«ALL THAT GLUE - Sleaford Mods» la recensione di Rockol

"All That Glue": l’inquietudine degli Sleaford Mods

Ad un solo anno di distanza dall'ultima pubblicazione, il duo inglese torna con un disco che cerca di mettere un po' di ordine nel vasto catalogo musicale prodotto negli ultimi anni.

Recensione del 03 giu 2020 a cura di Antonio Ciruolo

La recensione

Nel panorama musicale si cerca sempre di collocare l’appartenenza di una band ad un genere oppure ad una scena musicale, forte magari del clamore del momento. Questo vale per la maggior parte dei gruppi musicali, eccetto per gli Sleaford Mods che si posizionano sicuramente al di fuori di tutte le classificazioni possibili e improbabili del caso…

Non servono etichette per capire quanto il punk, il rock, il garage, l’hip-hop e l’elettronica abbiano influenzato le composizioni di Williamson e del suo socio Fearn. L’unica nota certa del duo di Nottingham, Inghilterra, è che sono incazzati neri. Basta ascoltare i primi minuti del disco per capire quale sarà il mood di “All That Glue”: un susseguirsi di storie, raccontate senza mezze misure, sparate in faccia come un pugno rabbioso, che ti fanno venir voglia di alzare il volume e agitare la testa a ritmo di un beat che sembra non fermarsi mai. Un lessico di strada vero e autentico, che descrive il malcontento di una società allo sbaraglio che non ha più elementi per credere di potercela fare ma che deve comunque farsi largo nella mischia per sopravvivere. Il malcontento gridato dalle corde vocali di Williamson colpisce soprattutto la politica, l’élite di potere e tutte le sue articolazioni. Insomma, una vera protesta.

L’assetto della band - se può definirsi tale - è ben rodato ormai dal 2012, anno della fusione tra Jason Williamson - che si occupa della stesura dei testi e della loro interpretazione - e il sound minimalista del dj Andrew Fearn. Non ci sono chitarre distorte, amplificatori sparati a mille, microfoni ben effettati e grosse produzioni alle spalle. C’è soltanto la voce rabbiosa di Williamson che fuoriesce dal microfono brandito come fosse una mazza da baseball e il pc con le basi aride di Fearn, il quale si gode lo spettacolo qualche passo indietro come fosse un partecipante qualunque durante i live show, con la sua inseparabile pinta di birra tra le mani. Questi sono gli Sleaford Mods: storie di vita raccontate in maniera semplice e diretta, senza tanti giri di parole. È forse questo il punto di forza del duo: non si nascondo, ci mettono la faccia e dicono quello che pensano fregandosene delle conseguenze. Non vogliono essere corretti ma soltanto coerenti con loro stessi.

“All That Glue” è un calderone che mette insieme brani inediti, singoli del passato rimasterizzati per l’occasione e b-sides della prima ora. Un vero manifesto che racconta, all’apice della carriera, la loro storia musicale.

Il pezzo di apertura è “McFlurry”, già presente in “Austerity Dogs” del 2013: basso martellante, un beat secco e giù con “Music for the masses, i’m out classed here mate”. Lo stesso stile è riproposto in “Jobseeker”: quattro minuti che sparano a zero su quanto faccia schifo il mondo del lavoro al giorno d’oggi. Qui, le parole suonano molto di autobiografico. “Jolly Fucker” e “Routine Dean” sono invece le tracce che più di tutte si avvicinano al punk degli anni ’80 con delle dinamiche di batteria molto veloci e serrate che non lasciano respiro alla voce. Si passa poi a “B.H.S.” già presente in “English Tapas” del 2017, forse uno tra i brani più conosciuti della band insieme a “Tied Up In Nottz” presente in “Divide And Exit” del 2014. L’ultima traccia e “When You Come Up to Me”, singolo di “Eton Alive”, disco pubblicato lo scorso anno che ha raggiunto un notevole successo di critica. Il beat qui si alleggerisce, viene concesso più spazio alla melodia che favorisce il lato più intimo di Williamson che questa volta sembra intonare le parole del testo rendendolo più orecchiabile all’ascoltatore. Per qualche minuto la rabbia vocale ha cessato il suo impeto.

La chiave del successo degli Sleaford Mods, oltra al loro elevato talento musicale, è trattare temi rilevanti per una parte della società civile, una società composta per lo più dalla cosiddetta working class, sempre più stanca delle promesse fatte dalla politica e che ha trovato in loro il megafono perfetto con cui trasmettere e far sentire la propria rabbia.

TRACKLIST

01. McFlurry - Remastered (04:27)
02. Snake It - Remastered (02:27)
03. Fizzy - Remastered (02:57)
04. Rich List (03:02)
05. Jobseeker (04:04)
06. Jolly Fucker - Remastered (02:12)
07. Routine Dean (02:21)
08. Tied Up in Nottz - Remastered (02:43)
09. Big Dream (01:55)
10. Blog Maggot (03:54)
13. Fat Tax (03:34)
14. Slow One's Bothered (02:48)
15. Revenue (04:00)
16. Rochester (03:29)
17. TCR (04:13)
18. Reef of Grief (02:49)
19. B.H.S. (03:50)
20. Second (03:04)
21. OBCT (04:04)
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