dal contro tempo inimitabile di Charlie. Non basta? E allora ecco la fantastica “Doo doo doo doo (Heartbreaker)”, con quel funky in sottofondo al limite della blacksploitation che travolgeva l’underground afro-americano; “Star Star (Starfucker)”, che pare la resurrezione di Chuck Berry; “Silver Train”, che intreccia il country e il rhythm and blues come meglio non si potrebbe; “Comin’ down again”, una ballad a tinte oppiacee con echi di Allman Brothers e Gram Parsons.

“Angie” e le sue sorelle, quando i cinque esuli finalmente si riaggregano, prendono forma all’interno dei Dynamic Studios, laddove dove Bob Marley e soci si stavano attrezzando per spiccare di lì a pochissimi anni il balzo dalla gloria locale alla fama planetaria. Ma a Kingston, come in una metaforica coda delle registrazioni di “Exile”, quella volta in studio oltre ai cinque Stones si materializzano anche alcuni soliti noti, session men incredibili come il sassofonista Bobby Keys, gemello diverso di Keith, e due maestri delle tastiere come Nicky Hopkins e Billy Preston. Non è un male.

Nel passaggio tra la Giamaica e le tappe a Los Angeles e Londra, dove viene prodotto e mixato, l’album perde per strada alcuni pezzi. Che oggi, invece, ritroviamo come bonus pregiatissimi nella riedizione: trattasi di “All the rage”, un rocker con stampato sopra il marchio di fabbrica inconfondibile della band, e “Criss cross”, dove Mick Taylor suona il basso e Jagger strimpella la ritmica. La glassa sulla torta della versione 2020 di “Goats Head Soup” è, infine, l’ormai arcinota “Scarlet”, impreziosita dalla presenza di Jimmy Page (ne abbiamo raccontato a partire già da luglio), uscita dopo quasi cinquant’anni dalla coltre di mistero tipica della canzone-fantasma che ormai era diventata - tutti i fans sanno che c’è, ma dov’è…?

“Scarlet”, non un leftover ma un’aggiunta al ‘nuovo’ “Goats Head Soup”, è lo spazio-tempo dove per qualche ora gli Stones si fusero con i Led Zeppelin. Mica paglia. Ma quello spazio-tempo è il 1974 nello studio domestico di un amico della band, Ron Wood. Sarà lui a sostituire il virtuosismo di Mick Taylor, a creare il contrappeso ideale per Keith e ad accompagnare gli Stones lungo la terza, infinita fase della loro carriera – ancora in corso.

 

TRACKLIST

#1
01. Dancing With Mr D - 2020 (04:52)
02. 100 Years Ago - 2020 (03:58)
03. Coming Down Again - 2020 (05:54)
04. Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker) - 2020 (03:26)
05. Angie - 2020 (04:32)
06. Silver Train - 2020 (04:26)
07. Hide Your Love - 2020 (04:11)
08. Winter - 2020 (05:29)
09. Can You Hear The Music - 2020 (05:31)
10. Star Star - 2020 (04:23)

#2
01. Scarlet (03:44)
02. All The Rage (04:11)
03. Criss Cross (04:32)
04. 100 Years Ago - Piano Demo (02:43)
05. Dancing With Mr D - Instrumental (03:30)
06. Heartbreaker - Instrumental (03:17)
07. Hide Your Love - Alternate Mix (05:17)
08. Dancing With Mr D (04:33)
09. Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker) (03:26)
10. Silver Train (04:31)
11. Scarlet - The War On Drugs Remix (03:48)
12. Scarlet - The Killers & Jacques Lu Cont Remix (03:14)

#3
01. Brown Sugar - Live / Forest National Arena, Brussels / 17/10/73 (03:55)
02. Gimme Shelter - Live / Forest National Arena, Brussels / 17/10/73 (05:32)
03. Happy - Live / Forest National Arena, Brussels / 17/10/73 (03:14)
04. Tumbling Dice - Live / Forest National Arena, Brussels / 17/10/73 (05:04)
05. Star Star - Live / Forest National Arena, Brussels / 17/10/73 (04:16)
06. Dancing With Mr D - Live / Forest National Arena, Brussels / 17/10/73 (04:37)
07. Doo Doo Doo Doo Doo (Heartbreaker) - Live / Forest National Arena, Brussels / 17/10/73 (05:03)
08. Angie - Live / Forest National Arena, Brussels / 17/10/73 (05:14)
09. You Can't Always Get What You Want - Live / Forest National Arena, Brussels / 17/10/73 (11:00)
10. Midnight Rambler - Live / Forest National Arena, Brussels / 17/10/73 (12:53)
11. Honky Tonk Women - Live / Forest National Arena, Brussels / 17/10/73 (03:11)
12. All Down The Line - Live / Forest National Arena, Brussels / 17/10/73 (04:20)
13. Rip This Joint - Live / Forest National Arena, Brussels / 17/10/73 (02:25)
14. Jumpin' Jack Flash - Live / Forest National Arena, Brussels / 17/10/73 (03:27)
15. Street Fighting Man - Live / Forest National Arena, Brussels / 17/10/73 (05:15)
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