«WILD BIRDS 1985-1995 - Peter Murphy» la recensione di Rockol

Peter Murphy - WILD BIRDS 1985-1995 - la recensione

Recensione del 18 mag 2000

La recensione

“Un ricercatore, un’icona e un alchimista - un supremo innovatore”. Una concisa descrizione sfoderata, si potrebbe pensare, per qualche personaggio decisivo del ‘900, se non dell’intero secondo millennio dopo Cristo. Invece, fa bella mostra di sé nelle righe introduttive delle note a “Wild birds 1985 - 1995”, Cd antologico di Peter Murphy. Non per volere sminuire la figura dell’ex-cantante dei Bauhaus, personaggio di indubbio carisma, ma sarebbe meglio mantenere il senso delle proporzioni. Anche perché difficilmente i sedici brani inclusi nell’album verranno ricordati come momenti cruciali nella musica del decennio preso in considerazione. Più modestamente, mostrano come Murphy sia riuscito a tenersi a galla in modo dignitoso dopo la fine dei Bauhaus. Il vecchio debito nei confronti di David Bowie è rimasto evidente nella voce - e nell’immagine - del cantante, che stilisticamente si è sganciato dagli eccessi dark/gotici della sua vecchia band in favore di un approccio più pop, di quando in quando sbilanciandosi anche troppo in questo senso (in “Hit song” ad esempio). La raccolta scorre via in modo tutto sommato piacevole, anche se qualche pulce si può fare al nostro alchimista/icona/innovatore: lo sgradevole spettro degli Enigma che incombe sulla pur apprezzabile “Subway”, il fatto che “The scarlet thing in you” sia datata 1995, ma sembri un tentativo di dare una riverniciata ai Cure di qualche anno prima (quelli di “Just like heaven”, per intenderci), oppure la cover di “Final solution” dei Pere Ubu, goffo tentativo di dare una veste più accettabile al gelo apocalittico della versione originale. Insomma, il genio sa come farsi ascoltare, ma ogni tanto fa cilecca. Forse per questo qualche tempo fa ha pensato bene di rispolverare i Bauhaus?
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