«THE DOWNWARD SPIRAL - Nine Inch Nails» la recensione di Rockol

I dischi fondamentali del rock: "The Downward Spiral" dei Nine Inch Nails

Un album al giorno attraverso le recensioni del libro "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto”, curato da Eddy Cilia e Federico (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra) per Giunti. Ecco la nostra scelta odierna dalla sezione “Capolavori”

Recensione del 05 set 2020

La recensione

Escludendo la seconda metà degli anni 2000, nei quali ha forse cercato di capitalizzare, Trent Reznor ha centellinato la produzione dei suoi Nine Inch Nails: solo tre album (e un EP) fra il 1989 dell’esordio PRETTY HATE MACHINE e il 1999 di THE FRAGILE, capolavoro indiscusso alla pari di questa seconda prova. Ben più complesso e stratificato del predecessore, e meno “ambientale” e “intimista” del lavoro successivo, THE DOWNWARD SPIRAL nasce dalla contaminazione fra rock ed elettronica: rock duro ed elettronica in chiave industrial, il tutto immerso in atmosfere oscure e inquietanti la cui forza suggestiva è amplificata da testi che compongono un’allucinata epopea di degrado e paranoie. Primo atto, l’assalto furioso di "Mr. Self Destruct"; ultimo, il dolente sussurro – a tratti rumoroso – della "Hurt" che anni dopo Johnny Cash interpreterà in AMERICAN IV: THE MAN COMES AROUND, rendendola magia folk; in mezzo, altri cinquantacinque minuti abbondanti di fascinose alchimie che spaziano da ruvidi assalti metallici a trame ipnotiche, da brani d’atmosfera per lo più claustrofobici – ma inclini all’occorrenza alla melodia – a soluzioni più dilatate e avvolgenti.

Nonostante la scarsa accessibilità, almeno per il pubblico di massa, THE DOWNWARD SPIRAL ottenne enormi riscontri di vendite specie negli USA, favorito dal generale interesse di quegli anni per il rock cosiddetto alternative, dai commenti entusiastici della critica, dal dirompente impatto del relativo tour, dell’intensa programmazione da parte di MTV del videoclip di "Closer" (diretto da Mark Romanek). Rimane e rimarrà per sempre l’articolo più venduto del catalogo dei Nine Inch Nails, più che un vero gruppo una sorta di estensione delle idee e della sfaccettata personalità dell’unico responsabile del progetto; che, pure qui, fa in pratica tutto da sé, coinvolgendo solo qualche ospite (alla batteria e alle chitarre) e accettando la collaborazione al mixer di talenti come Flood e Alan Moulder. Il trionfo sarà sottolineato da un album di remix (FURTHER DOWN THE SPIRAL, 1995) e dalla “deluxe edition” confezionata nel 2005.

Il testo qui sopra riprodotto è tratto, per gentile concessione dell'editore e degli autori, dal volume "Rock: 1000 dischi fondamentali. Più 100 dischi di culto” , curato da Eddy Cilia e Federico Guglielmi (con Carlo Bordone e Giancarlo Turra) , edito da Giunti nel 2019.  Il libro è acquistabile qui.

TRACKLIST

01. Mr. Self Destruct (04:30)
02. Piggy (04:24)
03. Heresy (03:54)
04. March Of The Pigs (02:58)
05. Closer (06:13)
06. Ruiner (04:56)
07. The Becoming (05:31)
08. I Do Not Want This (05:41)
09. Big Man With A Gun (01:36)
10. A Warm Place (03:23)
11. Eraser (04:53)
12. Reptile (06:51)
14. Hurt (06:14)
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