«GOOD MOURNING - Goners» la recensione di Rockol

Goners, il buongiorno si vede dall'oltretomba

Tra proto-metal e psichedelia, con "Good Mourning" la rock band svedese si concede un miscuglio fumettoso di umorismo macabro e di ruvidissima energia

Recensione del 26 apr 2020 a cura di Marco Di Milia

Voto 8/10

La recensione

Pochi fronzoli per i Goners. Elegante come una patina di grasso impossibile da mandare via, la band svedese non si perde in inutili orpelli, preferendo piuttosto rinverdire i fasti della mitologia garage rock, in una sarabanda di umorismo macabro e di ruvidissima energia. Un suono grezzo, pesante e pure divertente che riesce a mettere in scena un’umanità decadente, presa da appetiti e pulsioni travolgenti, più di morte che di vita.

Nell’album d’esordio “Good Mourning” - con un gioco di parole quasi elementare, ma del tutto azzeccato, che passa da un innocuo “buongiorno” a un più mortifero “buon lutto” - le atmosfere vintage un po’ fracassone alla The Hives, loro conterranei, strizzano volentieri l’occhio a un immaginario decisamente cinematografico, fatto di biker disinibite e scheletri senzienti. Oscuro e trascinante, le avventure senza redenzione di personaggi estremi - come l’antieroina in tutina di pelle Tura Satana del fim cult “Faster, Pussicat! Kill! Kill!” - rivivono così nelle dieci tracce in scaletta, irruente, decise e cristallizzate con forza agli anni Settanta. 

Già in apertura, con la rocciosa “Are you gone yet?”, tra distorsori e wah-wah, le chitarre si prendono la scena, in tutta la loro martellante esuberanza. Pur non offrendo particolari velleità innovative, i The Goners racchiudono un’indole grottesca e morbosa che da “High, low and never in between”, “You better run” o “The little blue”, passa in fretta da blues malsani all’epica doom, mettendo in luce il lato più fumettoso e insieme sinistro del loro stralunato lunapark d'oltretomba.

Non solo estetica quindi, ma anche una propensione dura e cruda, secondo i canoni dell’ortodossia punk, che nelle ritmiche nervose quanto nel sound rugginoso di questo “Good Mourning” riesce a trasmettere una versione rivisitata e accattivante di uno stile poco avvezzo alle novità, eppure del tutto in grado di risultare, senza troppe alzate di scudi, addirittura interessante e variegato. Suggestioni polverose da vecchio West si fanno quindi avanti in “Good ol’ Death”, portando in scena tematiche nere e antico spirito di frontiera, così come nella cavalcata di “The sickening” si allungano le ombre di una, ennesima, folle minaccia.

Per sua natura, il gruppo ha un approccio vecchia scuola ben riconoscibile, con una produzione low-fi e un piglio stropicciato da infinita cazzimma. In un pentolone saturo di bordate stoner, proto metal, garage, psichedelia e un continuo feeling - forse ricambiato - con la Morte, i Goners riescono a trovare la loro quadra ideale, lasciandosi trascinare da tonnellate di B-movie, letteratura pulp e velenosi riff elettrici. Certo, fino alla chiusura con la rilettura di “Dead in the saddle” dei Dead Moon, il repertorio in questione non lascia spazio a fraintendimenti di sorta, puntando con il tiro giusto alla sua vocazione da scantinato.

Composti dall’ex cantante e chitarrista dei luciferini Salem’s Pot, Nate Gone, e di parte della formazione degli Yvonne, il quintetto dimostra come l'area scandinava è, al solito, un territorio poco graziato dal clima, ma sempre fertile di idee ed entusiasmo, capace di trovare, anche in mancanza di grande originalità, pure il ritmo giusto per combinare insieme ossuti trapassati e tricotica attrattiva femminile. A metà tra The Kinks ed Hellacopters, i Goners con la loro inventiva tagliata con l’accetta provano a dirci che forse il modo migliore per passare un brutto momento è semplicemente divertirsi.

TRACKLIST

01. Are You Gone Yet? (03:57)
02. High, Low and Never In Between (05:10)
03. World of Decay (04:06)
04. Evil (Is Not Enough) (03:39)
05. Good Ol' Death (03:26)
06. The Sickening (02:22)
07. Down & Out (04:50)
08. You Better Run (04:11)
09. The Little Blue (04:31)
10. Dead In The Saddle (Dead Moon) (04:40)
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