«THE WHO BBC SESSIONS - Who» la recensione di Rockol

Who - THE WHO BBC SESSIONS - la recensione

Recensione del 07 mag 2000

La recensione

Gli Who sono il simbolo della generazione mod. Pete Townshend, autore, chitarrista, leader della band, sta al rock britannico come Dylan sta a quello americano per carisma, intelligenza, importanza dei testi e qualità della scrittura. Pete Townshend - sotto il profilo dello stile, dell'impatto sonoro, dell'atteggiamento e del volume - è, inoltre, il vero padre del punk. Gli Who sono di fatto sciolti dal 1983, cinque anni dopo la morte di Keith Moon; si sono poi ripresi e lasciati per varie versioni di un tour d'addio divenuto una sorta di rituale.
Cosa aggiunge, dunque, "BBC sessions" alla storia del gruppo? Diremo subito, a scanso di equivoci, che trattasi di "documento", e non di materia per tutti: è oggetto per fans, per chi vuole dal culto quell'ufficialità che i bootleg non riescono a regalare. Potrebbe anche essere - possiamo scherzare? - il primo disco soul degli Who, grazie a qualche perla rispolverata per l'occasione: straordinarie e divertenti le cover di "Good lovin'" degli Young Rascals e di "Just you and me, darling" di James Brown; provetta l'esecuzione in chiave rock di "Dancing in the street" di Martha and the Vandellas e di "Leaving here"; esilarante "Man with money" degli Everly Brothers, esplosivo il medley finale con "Spoonful".
In "BBC sessions" ascoltiamo brani tratti da dieci incursioni che gli Who compirono presso gli studi dell'istituzione radiofonica di Sua Maestà tra il 1965 ed i primi anni Settanta: imberbi, ad un certo punto neo-celebrità, rumorosi e scomodi, gli Who di allora riascoltati oggi hanno la capacità di proiettarci il filmino della "swinging London" e della scena rock in divenire, caratterizzata dalla sintesi tra la lezione dei padri americani del blues e lo stile esplosivo della band che fece del Marquee club una pietra miliare; ci fanno anche avvertire la grande purezza di quei suoni, l'immediatezza e la freschezza che non sarebbero più tornate, l'enorme talento non inquinato di quattro ventenni incazzati ma anche ambiziosi.
"Substitute", una delle migliori creazioni in assoluto del vecchio Pete, compare addirittura in due versioni; "Pictures of Lily" (che, essendo un ironico tributo alla masturbazione maschile, subì censure a pacchi) è imperdibile; "I am free" e "The seeker" sono imprescindibili; a "Relay" (singolo della mai nata rock opera "Lifehouse") va l'oscar del ripescaggio: potente, violenta, pare un ponte tra "Who's next" e le sonorità di "Who are you", che sarebbe arrivato pochi mesi prima della scomparsa del batterista.
L'album include un libricino illustrato a commento: un ottimo "bigino", veramente. Cos'altro aggiungere? "Long live rock"!

TRACKLIST

01. My generation (Radio 1 jingle)
02. Anyway, anhow, anywhere
03. Good lovin'
04. Just you and me, darling
05. Leaving here
06. My generation
07. The good's gone
08. LA, LA, lies
09. Substitute
10. Man with money
11. Dancing in the street
12. Disguises
13. I'm a boy
14. Run, run, run
15. Boris the spider
16. Happy Jack
17. See my way
18. Pictures of Lily
19. A quick one (while he's away
20. Substitute (version 2)
21. The seeker
22. I'm free
23. Shakin' all over/Spoonful (medley)
24. Relay
25. Long live rock
26. Boris the spider (Radio 1 jingle)
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