«MR. FINI - Guè Pequeno» la recensione di Rockol

“Mr.Fini” sono le diciassette scene di un colossal

Gué Pequeno sforna uno dei suoi album più eterogenei in cui ogni canzone sembra il frammento di un film: il rap dell’artista milanese è la chiave per immaginarlo. Tanti gli ospiti, pochi rappano.

Recensione del 26 giu 2020 a cura di Claudio Cabona

Voto 7/10

La recensione

C’è “il tipo” che morirà da divo. C’è anche Giacomo che, come un novello Tony Montana, tiene la pistola sotto la felpa e segue la legge della strada. C’è Mauri a cui arrivano le lettere in carcere, gli mancano ancora otto anni. C’è la notte che ossessiona e fa ragionare sulla morte, mentre la giungla urbana si mangia i volti di un’umanità ingabbiata fra droga e macchine di lusso. Ci sono i ciliegi di Saigon, le donne-dee che non si possono comprare e che spezzano i cuori dei terrestri. Ci sono anche le puttane. C’è chi non trova pace nonostante il successo e chi infine indossa tante di queste maschere da non ricordare più chi è.

“Mr.

Fini”, il settimo album di Gué Pequeno, uscito a due anni di distanza dal ripetitivo “Sinatra”, è uno dei più completi della sua carriera solista perché mai come in questo progetto, Cosimo Fini, questo il vero nome del rapper milanese, è il regista di un colossal dalle tante sotto trame. Proprio in “Saigon” canta: “La mia vita è un film che non è mai uscito”. Gué è un grande appassionato del grande schermo, il suo terzo album, “Vero” del 2015, è un’apoteosi di quest’amore, ma qui le immagini sono ancora più messe a fuoco (la copertina di “Mr.Fini” è un richiamo al predecessore). Questo lavoro è un progetto ricco di istantanee fortemente cinematografiche ed evocative, scandite da produzioni musicali varie che vanno dall’hip hop più classico alla trap, passando per il reggae, il pop, i suoni caldi latinoamericani-reggaeton e richiami ad atmosfere emo-rap. C’è la strafottenza e la spacconeria dell’imperatore Gué, ma anche la vulnerabilità di Cosimo: dal mare di parole emergono soldi, droga, sesso, amore, ma anche malinconia, sentimenti cristallini, ricordi sbiaditi e un riflusso di male di vivere. Non mancano l’ironia e l’ego-trip a cui l’ex Club Dogo ha da sempre abituato il suo pubblico, ma in “Mr.Fini” le scalate al successo e le cadute sono sempre sulla stessa bilancia, in un gioco di luci e ombre che si riverbera anche nei suoni delle diciassette canzoni. Tanti i co-protagonisti di “Mr.Fini”: Rose Villain, Luchè, Carl Brave, Sfera Ebbasta, Mahmood, Marracash, Lazza, Geolier, Young Rame, Alborosie, Noizy (artista albanese da non confondere con Noyz Narcos) e Paky. Peccato che alcuni degli invitati più illustri, fra cui Marracash, non rappino, ma facciano solo da voce per i ritornelli.

Si parte con il montante alla Toro Scatenato di “L’Amico degli Amici” in cui si colpisce al ventre il mondo dello spettacolo, per poi passare ai ritornelli caldi di “Chico”, in cui le donne che valgono non si possono comprare, e di “Parte di me” in cui l’amore ha un retrogusto amaro: “Non puoi togliere acqua dal mare, non puoi togliere il fuoco dal sole, non puoi togliere il vento dal cielo, ma puoi togliere me dal tuo cuore”, è il ritornello pop del brano. In mezzo c’è “Il tipo”, una figura mistica che potrebbe tranquillamente essere dentro un copione di Scorsese. Sulla traccia “25 ore”, Gué rappa su ritmi molleggiati, mentre “Immortale” con Sfera Ebbasta è un brano dalle tinte emo in cui la notte morde e fa pensare alla morte, alle scelte del passato. È un colpo di scena che non ci si aspetta.

In “Tardissimo”, nella orientaleggiante “Medellin” e in “Cyborg”, fra citazioni, esagerazioni e pensieri in successione, si sentono i continui cambi di marcia dell’artista che poi punta la telecamera su “Giacomo”.

Non è il Bronx, ma una delle tante storie italiane di strada. “Dem Fake” con Alborosie ricorda i suoni di Manu Chao, rotti dagli echi femminili che accompagnano il flusso di coscienza di “Mercy On Me (In Sbatti)”, una delle tracce musicalmente più affascinanti. Il finale è in bianco e nero, guarda indietro, le canzoni fanno da colonna sonora a ricordi in cui l’introspezione, i rapporti di famiglia, la fame e la rivalsa si trovano mischiati. Le maschere cadono definitivamente quando Gué, per esempio, ripensa al padre. Il "The end" è quello che in fondo ci si aspetta: un artista che si guarda allo specchio e vede un uomo in cui, quasi sempre, si riconosce.

TRACKLIST

02. Chico (ft. Luchè & Rose Villain (03:21)
03. Il Tipo (02:38)
04. Saigon (03:38)
05. 25 Ore (03:05)
06. Parte di me (ft. Carl Brave) (02:52)
07. Immortale (ft. Sfera Ebbasta (03:20)
08. Tardissimo (ft. Mahmood & Marracash) (03:17)
09. Medellin (ft. Lazza) (03:15)
10. Cyborg (ft. Geolier) (03:25)
11. Giacomo (ft. Young Rame) (03:23)
12. Dem Fake (ft. Alborosie) (02:59)
14. No Security (ft. Noizy) (03:15)
15. Ti Levo Le Collane (ft. Paky) (02:56)
16. Stanza 106 (03:13)
17. Ti ricordi? (03:23)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.