«BLUES WITH FRIENDS - Dion» la recensione di Rockol

Gli amici di Blues di Dion: Springsteen, Van Morrison, Paul Simon

Negli anni '50 e '60 veniva considerato solo un teen idol: invece fu di ispirazione per i grande del rock, che oggi lo accompagnano nel nuovo album

Recensione del 10 giu 2020 a cura di Gianni Sibilla

Voto 8/10

La recensione

Se cercate "Dion" su Google probabilmente il primo risultato musicale sarà Celine. Ma in termini cronologici e storici, Dion DiMucci arriva e dovrebbe arrivare prima. Newyorchese doc, classe 1939, con Dion & The Belmonts fu una star tra fine anni '50 e '60, tra la nascita del rock 'n' roll e il doo-woop. 

Al tempo venne considerato dalla critica soprattutto un teen idol ed è caduto nell'oblio, almeno in quello mainstream. Ma da colleghi della stessa generazione e di quelle immediatamente successive è considerato come uno dei padri fondatori della musica americana moderna. Tant'è che in questo album ha raccolto nomi come Springsteen, Van Morrison, Jeff Beck, Billy Gibbons, Paul Simon. E Bob Dylan, che non canta ma scrive le note di copertina: 

Con il Vaudeville come padre e il Doo-wop delle strade del Bronx come insegnante, Dion ha imparto presto che il modo di essere ascoltati e raggiungere i cuori era cantare usandro il ritmo nella voce. E quando hai una voce profonda e ampia come quella di Dion, quella voce può portarti in giro per il mondo e poi tornare a casa, fino al blues.

Devi stare attento con il blues. È ricco di lussuria e può costarti caro, maè la legge. È un peccato che più persone non seguano quella legge (...)

Dion sa cantare e conosce il modo giusto per curare queste canzoni, queste canzoni blues. Ha alcuni amici che sono venuti ad aiutarlo e alcuni sono veri luminari. Ma alla fine è solo Dion, e quella sua voce magistrale che ti farà tornare a condividere queste canzoni blues con lui.

Cosa puoi aggiungere ad una recensione dopo le parole di Dylan? Poche note, ovvero che il formato di questo album è ormai consolidato: una star del passato un po' in ombra che cerca di rilanciarsi with a little help from my friends più famosi (come hanno fatto negli anni Ray Davies, Dr.

John, persino John Fogerty tra gli altri). E che il formato, qua dedicato appunto al blues, ha alti e bassi - non tanto derivati dalle presenze altrui. Stupendo "Song for Sam Cooke (Here In America)", forse il momento più bello, impreziosita dalla voce di Paul Simon e belle le due canzoni finali in cui Litte Steven e Bruce Springsteen si limitano alla chitarra, in segno di rispetto per un nome a cui devono molto e a cui non vogliono fare ombra. Da ascoltare.

 

TRACKLIST

01. Blues Comin’ On (04:48)
02. Kickin’ Child (04:00)
03. Uptown Number 7 (03:56)
04. Can’t Start Over Again (04:26)
05. My Baby Loves To Boogie (05:19)
06. I Got Nothin’ (05:05)
07. Stumbling Blues (03:00)
08. Bam Bang Boom (03:57)
09. I Got The Cure (04:07)
10. Song For Sam Cooke (Here In America) (04:24)
11. What If I Told You (04:44)
12. Told You Once In August (05:34)
13. Way Down (I Won’t Cry No More) (02:58)
14. Hymn To Him (04:30)
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