«ANGEL MINERS & THE LIGHTNING RIDERS - Awolnation» la recensione di Rockol

Nell'ultimo album dei suoi Awolnation Aaron Bruno cerca di scoprire la migliore versione di sé

Senza metter da parte quel bizzarro cocktail di schitarrate e sintetizzatori che hanno caratterizzato i lavori precedenti del suo progetto, il musicista di Los Angeles cerca di rinnovarsi per affrontare la tragicità di certi eventi.

Recensione del 23 lug 2020 a cura di Elena Palmieri

La recensione

Era il 2011 quando arrivò sui mercati il debutto discografico del progetto di Aaron Bruno, “Megalithic Symphony”, anticipato dal singolo “Sail” - biglietto da visita al grande pubblico per gli Awolnation e, ancora oggi, tra le canzone più famose del gruppo. Da quel primo disco uscito per Red Bull Records, un mix di generi tra il rock e l’elettro-pop, il musicista di Los Angeles e la sua band hanno visto alcuni dei loro brani accompagnare le immagini di note serie televisive - come, per citarne qualcuna, “Sons of Anarchy”, “The Vampire Diaries” e “Pretty Little Liars”. Aaron Bruno e soci sono poi andati in tour con i Fall Out Boy e i Prophets of Rage, hanno dato alle stampe altri due album per l’etichetta discografica nata dall'idea dell’azienda del noto energy drink e hanno aperto i concerti dei Twenty One Pilots negli Stati Uniti. Ora, a distanza di due anni dalla loro precedente prova sulla lunga distanza, “Here Come the Runts”, gli Awolnation sono tornati con un nuovo album. 

Con “Angel Miners & the Lightning Riders”, il primo disco del progetto di Aaron Bruno uscito per Better Noise Music, il gruppo di Los Angeles non abbandona quel bizzarro cocktail di rock ed elettronica sperimentato per i suoi lavori precedenti. Tuttavia, nelle tracce dell’album si riconosce il tentativo del 41enne musicista di rinnovarsi, di ricominciare da capo per reagire e lasciarsi alle spalle quegli eventi che nel 2018 hanno avuto un impatto negativo su Bruno. La sparatoria al Borderline Bar and Grill di Thousand Oaks e l’incendio che ha colpito la California, provocando - tra le altre cose - la distruzione dello studio di registrazione della casa a Malibù della mente degli Awolnation, sono il fulcro attorno al quale ruota la narrazione di “Angel Miners & the Lightning Riders”. Il risultato è un susseguirsi di brani in cui i sintetizzatori e le schitarrate danno vita all’ambiente sonoro del disco e in cui Aaron Bruno esterna la sua voglia di rivalsa con ironia e tensione. 

“I just wanna be the best”, canta nella prima traccia di “Angel Miners & the Lightning Riders” il frontman degli Awolnation, il cui desiderio di scoprire la migliore versione di sé stesso è sottolineato dal suono di chitarra di Zach Irons. Da “The Best”, dove i suoni elettronici richiamano le atmosfere dei primi due album della formazione losangelina - “Megalithic Symphony” e “Run” - si passa a “Slam (Angel Miners)”, canzone caratterizzata da sonorità anni ’80 e che insieme al brano “Lightning Riders”, che strizza l’occhio alle produzioni di Imagine Dragons e Twenty One Pilots, riprende il significato del titolo del terzo disco degli Awolnation. Prima di addentrarsi nella malinconia di uno dei pezzi più forti dell’album, “California Halo Blue”, che affronta l’incendio denominato “Woolsey” del 2018, l’ascoltatore fa conoscenza con i personaggi fittizi creati da Aaron Bruno per superare la distruzione del suo studio di registrazione. Gli “Angel Miners” - come spiegato dal musicista di Los Angeles in un’intervista rilasciata al sito Guitar.com - sono la rappresentazione del male, inteso come causa di situazioni tragiche, e possono essere contrastati dai “Lightning Riders”.

Nell’affrontare le situazioni che spesso stravolgono la vita di ognuno, Aaron Bruno e soci sono supportati da Alex Ebert e Rivers Cuomo, che entrano in gioco nei momenti meno cupi dell’ultimo disco degli Awolnation. Il leader degli Edward Sharpe & the Magnetic Zeroes figura in “Mayday!!! Fiesta Fever”, un brano tutto da cantare e ballare che mette in luce la creatività e la capacità della band di Los Angeles di mischiare i suoni più rock di chitarra e percussioni con l’elettronica, oltre a sottolineare la sua voglia di “play rock and roll at a disco party”. In “Pacific Coast Highway in the Movies” il frontman dei Weezer affianca Bruno nel superare la sofferenza di un cuore spezzato che, in confronto alle altre situazioni a cui ha dovuto far fronte il frontman degli Awolnation, appare come un problema meno drammatico.

Sul finire di “Angel Miners & the Lightning Riders”, Aaron Bruno decide di fare i conti con le proprie origini e di provare a esorcizzare i suoi demoni interiori. Nel pezzo più hard del disco, “Half Italian”, la voce della mente degli Awolnation, sostenuta dalla batteria, si carica di aggressività prima di ritrovare una dimensione più soft in “I'm a Wreck” e cantare l’ultimo momento in cui il bene e il male si affrontano. Alla fine del disco non è chiaro chi sia il vincitore tra gli “Angel Miners” e i “Lightning Riders”. I demoni e le situazioni che ogni persona deve affrontare giorno dopo giorno si ritrovano anche nelle due bonus track, “Jet Pack (Capala)” - resa disponibile, per un tempo limitato, dagli Awolnation lo scorso giugno solo su Bandcamp - e la cover di “Drive” dei Cars, pubblicata come b-side del singolo “California Halo Blue”. 

Aaron Bruno, anche se non è riuscito a trovare una soluzione all’eterna diatriba tra bene e male, è stato in grado di rinnovare il suono dei suoi Awolnation, progetto che da sempre cerca di sfuggire alle definizioni di genere. Con “Angel Miners & the Lightning Riders” il musicista di Los Angeles ha presentare un lavoro di qualità in cui quel mix di generi e stili, che in un album come “Here Come The Runts” rischiava di sfociare nel caos, segue con originalità e raffinatezza una sequenza logica.

TRACKLIST

01. The Best (03:43)
02. Slam (Angel Miners) (04:48)
03. Mayday!!! Fiesta Fever (03:42)
04. Lightning Riders (03:50)
05. California Halo Blue (03:53)
06. Radical (03:38)
07. Battered, Black & Blue (Hole In My Heart) (03:15)
08. Pacific Coast Highway In The Movies (feat. Rivers Cuomo of Weezer) (03:55)
09. Half Italian (04:23)
10. I'm A Wreck (04:11)
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