«FETCH THE BOLT CUTTERS - Fiona Apple» la recensione di Rockol

Finalmente è tornato il talento lucido e inquieto di Fiona Apple: "Fetch The Bolt Cutters"

Cinque dischi in quasi venticinque anni. L'ex regina americana dell'angoscia adolescenziale esce dalla sua quarantena auto-imposta con un disco lucido e selvaggio dove si racconta come donna, con un suono apparentemente lo-fi ma molto stratificato.

Recensione del 18 apr 2020 a cura di Michele Boroni

Voto 9/10

La recensione

Lo scorso anno in un'intervista a Vulture, Fiona Apple rivelò di essere molto preoccupata del momento in cui avrebbe dovuto lanciare il suo disco e sarebbe stata costretta a uscire di casa. Destino vuole che “Fetch the Bolt Cutters”, quinto disco in quasi venticinque anni, faccia capolino (solo in versione digitale, quella fisica dopo l'estate) in un momento in cui uscire fuori è vietato dalla legge e quindi la cantautrice losangelina, che vive ormai da anni in una quarantena auto-imposta, si manterrà felicemente a distanza di sicurezza da quel musicbiz che fin dall'inizio della sua carriera definì “stronzo e meschino”.

Torna quindi Fiona Apple con un disco bellissimo, urgente ma anche giocoso, melodico e caotico, intimissimo e universale, stratificato e denso di dettagli.  La struttura del suono è più o meno la stessa dell'ultimo “The Idler Wheel ... “ del 2012, con le percussioni in prima linea (di David Garza, Amy Aileen Wood che produce e della stessa Fiona) che competono e si completano con il piano discordante della Apple e il suo incredibile range vocale. E ancora una volta l'esperienza di ascolto è entusiasmante. 

“Fetch the Bolt Cutters” è stato quasi interamente registrato nella sua casa a Venice Beach e i suoni d'ambiente sono contenuti in tutto il disco, dal rumore dei piedi agli oggetti che cadono fino al suo cane Mercy che abbaia e corre. Dietro le trovate avanguardistiche e i bruschi cambiamenti di tempo ci sono però vere canzoni e meravigliose melodie. 

Nell'iniziale “I want you to love me” alle fluide linee pianistiche fa aggrappare quel “you” sempre più disperato e che poi deflagra in un yokoonesco gorgoglìo, mentre nella title track la Apple canta insieme a Cara Delevingne in un'orchestra casalinga fatta di posate, pentole e padelle, cani e gatti (grandissimo il lavoro di Tchad Blake al missaggio).

“Under the table” con il suo andamento circolare (al basso c'è ex membro dei Soul Coughing Sebastian Steinberg) può diventare un nuovo classico da cantare amaramente in coro, “For Her” è un divertissment da double dutch corredato da cori femminili, mentre “Ladies” è un dolente blues dove la voce della Apple copre tutti i registri e dove il titolo viene ripetuto così tante volte da diventare solo un semplice suono. .

Dal bellissimo profilo di Emily Nussbaum sul The New Yorker si evince che il titolo “Fetch the Bolt Cutters” ("Prendete le tronchesi", ndr) prende spunto da una frase pronunciata da Gillian Anderson nella serie BBC “The Fall”, dove interpreta un commissario di polizia, di fronte alla porta chiusa di una donna che è appena stata violentata. Dietro questo frase c'è tutto il senso del disco che parla di donne, di diritti violati e del “non avere paura di parlare”. Lei non ha mai avuto paura e men che mai oggi in epoca di MeToo riesce a star zitta. Tuttavia Fiona non è certo una petulante o che vuol fare la morale o la lezioncina, ma è energetica, ribollente e mette sul tavolo i suoi rapporti travagliati con uomini e le relazioni con le donne, e lo fa con oneline strepitose.

La già citata “Under the table” ha come refrain "calciami sotto il tavolo quanto ti pare, non starò zitta", giochi di parole intraducibili ("I would beg to disagree/but begging disagrees with me"). “Relay” parla del suo odio per l'amore diffuso dell'odio ("Il male è uno sport a staffetta, quando uno si brucia passa la torcia") ed è piuttosto evidente che si parli di social media, anche se non sono mai nominati. Fiona fa riferimento a storie personali ("Ho aspettato molti anni / Ogni impronta che ho lasciato sul brano mi ha portato qui" esordisce in “I Want You To Love Me”) e al #MeToo stesso (in “To her” con espliciti riferimenti alla crudele decadenza di Hollywood ai tempi di Weinstein)

Ma è, come sempre, il potete catartico della musica a vincere su tutto ("Fai esplodere la musica / sbattila, mordila, ammaccala" canta in Fetch the Bolt Cutters) e ci fa capire che Fiona Apple è tornata con tutta la sua arte e il suo talento splendente e disturbato. E noi siamo felici di questo. 

TRACKLIST

02. Shameika (04:08)
04. Under The Table (03:21)
05. Relay (04:49)
06. Rack of His (03:42)
07. Newspaper (05:32)
08. Ladies (05:25)
09. Heavy Balloon (03:26)
10. Cosmonauts (03:59)
11. For Her (02:43)
12. Drumset (02:40)
13. On I Go (03:09)
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