«FULL VIRGO MOON - King Dude» la recensione di Rockol

King Dude, erotismo e dannazione nella luna piena di "Full Virgo Moon"

Il musicista di Seattle con il suo dark folk, acustico e pieno di riverberi antichi, evoca i fantasmi della vecchia America per raccontare candore, carnalità e quanto si trova nel mezzo

Recensione del 01 apr 2020 a cura di Marco Di Milia

Voto 7/10

La recensione

L'ultima luna piena è stata nel segno della Vergine, una condizione evidentemente propizia per liberare i tanti fantasmi che King Dude ha evocato nel suo nuovo album, pubblicato proprio in concomitanza di questo allineamento astrologico, “Full Virgo Moon”.

L’America profonda e solitaria raccontata dall’alter-ego di Thomas Jefferson Cowgill, è un territorio carico di tensioni sinistre, scosse al ritmo di tenebroso folk, sospeso tra sesso e religione. La sua acustica dolente e naturalmente noir sembra ispirare storie di non morti e poveri diavoli incapaci di trovare, al pari dello stesso King Dude, la dovuta pacificazione. In questo, “Full Virgo Moon” non si discosta da una scrittura asciutta e intimista, esoterica al punto da aprire un varco sulle ballate mortifere di Nick Cave e le tribolazioni di Mark Lanegan, così come da invocare nella nostra valle di lacrime il benestare di Johnny Cash.

Il mondo ombroso di King Dude si muove lento e visionario tra torbidi blues e atmosfere da notte senza redenzione, secondo un’estetica da patto scellerato alla ricerca di piacere e conoscenza. Nonostante un passato come voce e chitarra della band metal Book Of Black Heart, il musicista di Seattle prende da quell'esperienza soprattutto l'immaginario nichilista, preferendo nei suoi brani un approccio più introspettivo. “Full Virgo Moon” è un album pieno di spettri, attirati con lente cantilene recitate come vecchie preghiere. Si popola di fascinazioni ancestrali, di misteri e di distillati alcolici, mischiando credenze antiche e una spiritualità sempre incerta tra chi parteggiare, come ogni anima tormentata che si rispetti.

Cristo e Satana si ritrovano così coinvolti nelle cupe confessioni da selvaggio West, quando si accendono i fuochi dei bivacchi, in “Forty five says Six Six Six” o nella cavernosa “Forgive my sins”, offrendo tutta la malìa antica di un album in bilico costante fra luce e oscurità. In “My rose by the sea (Satyr boy)” si serve di pochi accordi per alimentare i contrasti di erotismo e dannazione in un diabolico e irresistibile sussurro - “I'm just a satyr boy / For you, my love / A toy for you, my love". Ancora, in “Full virgo Moon”, lo stregone King Dude incanta con una delicata quanto decadente ballata per mettere in mostra i demoni che si confondono in quel clima di irreale tranquillità.

Tra scricchiolii e strani presagi, il dualismo di amore e morte si riverbera in tutta la magnetica malinconia di un disco che cerca la luce in mezzo all’oscurità, lasciandosi incantare da candore, carnalità e quello che si trova nel mezzo. Pulsioni disperate che in “Make me blind” e “The satanic temple” si illuminano di fosca vitalità, per essere subito smorzata dalla cavernosa marcia di “Forgive my sins”, fino alla drammatica armonia di “A funeral song for atheists” e alla calma estatica e imperturbabile di “Something about you”.

Registrato completamente in solitaria, in un auto-isolamento colmo di suggestioni, Dude/Cowgill si serve solo della sua voce da crooner luciferino e di una scarna strumentazione a farne da contrappunto con archi, pattern elettronici, chitarra e tastiere. In questo intreccio, a volte stridente e pure rassicurante, di superstizione e immaginazione, “Full Virgo Moon” rivela l’aspetto ambiguo di peccato e colpa. Ciò che, di notte, striscia sotto il letto.

TRACKLIST

01. Intro (A Shadow's Theme) (02:25)
02. My Rose by the Sea (Satyr Boy) (03:59)
03. Full Virgo Moon (04:39)
04. Forty Fives Say Six Six Six (02:47)
05. The Satanic Temple (02:07)
06. Forgive My Sins (05:35)
07. Make Me Blind (02:06)
08. A Funeral Song for Atheists (03:19)
09. Something About You (03:41)
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