«PICK ME UP OFF THE FLOOR - Norah Jones» la recensione di Rockol

"Pick Me Up Off The Floor" Norah Jones al suo meglio.

I tempi del successo planetario di "Come away with me" sono lontani, ma Norah Jones 18 anni dopo ha composto il suo disco più bello e maturo. Blues, soul, americana, jazz, folk, gospel e atmosfere dark. Co-produce Jeff Tweedy.

Recensione del 18 giu 2020 a cura di Michele Boroni

La recensione

La storia del pop ci insegna che il successo maestoso del disco d'esordio non sempre è utile e produttivo per il proseguo della carriera di un artista. 
Un esempio tipico è quello di Norah Jones, che nel 2002 con “Come away with me” vinse 5 Grammy Award e vendette complessivamente 20 milioni di copie nel mondo. 
Da lì in poi infatti la stragrande maggioranza degli intenditori di musica si disinteressarono alla produzione della figliastra di Ravi Shankar, associandola solo a quel suono un po' smooth jazz che si ascoltava (e si vendeva) dentro gli Starbucks. Ed è un peccato, perché in questi ultimi quindici anni la discografia della cantautrice newyorkese si è arricchita di canzoni e progetti che più di una volta si sono distaccati da quel suono che era diventato una sorta di trademark ingombrante anche per lei, collaborando con artisti apparentemente distanti  (Danger Mouse, Foo Fighters, Outkast) abbracciando le sonorità alt country e creando vari side project (con Billie Joe Armstrong, con i Little Willies e più recentemente con le Puss n Boots). 
Questo “Pick Me Up Off The Floor” settimo lavoro solista per Blue Note è forse il punto più alto della sua carriera. 
Non è un disco pop, perché ha un retrogusto dark e oscuro, senza nessun formula impostata, ma basato su un bel mix dove gli ingredienti sono insieme blues, soul, americana, jazz, folk, gospel e piano songs. 
Ognuna delle 11 tracce è un piccolo gioiello da ascoltare con profondità,  apprezzandone i dettagli: dall'incrocio della sua voce con gli archi nell'iniziale “How Iweep” al whisky rock à la Lucinda Williams di “Say no more” fino a l lento e ipnotizzante backbeat di "Stumble On My Way". 
Ma non sono solo i suoni sofisticati, suonati da una band solida tra i cui componenti segnaliamo la parte ritmica Chris Thomas e Brian Blade e il violinista Mazz Swift (protagonista in “Were you watching?”) e nemmeno le linee pianistiche della Jones e la sua voce mai così profonda, a caratterizzare questo eccellente disco. Questa volta ci sono anche i testi molto vari e precisi: in “Hurts to be alone” la nostra si affida alla solitudine per trovare la felicità interiore,  “To Live” è una country song  piena di speranza e liberazione, mentre “I'm Alive” scritta e prodotta insieme a Jeff Tweedy dei Wilco è una conscious ballad che ricorda le canzoni di protesta anni 70. 
L'intero album è stato realizzato prima del lockdown, tuttavia sembra aver catturato in modo misterioso lo stato d'animo incerto e nervoso del tempo:  in “This life”  la strofa "Questa vita come la conosciamo / è finita" ripetuta come un mantra ora sembra stranamente profetica. 
 

TRACKLIST

01. How I Weep (04:41)
02. Flame Twin (03:21)
03. Hurts To Be Alone (03:25)
05. Say No More (04:58)
06. This Life (02:38)
07. To Live (04:28)
08. I'm Alive (04:16)
09. Were You Watching? (05:16)
10. Stumble On My Way (03:53)
11. Heaven Above (04:16)
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