«OFF-KEY IN HAMBURG - Father John Misty» la recensione di Rockol

Il grande cuore orchestrale di Josh Tillman

In 'Off-Key in Hamburg' Father John Misty rilegge il suo repertorio in compagnia di un'orchestra, per una buona causa

Recensione del 31 mar 2020

Voto 7/10

La recensione

La storia del disco è nobile, e la si conosce già: per aiutare i colleghi e - più in generale - tutti gli addetti ai lavori colpiti economicamente dall'emergenza Coronavirus Josh Tillman ha tirato fuori dal cassetto la registrazione del concerto tenuto l’8 agosto 2019 alla Elbphilharmonie di Amburgo, in Germania, insieme alla Neue Philarmonie Frankfurt, e l'ha messo in vendita su Bandcamp, scegliendo di destinare tutti i ricavati dalla vendita al MusiCares COVID-19 Relief Fund, fondo istituito dalla Recording Academy a favore degli addetti americani dell'industria musicale.

Un prodotto che avrebbe potuto tranquillamente diventare - in futuro - una parte di una anniversary edition, o anche un live album in tutto e per tutto: comunque, parte di un'operazione a scopo di lucro. Invece no, e quindi chapeau: invece della clip da un minuto e mezzo su Instagram, Father John Misty ha deciso di metterci del suo - letteralmente - nella battaglia al Coronovirus, quindi complimenti a lui e a chi gliel'ha permesso.

Detto ciò, "Off-Key in Hamburg" restituisce l'immagine di un concerto magniloquente, di una serata speciale, di quelle per le quali si tende a vestirsi bene. E le prime a mettersi l'abito buono solo le canzoni di Tillman, per l'occasione passate tra le dita di un organico di ventidue musicisti tra band e orchestra. Sulla passerella della Elbphilharmonie, dove è stata registrata la serata, il lavoro di sartoria sulle canzoni dell'ex Fleet Foxes ha dato risultati alterni: mentre su "Hollywood Forever Cemetery Sings" le chitarre elettriche e i fiati formano un muro di suono efficace e tutto meno che scontato, e su "Holy Shit" la suontuosità dell'arrangiamento riesce a creare uno sfondo perfetto alla voce del frontman, in "Please Don't Die" il pieno strumentale sul ritornello suona tutto sommato esagerato, così come su "Nancy From Now On" la sofisticata stratificazione delle parti viene disturbata da trilli e orpelli dei quali, tutto sommato, si sarebbe potuto fare tranquillamente a meno.

"Off-Key in Hamburg" non solo è ben registrato - cosa affatto scontata quando si parla di disco dal vivo con orchestra - ma riprende anche una performance convincente e più che sentita: la lunghezza del set - venti canzoni in tutto, con la suite malinconica da dodici minuti di "Leaving LA" a chiudere il tutto - è sicuramente un valore aggiunto. Tillman, probabilmente, si è solo fatto a tratti prendere la mano, cercando di dare spazio in scena alla Neue Philarmonie Frankfurt anche quando non era del tutto necessario: ma il peccato è veniale, e a pensarci bene ci sarebbero cascati tutti. Più che altro, coi tempi che corrono, pensiamo a godercelo - anche se solo su disco - un concerto così...

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