«BEFORE LOVE CAME TO KILL US - Jessie Reyez» la recensione di Rockol

Vita, amore e morte: le canzoni di Jessie Reyez sono rose con le spine

L’artista canadese, di origini colombiane, pubblica il suo primo album “Before Love Came to Kill Us”. Nel suo R&B contaminato c’è spazio anche per un nuovo feat con Eminem

Recensione del 06 apr 2020 a cura di Claudio Cabona

Voto 8/10

La recensione

L’esordio discografico dell’amazzone dell’R&B, Jessie Reyez, è feroce e allo stesso tempo dolce, bizzarro e calibrato, musicalmente guarda al domani, ma non dimentica le radici, il sangue e l’anima.

È un ottovolante di suoni, magicamente lunatico, proprio come le emozioni della ventottenne canadese dalle origini colombiane: “Avrei dovuto scopare i tuoi amici. Sì, sarebbe stata la migliore vendetta per il fuoco che hai iniziato”, canta nel brano di apertura “Do You Love Her”, ma poi in “Coffin”, scritta con Eminem, le tremano le gambe e confessa che “Mi fai venir voglia di saltare dal tetto perché ti amo da morire, proprio come uno sciocca”. Affascinante e vestita di un bianco candido, sola in un cimitero, si appoggia a due tombe: Reyez si mostra così sulla copertina del disco, quasi fosse “la sposa” di Kill Bill, in un vortice di amore, morte e vendetta.

“Before Love Came to Kill Us”, composto da quattordici canzoni (nella versione deluxe ha tre bonus track), scandaglia le visioni, i sentimenti e i riferimenti sonori di Reyez che, dopo essere stata benedetta e incensata da tanti colleghi, mostra la sua cifra artistica in un progetto più ampio. L’album si chiude con “Figures”, canzone del 2016, inserita nella tracklist proprio per non dimenticare da dove tutto è iniziato. Sì, perché è stata questa ballata malinconica ad accenderle i riflettori addosso. L’altra traccia fondamentale per il suo cammino è stata la coraggiosa “Gatekeeper” (non contenuta però in questo album d’esordio), tratta dal suo ep di debutto del 2017 “Kiddo”, che affronta il tema del sessismo e dello sfruttamento nel settore della musica. Una penna raffinata e cruda, oltre a una voce capace di cambiare in un battito di ciglia, le hanno permesso in pochi anni di iniziare a collaborare, nei panni di autrice e cantante, con Eminem, Kehlani, Lewis Capaldi, Karol G, Dua Lipa, Calvin Harris e Sam Smith, passando da un genere all’altro. Inoltre l’amica Billie Eilish l’ha scelta per aprire i suoi concerti.

Insomma, le aspettative su “Before Love Came to Kill Us” erano inevitabilmente alte, e Reyez non le ha deluse.

L’album ha un’impronta R&B contemporanea, attraversata dal pop, dal rap e da influenze latin che scorrono nelle vene dell’artista. In “La Memoria” le origini colombiane e il suo bilinguismo fuoriescono come le radici di un grande albero, mentre in “I Do”, grazie a un coro gospel, Reyez prova a ricomporre un amore fatto a pezzi, partendo da una spolverata di jazz. L’artista suona il piano e la chitarra, rappa, canta soavemente e in modo straziante, passando da linguaggi aggressivi a parole dolci, quasi sussurrate. È un mix selvaggio di suoni ed emozioni. Eminem, dopo averla voluta in due brani del suo ultimo album “Kamikaze”, le restituisce il favore con “Coffin”. In “Imported”, il secondo feat dell’album è affidato al rapper di Baltimora 6LACK: insieme formano un abbraccio di voci morbido ed evocativo. C’è la ribelle “Ankles”, mentre “Dope” è un’improbabile e folle danza trap in cui Reyez mostra un altro dei suoi aspetti camaleontici, che si scoglie come neve al sole poco dopo, quando iniziano le struggenti “Kill us” e “Love in the dark” dove la voce dell’artista raggiunge l’apice. “So che nessuno esce vivo dall'amore”, ripete la cantante, in cerca di pace.

TRACKLIST

04. Coffin (feat. Eminem)
06. Imported (feat. 6LACK)
09. Roof
10. Dope
11. Kill Us
13. I Do
14. Figures
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