«REJOICE - Tony Allen» la recensione di Rockol

Tony Allen e Hugh Masekela: afrobeat infuso nello spirito bebop

“Rejoice” è il risultato di una sessione in studio del batterista nigeriano e lo scomparso trombettista sudafricano avvenuta nel 2010. Un disco di afrojazz freschissimo e spontaneo che dà nuova linfa al genere.

Recensione del 08 apr 2020 a cura di Michele Boroni

Voto 8/10

La recensione

La musica africana e afro-jazz qui da noi ha incontrato fortune alterne, però in questo caso forse è necessario concentrare un po' più l'attenzione. Si tratta infatti dell'incontro di due pesi massimi del genere: da una parte Tony Allen, il batterista di base a Parigi che con Fela Kuti creò il Nigerian Afrobeat, dall'altra Hugh Masekela, scomparso due anni fa, trombettista nonché icona del movimento anti-apartheid in Sudafrica.
I due si incontrarono per la prima volta negli anni 70, quando Masekela era in esilio in Africa occidentale e pianificarono di registrare qualcosa insieme: i numerosi impegni hanno fatto sì che questo non accadesse prima del 2010.

Si ritrovarono quindi ai Livingston Studios di Londra con il produttore Nick Gold di World Circuit (lo stesso di Buena Vista Social Club e Orchestra Baobab) senza nulla di preparato in anticipo e con un paio di musicisti: il tutto poi è stato rivisto da Gold insieme a Allen e qualche altro jazzista per confezionare questo “Rejoice”.Allen lo ha definito "una specie di spezzatino di jazz swing sudafricano-nigeriano" una descrizione bizzarra, ma calzante e che fa il paio con la copertina dell'album che emula lo stile classico dell'etichetta Blue Note per  sottolinearne gli elementi jazz.   .
Abbiamo avuto modo di vedere più volte Tony Allen dal vivo (l'ultima quest'estate al Lucca Summer Festival con Damon Albarn e i suoi The Good, the Bad and the Queen), ma è in questa dimensione afro jazz che riesce a dare il meglio di sé. Qui il suono della batteria è meravigliosamente chiaro e dettagliato e il tocco leggero di Allen riempe tutto lo spettro sonoro senza per forza picchiare sui tamburi: sentite in “Coconut Jam” come charleston, rullante, piatto e tom riescono con piccoli tocchi a scandire un groove infinito. 
Ma anche Masekela non è meno maestoso: la sua tromba si insinua elegantemente nelle solchi del beat e aggiunge la voce tra le altre nell'iniziale “Robbers, Thugs and Muggers (O' Galajani)”, nel sincero omaggio a Fela Kuti “Never (Lagos never gonna be the same)” e in Jabulani (Rejoice, Here Comes Tony), dove alterna testi in inglese, Zulu e Yoruba. 
Questo afrobeat infuso nello spirito del bebop regala davvero alcune perle come “Slow Bones” che trasuda libertà creativa e spirituale, "Obama Shuffle Strut Blues" non ti permette di star fermo (scritta ancora quando era alla Presidenza degli USA) e la già citata Jabulani fa ricordare all'inizio le migliori cose di Miles Davis nel periodo di “Tutu” . 
Da non dimenticare i musicisti che sono stati aggiunti alla seconda tornata in studio, con Masakela già andato, tra cui Joe Armon-Jones degli Ezra Collective alle tastiere, il basso acustico di Tom Herbert e Steve Williamson al sassofono tenore. Un particolare plauso alla produzione e alla registrazione del disco che, anche nella forma compressa digitale, con un buon impianto o delle buone cuffie permette di far apprezzare la pulizia e la nitidezza del suono. 
Era veramente da tempo che il suono dell'Afro Jazz non brillava in modo così splendente. 

TRACKLIST

01. Robbers, Thugs and Muggers (O'Galajani) (04:35)
02. Agbada Bougou (05:26)
03. Coconut Jam (03:31)
04. Never (Lagos Never Gonna Be the Same) (03:53)
05. Slow Bones (05:49)
06. Jabulani (Rejoice, Here Comes Tony) (05:41)
07. Obama Shuffle Strut Blues (04:40)
08. We've Landed (04:38)
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